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Lamezia, Speranza, «No alla mitologia delle primarie»

Basilicata

Il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza in risposta al segretario cittadino del Pd, Mimmo Vasta, rimarca la necessità di «non continuare con questa mitologia delle primarie»

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«Ho colto il tono amichevole della lettera aperta del segretario cittadino del Pd, Mimmo Vasta. Ho riflettuto e adesso rispondo, ponendo varie questioni sulle quali credo ci sia bisogno di chiarimenti, in virtù di quella sincerità che ho sempre chiesto fin dal primo momento». Lo afferma, in una dichiarazione, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza. «Le ultime uscite sulla stampa – aggiunge – mi spingono a porre diverse domande a Vasta, agli esponenti e ai simpatizzanti del Pd. Al di là della mia posizione, vorrei invitare sommessamente a non continuare con questa mitologia delle primarie, soprattutto osservando quello che si sta verificando in Calabria e le accuse reciproche di chi si candida a battersi per la presidenza della Regione. Anche perchè a livello regionale, l’organizzazione delle primarie non si basa sul volontariato ma ha dei costi altissimi per le finanze pubbliche. Gli esempi di elezioni primarie finora svolte in Calabria non sono stati positivi; abbiamo assistito a scontri di poteri, trasversalismi, voti qualche volta clientelari e scambi di favori tra esponenti politici. Esempi non particolarmente piacevoli e che non avvicinano i cittadini alle istituzioni». «Ecco perchè – dice ancora Speranza – sono molto preoccupato. È possibile che sulla base del voto di un ristretto numero di simpatizzanti, 2000, 3000, i restanti elettori, i 40 mila circa aventi diritto al voto (sono 43 mila i lametini che hanno votato al primo turno, cinque anni fa) non possano giudicare il nostro operato in questa intensissima esperienza amministrativa? Sarebbe democratico tutto ciò? La dottoressa Reillo, in ogni sua uscita, dichiara di essere la candidata ufficiale del Pd alle primarie alternativa a me. Mentre a me tanti di voi dicono che alle primarie non ci sono candidature di partito, ma ognuno è uguale all’altro. Vorrei che le cose venissero precisate senza ambiguità. È il gruppo dirigente del Partito Democratico che ha chiesto alla dottoressa Reillo di candidarsi o è la dottoressa Reillo che si è proposta o ci sono stati diverse proposte venute fuori da singoli esponenti del Pd? Addirittura, l’onorevole avvocato Italo Reale, marito della dottoressa Reillo, ha dichiarato ad una riunione con altre forze di centrosinistra che se avessero condiviso la candidatura della moglie, probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di primarie». «Sono quindi anche io – afferma ancora Speranza – che pongo a tutti voi domande. In questi cinque anni ho fatto di tutto per essere il sindaco dei cittadini. Posso accettare oggi una logica per cui partecipo ad elezioni primarie 'contro il Pd o contro il candidato ufficiale del Pd’? Non scherziamo. Perciò chiedo ai dirigenti del Pd: mi ritengono un loro candidato al pari degli altri oppure, nell’ipotesi in cui vincessi la consultazione, la mia sarebbe una vittoria quasi contro il Partito democratico? Vorrei avere chiarimenti: ogni componente, militante o simpatizzante del Pd, è libero di scegliere e di sostenere qualsiasi candidato alle primarie o invece c'è una sorta di disciplina di partito? Con molta amicizia mi rivolgo anche a Chiara Macrì, che mi invita a candidarmi alle primarie. Perchè ha intenzione di non insistere sulla sua candidatura? Perchè potrebbe appoggiare me o perchè ritiene che il suo partito debba avere una sola candidatura?». «Infine – conclude Speranza – la domanda fondamentale: se ci fosse da parte di tutta coalizione (allo stato non c'è) la condivisione di andare alle elezioni primarie, con quali regole si farebbero e come si impedirebbero quei fenomeni di malcostume politico ai quali mi riferivo prima?».

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