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'Ndrangheta, sequestrati beni
nel Crotonese alla cosca Farao-Marincola

Basilicata

La polizia di Crotone e i finanzieri del Gico di Catanzaro hanno sequestrato beni e attività economiche per un valore di oltre un milione di euro appartenenti a Giuseppe Nicastri, sessantenne di spiec

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Gli agenti dell’ufficio misure di prevenzione della questura di Crotone e dai finanzieri del Gico di Catanzaro hanno sottoposto a sequestro beni e attività economiche per un valore di oltre un milione di euro appartenenti a Giuseppe Nicastri, sessantenne esponente di primo piano della potente cosca Farao- Marincola attiva nel territorio di Cirò Marina.
I beni sequestrati, costituiti da due terreni ove insistono più fabbricati, un appartamento, un magazzino, quote di una società operante nel settore della produzione di calcestruzzo e da tre autovetture, sono risultati incompatibili con i redditi dichiarati al fisco dal Nicastri e dal suo nulceo familiare e, pertanto, verosimilmente acquistati attraverso l’impiego di capitali di provenienza illecita.
Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal tribunale di Crotone che ha accolto la proposta avanzata dal procuratore della repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, al termine di accurate indagini economico patrimoniali condotte congiuntamente da polizia e guardia di finanza.
Si tratta, in particolare, della prima significativa proposta avanzata dalla procura della repubblica di Catanzaro sul territorio di Crotone in base alla nuova normativa introdotta dalla legge 24 luglio 2008, n. 125 (c.d. pacchetto sicurezza) che ha attribuito proprio ai procuratori distrettuali la competenza a richiedere l’applicazione delle misure di prevenzione nei confronti degli indiziati di appartenenza ad associazioni mafiose. Giusppe Nicastri, infatti, oltre ad annoverare numerosi precedenti penali, è stato recentemente tratto in arresto dopo oltre due anni di latitanza, essendo sfuggito alla cattura nell’ambito dell’operazione “Bellerofonte” condotta ai danni del clan cirotano dai carabinieri di Crotone sotto la direzione della Dda di Catanzaro.
In particolare, Nicastri sono stati contestati i reati di associazione mafiosa, narcotraffico, estorsione aggravata dalle modalità mafiose, accuse per le quali nel luglio del 2008 è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Catanzaro.

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