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Ecco la banda che terrorizzava gli agricoltori

Basilicata

Operazione della polizia di Stato: arrestate sette persone tra Basilicata e Puglia. Specializzati in "cavalli di ritorno" avevano ridotto sul lastrico diversi imprenditori agricolti

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di FABIO AMENDOLARA
GENZANO - La Jeep Cherokee l’avevano rubata ad Atella. Gli serviva un fuoristrada per arrivare in contrada Cerreto di Genzano. Lì c’era un bel trattore della John Deere da 150 mila euro. Uno di quei mezzi da piazzare facilmente all’estero. Oppure, se va male, da rivendere al proprietario. Una macchina che fa gola negli ambienti della mala che strozza l’agricoltura. Tanto che qualche volta ci scappa il morto. Come è capitato ad Angelo Cascarano, 50 anni, di professione guardiano. Un agricoltore lo aveva assoldato per evitare i furti. Un killer l’ha ucciso, due anni fa, mentre cercava di portare via un mezzo agricolo. Lavorava proprio da quelle parti Cascarano. Sulla strada che da Genzano porta alla Puglia. Una strada che fa paura. Soprattutto di notte. Perché la frequentano le bande pugliesi. Quelle del «cavallo di ritorno». Come il gruppo di Donato Macirella, 34 anni, di Minervino Murge, disabile per un incidente sul “lavoro” (rimase schiacciato da un trattore mentre lo stava portando via da un’azienda), e di Franchino Zingaro, 42 anni, di Andria, pastore di professione, detto “Conca d’oro” che per il sostituto procuratore Annafranca Ventricelli è «un’associazione a delinquere». Erano loro le menti. Gli investigatori della Squadra mobile di Potenza che, ieri all’alba, hanno arrestato sette indagati, li chiamano «promotori e organizzatori». Stefano Lareglia, 28 anni, di Venosa, taglialegna, individuava le vittime. Antonio Giosa, 40 anni, di Tito, carrozziere, era «il ricettatore» dei mezzi. Era lui che possedeva un kit di punzioni alfanumerici per ribattere i numeri di telaio e i dati identificativi dei veicoli. Una mano gliela davano Michele Macirella, 27 anni, fratello di Donato, Alfonso Selvarolo, 30 anni, e Gaetano Superbo, 22 anni, di Andria, autista.
Il disabile, il pastore, il taglialegna, il carrozziere e l’autista. Secondo gli investigatori della Squadra mobile, guidati dal vicequestore aggiunto Barbara Strappato, «erano riusciti a mettere a segno oltre 400 furti di autocarri, trattori e mezzi agricoli», tornando più volte in qualche azienda dell’Alto Bradano. «Mai una denuncia, però». Si rammarica il capo della procura Giovanni Colangelo che, con il Questore Romolo Panico, qualche mese fa, ha partecipato a una riunione del comitato provinciale per l’ordine pubblico durante la quale un agricoltore aveva chiesto interventi decisi contro il fenomeno. Lo stesso agricoltore, però, pur avendo subito il furto di sei mezzi, non aveva presentato alcuna denuncia. Ed era anche riuscito a ritrovare i veicoli rubati qualche giorno dopo a Palazzo San Gervasio. Una circostanza che il capo della Squadra mobile definisce «strana».
«Il fenomeno, però, aveva assunto una rilevanza evidente e alcuni imprenditori - aggiunge il questore Panico - hanno rischiato di chiudere le loro attività per i danni conseguenti ai furti. A questo punto la polizia si è data un termine temporale per sgominare l’organizzazione (da qui il nome dell’operazione “Countdown”)». Gli investigatori hanno anche eseguito sequestri di beni mobili e immobili (comprese una villa con piscina in costruzione) per un valore di oltre tre milioni di euro. Segno che l’attività andava bene. Tanto da interessare esponenti della ’ndrangheta. E’ una delle telefonate intercettate a svelarlo agli investigatori.
Macirella: «Tu lo sai che qua mi arriva tutto». Superbo: «Lo so... lo so chi ti informa bene...». Macirella: «Mo’ ti sei buttato dentro la ’ndrangheta pesante». I due litigano quasi. Macirella è preoccupato per il sospetto avvicinamento del suo uomo alla ’ndrangheta. Lo mette in guardia: «Vedi che la ’ndrangheta mo’ è buona e mo’ no». Superbo: «Che ti devo dire? Lo sai che non sto in mezzo a nessuna ’ndrangheta». Macirella: «E allora sono chiacchiere...». Superbo: «Io sono un poverino...». Macirella: «Sono chiacchiere?». Superbo: «Che ’ndrangheta Dona’? Dimmi che ’ndrangheta...». Macirella: «Che me ne frega a me... sono problemi tuoi». Superbo: «Dimmi... dimmi... che cosa? Puoi parlare tranquillamente». Macirella: «Tu sai i malavitosi che tratti». Superbo: «Malavitosi?». Macirella: «Com’è? Con quello ti vedi... con Fili... mo’ stai con Filippo?». Superbo: «No... no... non sto più». Macirella: «E con Filippo ti vedi... e con quell’altro non hai fatto ancora nulla... con il cognato?». Un piccolo piacere a Filippo lo ha fatto. E lo ammette. Si trattava proprio di una macchina.

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