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A Potenza la svolta «passa per gli appalti»

Basilicata

La minoranza a Palazzo di città risponde al consuntivo di fine anno del sindaco: «Con una maggioranza «militarizzata, noi scegliamo la proposta»

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di SARA LORUSSO
POTENZA - Il punto di partenza, ribadiscono un po’ tutti, è quello «dell’opposizione costruttiva». Anche per questo - spiegano - hanno deciso di tenere una conferenza stampa che in qualche modo risponde al consuntivo di fine anno del sindaco Santarsiero. Anche per i capigruppo dell’opposizione il 2010 potrebbe essere «l’anno della svolta» - citando il leit motive dei programmi amministrativi - a patto, invitano, che «questo sia l’anno degli appalti, portati avanti con gare, sulle grandi tematiche». Impianti sportivi, trasporti, cultura. «Sei mesi fa abbiamo fatto una grande battaglia politica» e di quel 40 per cento e oltre di consensi ne vanno fieri. Se non altro, è l’esordio del coordinatore dell’opposizione in consiglio comunale, Giuseppe Molinari, «perché abbiamo raccolto i voti di chi ha la schiena dritta».
UN SINDACO «RE»
«Il sistema in cui operiamo, però - ecco il primo punto a sfavore - è fortemente sbilanciato, perché l’amministrazione va avanti a furia di determine dirigenziali e delibere di giunta». Questo «in un ente in cui il sindaco si comporta da “faraone” - riprende una ripetuta critica al primo cittadino «accentratore» - e la maggioranza militarizzata spesso neanche è in aula: siamo stati noi a garantire il numero legale su provvedimenti importanti come il Psm (piano strutturale metropolitano, ndr) o la trasformazione dell’Acta (l’ex azienda municipalizzata del settore rifiuti, ndr) in una spa».
CAMBIARE ROTTA
La città che descrivono è quella «della povertà in crescita, dell’abbassamento dei livelli etici, stritolata dal disordine, aggredita dai debiti e dall’emergenza rifiuti». Tanto per chiarire, «che fine ha fatto l’ordinanza su cui c’è stata grande enfasi che avrebbe dovuto punire chiunque avesse sporcato i muri della città?». Stessa logica «di spot per la villa romana o il centro ricreativo per anziani: aperti in campagna elettorale, sono già chiusi».
IMPIANTISTICA E APPALTI
L’augurio che fanno è che questo «sia l’anno in cui si facciano gli appalti del trasporto, della cultura, della pubblicità, attraverso percorsi pù trasparenti». Vale anche per gli impianti sportivi. Fernando Picerno (Pdl) da tempo chiede «di mettere nel bilancio una posta economica, anche minima, per aiutare le associazioni sportive che sono il primo luogo in cui i giovani imparano a crescere e a sfuggire dalle devianze. Perché le nostre strutture, dal Palapergola alla piscina, devono essere affidate all’esterno con tanto di contributo e senza vigilanza?». Altrove, spiega richiamando il caso di Salandra, «le associazioni possono usufruire gratuitamente delle strutture comunali». Questione di gestione, come per gli uffici. «Che cosa ci vuole - aggiunge - a delocalizzare in periferia o in zone popolose come viale Dante alcuni sportelli?».
AREE RURALI
Ne aveva fatto una battaglia durante la discussione sul regolamento urbanistico. E così va avanti. Angelo Laieta (Dec) spiega che il Ru è «un provvedimento oppressivo: per mettere in piedi i piani attuativi i cittadini proprietari di ciascuna zona devono prima mettersi d’accordo - tutti - poi trovare i soldi per realizzare. E’ praticamente impossibile». Quanto al psm, in linea di principio, «è anche giusta la programmazione con i comuni limitrofi, ma prima si sarebbe dovuto fare il piano comunale». Spero che «in questa sede, adesso, per le zone rurali si possa approntare una variante al Ru».
ACTA E REGOLAMENTI
«L’amministrazione - fa eco Giuseppe Ferraro (i Socialisti) - va avanti a proclami e regolamenti liberticidi». Il caso? «Quello sull’illuminazione per cui i negozianti ora dovranno cambiare a proprie spese le luci in vetrina». E poi c’è l’Acta trasformata in società per azioni: «La politica -dice - non ha voluto fare un passo indietro e ha preferito che rimanesse il solito carrozzone». Aveva presentato un emendamento sulla possibilità di selezionare per merito gli amministratori. «Adesso che l’azienda dovrà camminare in modo autonomo, è giusto che per i risultati chi dirige possa prendere decisioni impopolari, ma lasciando la politica a gestire, questo non accadrà mai».
L’AUTONOMIA MANCATA
La conclusione dello sguardo d’opposizione spetta a Salvatore Lacerra (Mpa) che rende esplicita una sensazione: «Sembra che non si voglia rendere autonoma la città». Torna il tema del “regime di proroga” e «mai di gara», in vari settori (hanno contestato l’apertura del ponte attrezzato senza un adeguato sistema di trasporto pubblico a supporto). Così spiega quell’idea «che in città valga un principio di “illegalità”, dove il termine può anche richiamare la scelta di aggirare le norme attraverso altre. Sempre di assenza di trasparenza si tratta». Il circolo «vizioso che avvantaggia chi ha precedenti rapporti con l’amministrazione, anche in futuri concorsi», vale nel lavoro, «come nella cultura: certi prodotti dell’offerta non valgono la spesa. Meglio una mensa per i poveri: è simbolica e ci vogliono meno risorse».

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