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Il COMMENTO
Calabria, ora serve la svolta radicale

Basilicata

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di LUIGI DE MAGISTRIS
Ho molto apprezzato l'editoriale di fine anno del Direttore Matteo Cosenza in quanto pone alcune questioni che considero dirimenti. In primo luogo l'art. 1 della Costituzione Repubblicana. L'Italia è una Repubblica democratica che si fonda sul lavoro. Io sostengo che non siamo più in democrazia per tante ragioni, soprattutto il lavoro per molti non è un diritto. In Calabria per tanti non c'è lavoro, per molti giovani è così, lo descrive benissimo l'articolo dei giorni scorsi del giovane migrante in cerca di lavoro e di dignità; tanti lo perdono e lo perderanno nel pieno della loro maturità, persone che hanno famiglia, figli, nel cuore della vita, che hanno fatto progetti e non sanno come arrivare alla fine del mese. Un dramma. Molti il lavoro lo hanno ottenuto come privilegio, oppure chiedendo un favore e consolidando quel vincolo di appartenenza che tanto ha rafforzato il regime partitocratrico, clientelare e corrotto che da anni gestisce il potere politico in Calabria.
Quanto è vera la storia del lettore di Saracena. Nei primi di luglio dell'anno ormai trascorso ho tenuto una conferenza al King's College di Londra, in una sala piena di giovani italiani, quasi tutti meridionali, molti dei quali calabresi, tanti di loro mi hanno posto questa domanda, o meglio mi hanno impegnato in una promessa politica: fai in modo che tanti giovani meridionali non siano costretti a recarsi all'estero per trovare lavoro in quanto non intendono piegare la schiena al potente di turno. Non dimenticherò mai l'onestà intellettuale di quegli interventi.
Inserire nell'editoriale, quale tema centrale, il lavoro significa, in Calabria, affrontare l'intreccio tra gestione del potere, dominio della spesa pubblica, mercato del lavoro, criminalità organizzata, controllo del voto. Il tema della democrazia calabrese, la vera questione meridionale. Il sistema affaristico-criminale messo in atto da buona parte della politica calabrese a braccetto con la criminalità organizzata. Un sistema che non intende cedere, forte anche delle collusioni ramificate all'interno delle istituzioni di controllo e di garanzia.
La risposta di ieri del Presidente Loiero - ferito nell'orgoglio di chi doveva rappresentare l'alternativa al governo delle massonerie e degli affari guidato da Chiaravalloti - è suggestiva, ma intrisa di inganni e ricostruzioni fuori dalla realtà. La giunta Loiero ha prodotto un clamoroso fallimento in ambiti decisivi per la vita dei cittadini calabresi, tra questi: il disastro della sanità (settore in cui lo stesso Presidente ha sempre avuto interessi, per nulla trasparenti); l'ambiente, ove lo scenario dell'inquinamento delle coste e della terra è sotto gli occhi di tutti (questione depuratori mai affrontata in modo serio ed emergenza ambientale a Crotone sono le punte apicali del fallimento in uno dei settori in cui perverso è l'intreccio tra politica, imprenditoria e 'ndrangheta); la gestione tutt'altro che trasparente e corretta dei fondi pubblici (al centro dell'inchiesta Why Not, in cui lo stesso Loiero è stato coinvolto con accuse non di poco conto); l'assenza di uno sviluppo economico compatibile con l'ambiente che riqualifichi il territorio, predominando ancora la solita politica delle clientele, dei bandi ad personas, delle elargizioni di sovvenzioni pubbliche finalizzate al mercato del voto, insomma la solita politica da basso impero romano, esattamente speculare a quella del sultano peronista che guida da Roma - verso lo sfascio - il nostro Paese.
Altra questione corretta che viene posta dal direttore è quella della sfida imminente delle regionali.
Italia dei Valori ha fatto una scelta indubbiamente coraggiosa, nell'interesse dei cittadini, non di parte, ossia quella di sostenere un calabrese di valore, un imprenditore coraggioso che ama la Calabria, che ha dimostrato con la sua storia professionale da che parte collocarsi. Abbiamo favorito, in questo modo, la nascita di una classe dirigente nuova, scompaginato il quadro poltico, favorito il cambiamento. L'imprenditore Filippo Callipo è persona positiva, in grado di essere scelto dai calabresi i quali vogliono ritornare protagonisti della loro Regione, che intendono cambiare, che sono stanchi di un sistema castale. Callipo, quale protagonista della rinascita della Calabria, può essere sostenuto da tutti i calabresi di valore, di qualunque collocazione ideologica. Callipo è il candidato della società, del popolo, di quei calabresi stufi di una politica affaristica e che pensano che un'altra Calabria sia possibile.
Italia dei Valori ha preso atto che sinora gli altri partiti del centro-sinistra hanno ritenuto di non sostenere questa scelta di svolta radicale, quella di un candidato non di partito, ma espressione della volontà di cambiamento in un momento di emergenza democratica e criminale sotto gli occhi di tutti.
Il PD, del resto, è impegnato nella scelta del grande rinnovamento tra i due principali candidati alle primarie: i due Presidenti, Loiero e Bova, effettivamente due facce nuove ed anche rassicuranti per i cittadini calabresi per un cambiamento delle magnifiche sorti e progressive della Regione Calabria.
Il Sindaco di Reggio, Scopelliti, non rappresenta certamente il nuovo nel panorama politico calabrese. Ha avallato da sempre la politica del PDL. E' stato assessore di una delle peggiori giunte regionali che la Calabria abbia mai conosciuto, quella presieduta da Giuseppe Chiaravalloti. E' uomo di potere all'interno del PDL calabrese, non ha mai assunto posizioni di seria discontinuità. E' sostenuto dai potentati nazionali e locali. Dal piduista Berlsusconi, a Gasparri; da Basile (ex assessore regionale all'ambiente, quello dei depuratori, lo ricordate?), alla famiglia Gentile del circondario di Cosenza, da Giuseppe Galati, detto Pino, dell'agro lametino, al grumo di potere del PDL reggino. Se questa è la nuova classe dirigente che da destra guarda a Loiero, c'è veramente da pensare all'esilio.
Callipo è, invece, una oggettiva novità. Certo, da solo egli non può fare la rivoluzione. Ha bisogno dei calabresi che lo votano, lo consigliano e lo sostengono. Ha bisogno delle idee e dei progetti dei calabresi di valore. Ha bisogno di una squadra che sia all'altezza di una svolta radicale. Ha bisogno di un programma semplice e chiaro. Ha bisogno di politici onesti che lo sostengano.
Noi abbiamo offerto la possibilità di un cambiamento nella giusta direzione; mai come in questo momento la Calabria può scegliere per la svolta. Le occasioni, in politica, vanno colte. La responsabilità di Callipo è grande. Ha fatto una scelta non facile, che gli fa onore. Molti lo seguono con affetto e speranza. Dobbiamo fare in modo che la simpatia si traduca in sostegno politico ed in voto. Dobbiamo tutti dare il meglio perché un sogno possa diventare realtà: quello che i giovani calabresi - come l'amico di Saracena - possano scegliere di lavorare nella loro terra, di renderla bella e prospera, pulita e accogliente, la loro casa, quella dei loro figli e di tutti coloro che ivi si recheranno sapendo di essere accolti con amore e non, invece, respinti come avviene in quella parte del Paese sempre più arrugginita da rigurgiti xenofobi e razzisti.

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