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Gioia Tauro, la reazione dei sindacati

Basilicata

I sindacati affermano: «Non possiamo permettere che lo scalo più grande ed importante del mediterraneo finisca per essere l’ennesimo fallimento imprenditoriale». È quanto afferma il coordinamento la

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«Il Porto di Gioia Tauro è un problema di tutti, istituzioni, partiti, associazioni, sindacati e lavoratori. Non possiamo permettere che lo scalo più grande ed importante del mediterraneo finisca per essere l’ennesimo fallimento imprenditoriale». È quanto si afferma in una nota del coordinamento lavoratori portuali del Sindacato unitario lavoratori (Sul). «La situazione al Porto di Gioia Tauro – prosegue la nota del sindacato – continua ad essere preoccupante, la riunione in Confindustria prevista per domani è saltata e i lavoratori, vista la comunicazione aziendale della cassa integrazione, sono in fermento. Oggi più che mai serve il buon senso e il mancato accoglimento dell’invito del Sul, da parte dei confederali, di confrontarsi uniti per gli obbiettivi comuni dichiarati a difesa dei lavoratori volge a favore dell’azienda». «E' necessario, in questo momento particolare – prosegue la nota – che tutti Regione, Governo, partiti, associazioni, sindaci, sindacati e lavoratori scendano in campo a difesa e tutela del posto di lavoro dei portuali gioiesi e per il rilancio dell’area portuale. I portuali, riuniti in assemblea respingono con forza il tentativo di ricorrere agli ammortizzatori sociali e orgogliosi della loro professionalità sono pronti a scommettere nella ripresa del porto di Gioia Tauro, se le componenti istituzionali e l’azienda ancora ci credono». «A tale proposito – sostiene ancora il sindacato – i lavoratori sono disponibili a valutare la possibilità della riduzione dell’orario di lavoro e la relativa remunerazione. Sono pronti, come hanno già fatto per 15 anni, a continuare a sacrificarsi per salvaguardare tutti i posti di lavoro. «Non possiamo accettare che, anche a fronte di enormi sforzi da parte della Regione e alle dichiarate disponibilità dei lavoratori – afferma Antonio Pronestì – l'azienda continui imperterrita a perseguire la strada degli ammortizzatori sociali. Se così fosse vuol dire che gli obbiettivi di Mct non corrispondono con quelli dei calabresi. Questa è una vertenza per la salvaguardia dell’occupazione ed è per questo che lanciamo un appello forte a tutte le istituzioni, i partiti e le associazioni a farsi carico del problema che, se sottovalutato, potrebbe portare nel baratro 400 famiglie di lavoratori».

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