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Bomba alla Procura di Reggio, Maroni propone
per la Calabria il modello "Caserta"

Basilicata

I magistrati della Dda ed i carabinieri non hanno alcun dubbio e confermano quanto già avevano ipotizzato ossia la mano mafiosa dietro l'attentato dinamitardo

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La bomba esplosa davanti alla Procura di Reggio Calabria «è un fatto molto grave, un atto terroristico della 'ndrangheta, per generare timori e paure».
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in un’intervista al Sole 24 Ore, commenta l’attentato di domenica scorsa e annuncia che esporterà il «modello Caserta» in tutte le zone della Calabria in cui sarà necessario.
In concreto, secondo Maroni, si tratta di utilizzare «più uomini delle forze di polizia e soprattutto più coordinamento tra di loro e con la magistratura, controllo intensivo del territorio e massima attività informativa e investigativa».
Nei prossimi giorni si insedierà anche la «sezione speciale della commissione grandi opere che, a Milano, dovrà sorvegliare contro le infiltrazioni della 'ndrangheta all’Expo». Entro gennaio ancora, il ministro Maroni ha annunciato che porterà all’approvazione del Consiglio dei Ministri il piano straordinario antimafia ed è prevista anche la realizzazione di un Codice delle leggi antimafia.
VERTICE a REGGIO CALABRIA
L’attentato dinamitardo compiuto all’alba di domenica contro gli uffici della Procura generale di Reggio Calabria rappresenta un messaggio preciso lanciato dalla 'ndrangheta contro la più alta istituzione giudiziaria requirente del Distretto reggino. Ne è convinto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Michele Prestipino, secondo il quale «non c'è alcun dubbio che l'attentato abbia una matrice mafiosa». Un giudizio che il magistrato ricava «dalle modalità di esecuzione dell’attentato e dalla professionalità dimostrata dalle due persone che lo hanno compiuto».
Ma dalle indagini emerge che l’attentato, portato a termine con estrema precisione e concretezza, sarebbe il frutto di una decisione condivisa da buona parte delle cosche più influenti della 'ndrangheta. Un’ipotesi che viene ritenuta credibile dallo stesso Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro: «Un’iniziativa del genere – ha detto Di Landro – non può che essere stata decisa collegialmente dai vertici delle cosche locali. E questo in considerazione del fatto che obiettivo dell’azione è stata la più alta istituzione giudiziaria requirente del distretto. Una scelta criminale, tra l’altro, che appare anomala rispetto agli schemi tradizonali della criminalità organizzata locale, che ha lanciato un segnale forte contro l’istituzione giudiziaria».
Il punto sulle indagini è stato fatto, ieri nel corso di un vertice svoltosi in prefettura presieduto dal sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, ed al quale, con i vertici locali delle forze dell’ordine, ha partecipato il prefetto Francesco Gratteri, responsabile della Direzione centrale anticrimine. La riunione ha avuto lo scopo di preparare il vertice di giovedì prossimo nella Prefettura di Reggio calabria cui parteciperanno i ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano.
Palma ha reso noto che «è stato disposto un potenziamento, in termini di uomini e mezzi, delle forze dell’ordine a Reggio Calabria. In tal modo – ha aggiunto – sarà possibile un contrasto a tutto campo della 'ndrangheta. Lo Stato, come ha dimostrato in questi ultimi due anni, non ha alcuna esitazione nella lotta alla mafia».
Secondo il prefetto Gratteri, «è un’ipotesi sicuramente da praticare e da approfondire che ci possa essere una nuova strategia da parte della 'ndrangheta. È ovvio che un obiettivo così importante – ha aggiunto Gratteri – porta a prendere in esame un autore o autori di qualità elevata. A distanza di un giorno dall’attentato alla Procura generale, è comunque prematuro fare ragionamenti circa le convenienze o meno da parte della criminalità organizzata a porre in essere un simile atto intimidatorio».
Intanto Reggio Calabria reagisce contro la nuova strategia terroristica della 'ndrangheta. E la reazione della città si è concretizzata con un sit in silenzioso davanti la sede della Procura generale organizzato dall’associazione antimafia Libera.
«Voglio esprimere tutta la mia vicinanza e il mio sostegno – ha detto, in un messaggio, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti – alla Procura generale di Reggio Calabria e ai giudici che vi operano. Un impegno, quello della magistratura reggina che, con l’apporto fondamentale e generoso delle forze di polizia, sta ottenendo, nel segno della continuità, risultati importanti e merita tutta la nostra gratitudine e riconoscimento».
Anche i sindacati si mobilitano contro la tracotanza delle cosche. Per giovedì prossimo Cgil, Cisl e Uil di Reggio Calabria hanno organizzato una fiaccolata di fronte gli uffici della Procura generale alla quale, secondo quanto viene affermato in una nota, sono stati invitati «tutti i cittadini, le associazioni, i partiti e le istituzioni a sostegno del cambiamento e della legalità nel territorio reggino».
«Lo Stato, come ha dimostrato in questi ultimi due anni, non ha alcuna esitazione nella lotta alla mafia». Lo ha detto il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, parlando a conclusione del vertice operativo sull'attentato. «Si è trattato di un incontro preparatorio – ha aggiunto Palma – in vista dell’arrivo in Calabria giovedì prossimo del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Si tratta di potenziare al massimo, sotto il profilo qualitativo, l’apparato investigativo perchè senza qualità non si fanno grandi indagini. È un dato, comunque, che in provincia di Reggio Calabria, negli ultimi due anni, polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno inviato gli uomini migliori».

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