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Bomba a Reggio, adeguare gli organici
nelle sedi giudiziarie calabresi

Basilicata

Difficile gestire la situazione criminalità a Reggio se nell’ufficio Gip di Reggio Calabria sono oltre 500 le richieste di misure cautelari a carico di esponenti della 'ndrangheta

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Sono oltre 500 le richieste di misure cautelari pendenti nell’ufficio Gip di Reggio Calabria. Buona parte delle richieste sono state fatte negli ultimi mesi dalla Procura della Repubblica reggina, diretta dal procuratore, Giuseppe Pignatone, nell’ambito di inchieste sulla 'ndrangheta a carico di affiliati a cosche di tutta la provincia. Altre, invece, riguardano esponenti della criminalità comune.
Questa situazione, secondo quanto riferiscono fonti della Dda di Reggio, rende impellente un adeguamento degli organici dei magistrati non solo negli uffici requirenti, ma nello stesso ufficio Gip e in tutte le sedi giudiziarie reggine. Altrimenti sarà difficile fare fronte all’emergenza 'ndrangheta.
A chiedere un rafforzamento degli organici negli uffici giudiziari di Reggio Calabria, al fine di coprire in tempi «brevissimi» tutte le scoperture di organico in questa sede giudiziaria, disporre «urgentemente» applicazioni extradistrettuali «mirate ad una migliore risposta di giustizia nel capoluogo di regione», anche i consiglieri del Csm, che, all’unanimità, hanno sottoscritto una proposta da inserire all’ordine del giorno di uno dei prossimi plenum.
Nel documento, che ha come primi firmatari i tre togati del Movimento per la Giustizia, Ciro Riviezzo, Dino Petralia e Mario Fresa, si ricorda il «vile attentato» posto in essere domenica scorsa al Palazzo di Giustizia di Reggio e il ritrovamento di polvere pirica, questa mattina nei pressi dell’aula bunker del Tribunale reggino.
«La gravità dei messaggi mafiosi – scrivono i consiglieri – rende indispensabile una decisa reazione dello Stato e, specificamente del Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionalmente posto a presidio dell’autonomia della Magistratura e dell’indipendenza delle funzioni giurisdizionali».
A dimostrare «la serietà e la pericolosità» dell’attentato di domenica scorsa, «voluto verosimilmente tramite l’accordo dei vertici provinciali della 'n'drangheta quale forte segnale intimidatorio in vista di delicati processi a carico della criminalità organizzata calabrese» sono stati, si legge nel documento, «l'immediato intervento del Capo dello Stato e i primi commenti dei magistrati requirenti e delle forze dell’ordine.
L’attentato è stato compiuto, ricordano i consiglieri, «attraverso un ordigno rudimentale, confezionato da mani esperte che, se esploso, sarebbe stato capace di distruggere l’ufficio della Procura Generale».
Il ritrovamento della polvere pirica questa mattina, inoltre, è una circostanza che «nell’aggravare ulteriormente il clima di tensione e di allarme che il capoluogo calabrese sta affrontando, è sicuramente destinata ad imprimere maggiore urgenza e determinazione».
L’esigenza di adeguare gli organici sarà sottoposta oggi pomeriggio dai magistrati reggini al ministro della Giustizia, Angelo Alfano, nel corso del vertice in Prefettura, cui parteciperà anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, convocato per fare il punto sulle indagini sull'attentato fatto domenica scorsa contro la Procura generale di Reggio Calabria.
E si apprende intanto che domani, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sarà a Reggio Calabria a seguito dell’attentato compiuto nei giorni scorsi alla Procura generale. Bersani alle 11, accompagnato dal segretario regionale del Pd, Carlo Guccione, incontrerà il procuratore generale Salvatore Di Landro. Per oggi pomeriggio invece, è previsto oltre al vertice con i ministri Alfano e Maroni, anche la manifestazione anti 'ndrangheta promossa dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.

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