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Rafting, muore una guida di Laino Borgo

Basilicata

E' morto affogato in Cile Stefano Gioia mentre guidava un gruppo di sei turisti nel fiume Futaleufù, lungo la patagonica Carretera Austral

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Una rapida affrontata in modo sbagliato, il gommone che si capovolge, la morte per annegamento: è la tragica fine alla quale è andato incontro ieri il 32 enne calabrese Stefano Gioia, affogato mentre faceva rafting guidando un gruppo di sei turisti nel fiume Futaleufù, lungo la patagonica Carretera Austral, 1.500 km a sud di Santiago del Cile. Secondo quanto hanno sottolineato i media locali e i suoi amici italiani, Gioia aveva una grande esperienza di rafting. L'incidente nel quale ha perso la vita è avvenuto ieri, mentre affrontava da timoniere a bordo di un gommone una rapida chiamata Mondaca, nota per essere tra i punti più pericolosi di quel tratto del fiume, uno dei paradisi del rafting mondiale. Anche se negli ultimi giorni aveva già percorso quel tratto del Futaleufù, l'incursione nella quale ha trovato la morte è stata per la guida italiana la prima nella quale accompagnava un gruppo di turisti. Secondo i testimoni, ha affrontato la rapida Mondaca da una parte sbagliata, fatto che ha provocato la caduta in acqua delle persone a bordo del gommone. Lui stesso è andato a fondo nella rapida. Gioia, privo di sensi, è apparso successivamente a circa quattro chilometri di distanza dal luogo dell'incidente, vicino ad un ponte. A vederlo galleggiare nel fiume è stato un autista della società di turismo 'Cara de Indiò, nella quale Gioia lavorava come guida. Nonostante i numerosi tentativi fatti per rianimarlo, Gioia è morto mentre veniva portato in un ospedale dell'area, dove i medici hanno constatato il decesso per affogamento. «Stefano aveva una grande esperienza e non ci rendiamo conto come questo sia potuto accadere», ha commentato in Italia Germana Armentano, uno dei soci della Lao srl, la società di Laino Borgo (paese della zona del Pollino) fondata proprio da Gioia. Durante gli ultimi anni, ricordano quanti lo conoscevano, aveva fatto spedizioni di mesi in tutto il Sudamerica ma anche in Africa e Nepal. «Da quello che ci ha riferito il console italiano a Santiago, Pasquale Centracchio, tutto è accaduto in una delle spedizioni mentre si procedeva sul fiume, in uno dei tratti più pericolosi. Alcune persone, forse tre o quattro, sono cadute in acqua. Lui le ha messe in salvo tutte ma poi non ce l'ha più fatta», ha commentato la sorella, Assunta Gioia, che ha sentito per l'ultima volta il fratello a Capodanno. I resti di Gioia, ha reso noto una fonte dell'ambasciata italiana a Santiago, stanno per giungere nella capitale cilena. Da lì, dopo le necessarie pratiche burocratiche, saranno imbarcati sul primo volo per Roma.

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