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Rosarno, Terminato il vertice a Palmi.
Nel pomeriggio il corteo degli abitanti

Basilicata

Oggi pomeriggio saranno i cittadini di Rosarno a scendere in piazza per dire "Noi non siamo razzisti"

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Si è concluso a Palmi il vertice delle forze dell’ordine convocato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Il magistrato ha acquisto gli elementi raccolti da Polizia e Carabinieri sui fatti di Rosarno. All’attenzione degli inquirenti, in particolare, la dinamica degli eventi e le possibili infiltrazioni nella criminalità locale, alla luce sopratutto dell’arresto di una persona legata ad un clan della zona, durante i tumulti seguiti agli scontri fra immigrati e forze di polizia. Nessun commento, al termine della riunione, da parte degli investigatori.
Dalla riunione dovrebbero scaturire le azioni per i prossimi giorni: a Rosarno, con i rinforzi inviati dal capo della Polizia Antonio Manganelli, ci sono circa 500 uomini delle forze dell’ordine in più rispetto a quelli impegnati ogni giorno nei servizi ordinari. Uomini e reparti che serviranno per attuare un controllo «molto stretto», dicono gli investigatori, del territorio. Perchè è chiaro a tutti che lo Stato, dopo aver arginato la rivolta e aver trasferito tutti gli immigrati, dovrà dare un segnale chiaro anche nei confronti di chi la guerriglia l’ha alimentata dando vita ad una vera e propria caccia all’immigrato.
«Non possiamo escludere che i rampolli della 'Ndrangheta si siano messi in mezzo – ragiona un investigatore – ma non ci risulta che lo abbiano fatto perchè chiamati dai cittadini o su indicazione dell’organizzazione». Anche perchè, prosegue, se veramente la 'Ndrangheta voleva dare una risposta alla rivolta, prima lasciava calmare le acque e poi rispondeva. Facendo sparire i capi dei 'nerì per poi farne ritrovare i corpi nel fiume un mese dopo.
La protesta degli immigrati e la violenta reazione che ne è seguita hanno inoltre avuto un duplice effetto negativo, agli occhi delle cosche: attirare l’attenzione di media e forze di polizia sul territorio, cosa che ovviamente rende più difficile la gestione degli affari, lasciare senza lavoro i caporali, quasi tutti extracomunitari dell’est con regolare permesso di soggiorno. Un problema in più da gestire.
Di tutt'altra natura le indagini sui clandestini. Ai feriti dai colpi di fucile e dalle sprangate, il Viminale ha già concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari, mentre per tutti gli altri, il ministro Maroni ha ribadito anche oggi che i clandestini verranno espulsi. «Quelli che se ne sono andati dai centri spontaneamente – dice – lo hanno fatto perchè erano tutti con permesso soggiorno o avevano presentato domanda di asilo politico. Sugli altri cominceranno le procedure di identificazione e poi valuteremo lo status giuridico applicando la legge italiana».
GLI IMMIGRATI
Hanno lasciato tutti la stazione di Lamezia Terme i circa 400 immigrati giunti nella serata di ieri da Rosarno e che, in parte, erano rimasti in attesa di raggiungere le regioni Puglia, Lazio e Lombardia.
Negli occhi di tanti di loro molta delusione per quanto accaduto e tanta tristezza anche se, hanno detto, la Calabria «non è tutta uguale. A Sibari, come in altre parti della regione, ad esempio – dice un extracomunitario – è meglio che a Rosarno dove sin dall’inizio ci hanno trattato male».
«Si parla di Calabria terra di accoglienza – spiega un altro immigrati da anni a Rosarno – ma, mi chiedo: dove sta l’accoglienza? State perdendo tutti i vostri valori».
Dopo i primi due scaglioni del gruppo fermo per diverse ore e tenuto sotto controllo da Polfer, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, anche la parte rimanente ha potuto salire sui treni diretti verso diverse destinazioni come Milano, Napoli e Foggia verso nord e anche Palermo verso sud.
Nel gruppo c'erano anche sei persone che, ignorando che Lamezia si trovasse a nord rispetto a Rosarno ed alla Sicilia, si erano imbarcate sul treno regionale insieme agli altri per poi dirigersi a Palermo.
Per quanto riguarda l'ipotesi che anche dietro questi scontri possa esserci stata la mano della 'ndrangheta, gli investigatori hanno risposto che "nessuno della 'Ndrangheta che conta si sarebbe 'speso' per alimentare la reazione violenta dei cittadini di Rosarno dopo la rivolta degli immigrati".
Ristabilito l’ordine pubblico comunque, ci si interroga per tentare di arrivare ai motivi che hanno portato al grave accaduto di giovedì sera, quando due giovani hanno sparato all’inguine ad un immigrato che urinava su un muro, con l’obiettivo di individuare chi ha alimentato per 48 ore la guerriglia cittadina e la caccia all’immigrato.
Dalle risultanze delle prime indagini sembrerebbe che le cosche c'entrano poco o nulla. Certo, il coinvolgimento della 'Ndrangheta, come ha detto lo stesso ministro dell’Interno, rimane una delle «piste possibili».
LA MANIFESTAZIONE DEGLI ABITANTI
La popolazione di Rosarno scenderà in piazza oggi «per respingere l'immagine – è scritto in una nota degli organizzatori – di città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell’associazionismo a livello regionale e nazionale».
È previsto un corteo che partirà alle 16 e si snoderà lungo le vie principali del paese con un solo striscione: 'Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo'.
«I cittadini di Rosarno – riporta la nota – condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso il centro dell’ex Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga. Domani la Rosarno civile, pulita, accogliente e solidale scenderà in piazza per dire basta contro questo terrorismo mediatico che si alimenta di stereotipi e pregiudizi destituiti di qualsiasi fondamento reale. Dopo che i riflettori si saranno spenti sui fatti di Rosarno chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di farsi carico una volta per tutte della situazione di abbandono istituzionale, mancanza di sicurezza e prospettive di sviluppo vissuta dalla popolazione di questo territorio».
Intanto ieri sono stati avviati i lavori di demolizione del rifugio degli immigrati nell'ex deposito alimentare Rognetta, a Rosarno.
I vigili del fuoco hanno iniziato a demolire le strutture fatiscenti dell'ex Rognetta, l'ex deposito alimentare alla periferia di Rosarno che era stato occupato dagli immigrati che hanno dato il via alla rivolta di giovedi' scorso.

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