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Il COMMENTO
Rosarno, la Calabria e il marketing al contrario

Basilicata

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di GIANPAOLO CHIAPPETTA* Esistono profonde differenze tra le interpretazioni orientate e la verità, tra la realtà oggettiva e ciò che di essa viene mostrato, tra ciò che si vede e quello che poi si comprende; la Calabria è Rosarno, nel senso che entrambi continuano e drammaticamente a essere vittime della distorsione prodotta da chi guarda ma non osserva, da chi pone domande avendo già la sua risposta in tasca, da chi indugia nel dettaglio non per comprendere una situazione complessa ma per orientarne il significato. I fatti di Rosarno sono straordinariamente gravi perché si è resa evidente una situazione di crisi legata ai lavoratori stagionali e alle loro condizioni di vita, ai produttori agrumicoli stritolati dalle politiche dei prezzi, ai cittadini comuni e alla loro vita quotidiana, alle politiche di accoglienza e integrazione, alla presenza e pervasività di una ’ndrangheta violenta e aggressiva. Rosarno ha acceso i riflettori dell’Italia e dell’Europa su problemi di cui conosciamo origine, natura e realtà attuale ma ha anche mostrato a noi tutti, che in Calabria abbiamo scelto di vivere, quanto irriducibile e dannoso sia il pregiudizio che ci riguarda al di la del Pollino e dello Stretto; un pregiudizio fatto di valutazioni sommarie, di sentenze mediatiche, di considerazioni che continuano a descrivere una Regione irrimediabilmente persa nel suo destino di malaffare, sfruttamento, imbrogli, diffidenze, ’ndrangheta e compari. È colpa dei giornalisti ? Assolutamente no, la colpa è solo nostra e dell’ostinata stupidità con la quale in Calabria, per differenziarsi, ci si pavoneggia affianco o immediatamente dietro a coloro che non conoscendo un accidenti di questa difficile ma straordinaria terra la considerano alla stregua di una “discarica”. Uso parole forti ma assolutamente giustificate dal fatto che la misura è veramente colma, difendo Rosarno e la Calabria e dico che i calabresi non sono né razzisti né affiliati della ’ndrangheta, né irriducibili profittatori dello Stato e delle sue risorse; nella Piana e in quegli agrumeti si è consumata una pagina vergognosa ma è anche vero che da vent’anni lì si scriveva una storia di accoglienza, di vicinanza, di tolleranza reciproca, tutte cose mai viste e con quelle caratteristiche né a Milano, né a Torino, né nelle banlieue parigine. In Calabria, come in ogni altro luogo, vivono e operano cittadini, imprenditori e, diciamolo chiaramente, politici onesti motivati unicamente dalla determinazione nel costruire condizioni di sviluppo e definire soluzioni ai problemi eppure, per abitudine o per interesse, si continua a ritenere e considerare la Regione solo e unicamente in senso negativo. E ciò che dà più fastidio riguarda proprio il comportamento di molti idioti che, per ritagliarsi un ruolo, costruiscono la loro dimensione sociale o politica parlando male della Calabria; è una strategia di marketing al contrario, valorizzo me stesso se disprezzo tutti gli altri, emergo io se affosso un intero territorio. I calabresi, quelli del cui orgoglio e della cui fierezza qualche volta si scrive, dovrebbero rendersene conto, la Calabria è una terra per molti versi ostile ma per altrettanti capace di modernità, solidarietà, umanità, onestà, senza trascurare una dose di genialità e intelligenza con la quale da decenni foraggiamo i risultati di molte altre società. La scelta è chiara e riguarda tutti, pensiamo alla regione e al suo futuro senza più subire rimanendo irretiti in una logica di rassegnazione.

* consigliere regionale Pdl

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