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‘Ndrangheta, Maroni inaugura una scuola in un bene confiscato

Basilicata

Il ministro dell’Interno ha inaugurato stamattina a Reggio Calabria una scuola elementare realizzata in un bene confiscato alla 'ndrangheta

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Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha inaugurato stamattina a Reggio Calabria una scuola elementare realizzata in un bene confiscato alla 'ndrangheta. La scuola si trova nel quartiere Ravagnese e la struttura in cui è ospitata fu sequestrata negli anni novanta alla cosca Libri, una delle più potenti della 'ndrangheta di Reggio Calabria. «Con l’iniziativa di stamattina – ha detto Maroni – si realizza un binomio fondamentale per la lotta contro la criminalità organizzata: l'aggressione ai patrimoni mafiosi e il loro utilizzo per scopi sociali indirizzati soprattutto ai giovani. È fondamentale colpire i criminali nel portafogli e utilizzare poi i beni confiscati per scopi di legalità».
Secondo Maroni, «nell’opera di contrasto contro la criminalità organizzata, accanto all’attività delle istituzioni, è fondamentale la collaborazione della gente comune diffondendo la convinzione che non si può stare dalla parte dei criminali. Si tratta di un messaggio che se passa, resta per tutta la vita. La criminalità è una cappa che noi vogliamo sconfiggere definitivamente contando anche sulla convinzione e la collaborazione della gente comune. Noi, per parte nostra, continueremo lungo questa strada senza alcun tentennamento».
LE PRIORITA' - «La priorità è la lotta ad ogni forma di criminalità organizzata. La presenza dello Stato in Calabria che c'è già stata, c'è tuttora e ci sarà anche la prossima settimana e testimonia l’impegno contro ogni forma di criminalità organizzata» ha proseguito Maroni al suo arrivo nella sede del Consiglio regionale, a Reggio Calabria, dove invece ha trattato le conclusioni di un convegno del Siulp e dalla Cisl, alla presenza, tra gli altri, dei segretari generali dei due sindacati, Felice Romano e Raffaele Bonanni, del parlamentare del Pd Giuseppe Fioroni e del procuratore capo della Repubblica del locale tribunale Giuseppe Pignatone.
«Abbiamo fatto molto per la Calabria e le altre regioni – ha detto il Ministro dell’Interno – con risultati molto positivi nella lotta alla criminalità organizzata: quasi sette miliardi di beni sequestrati alla mafia, ventuno dei trenta più pericolosi latitanti arrestati; otto mafiosi al giorno di media dall’insediamento del Governo. La prossima settimana, giovedì 28 gennaio, terremo a Reggio un riunione del Consiglio dei ministri nel corso della quale discuteremo ed approveremo un piano straordinario contro la criminalità organizzata che verrà presentato da me e dal ministro della Giustizia Alfano. Si tratta di un piano articolato in dieci punti, con misure molto dure ed efficaci contro la criminalità organizzata che segnerà una svolta importante in direzione di una azione più efficace perchè vogliamo vincere la guerra contro la mafia ed estirpare questo cancro in tutte le regioni italiane e non solo in quelle del Sud».
ROSARNO - Tornando sui recenti avvenimenti di Rosarno, dove - lo ricordiamo - poco più di una settiana fa si è verificata la rivolta degli immigrati imiegati nella raccolta degli agrumi, Maroni ha detto: «non bisogna confondere l'immigrazione legale e quella clandestina, con i legami di quest’ultima con la criminalità organizzata». «Proprio per tutelare gli onesti – ha aggiunto Maroni - bisogna distinguere bene tra le politiche di integrazione rivolte a chi viene in Italia per lavorare e le politiche di contrasto che noi attuiamo nei confronti di chi viene, invece, per delinquere».
LE REAZIONI - Maroni è stato accolto dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, e dalla direttrice del Circolo didattico Nosside, Silvana Borgese. «Da Reggio Calabria – ha detto Scopelliti – parte oggi un segnale fondamentale per l'affermazione della legalità. Ringraziamo il ministro Maroni e tutto il Governo per la vicinanza che ci stanno dimostrando».
«Penso che finalmente la Calabria stia avendo la meritata attenzione da una parte del Governo nazionale» ha invece commentato la parlamentare Angela Napoli, componente la Commissione antimafia. «La costante presenza dei ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Angelino Alfano, congiunta con l'attuazione degli impegni assunti – aggiunge – evidenziano come non sia in atto alcuna 'passerellà ma anzi venga posta in essere la volontà di supportare magistratura e forze dell’ordine calabresi, per favorire il contrasto alla criminalità organizzata, la cui presenza costituisce il male assoluto dell’intera Regione Calabria». «Personalmente – afferma la deputata – ritengo che finalmente ci si stia avviando verso la strada giusta. Fino ad oggi sono stati preferiti gli interventi 'tamponè per la Calabria, piuttosto che un piano adeguato ed efficiente. Ma proprio cogliendo la disponibilità del Governo centrale sento di dover condividere l’appello rivolto ieri a Tropea dal sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, alle istituzioni locali». «Nessun contributo e nessuna attenzione, a mio avviso - conclude Angela Napoli – potranno continuare ad essere richiesti allo Stato se coloro che chiamati a gestire l'amministrazione pubblica e gli enti locali in Calabria non metteranno al bando le collusioni affaristiche-'ndranghetiste-massoniche, il clientelismo e l'assistenzialismo».
Il presidente del consiglio regionale Giuseppe Bova, parlando allao stesso convegno promosso da Siulp e Cisl ha detto: «importanti risultati operativi sono stati conseguiti sotto il profilo dell’ordine pubblico in questa città e in Calabria. Negli ultimi anni, le forze dell’ordine e la magistratura hanno inflitto alle cosche di 'ndrangheta colpi durissimi: latitanti tra i più pericolosi assicurati alle patrie galere, processi conclusi con condanne severe confermate in appello, ingenti patrimoni sequestrati prima e confiscati poi. Tuttavia, è innegabile che ci troviamo di fronte ad una situazione gravissima ed inedita, che impone a tutti quanti, ciascuno per il proprio ruolo, di fare molto di più rispetto a quanto non sia avvenuto sino ad oggi. In pochi giorni, con la bomba alla procura generale di Reggio e i drammatici fatti di Rosarno, al cospetto dell’intero Paese è emersa, in tutta la sua crudezza ed evidenza, la complessità della difficile condizione della Calabria». «Tutto questo – secondo Bova – impone maggiori investimenti nel comparto sicurezza, a partire dalle sedi maggiormente esposte: più uomini, più mezzi, più risorse. Se la 'ndrangheta è la più ricca, potente e pericolosa organizzazione criminale d’Europa e tra le più pervasive del pianeta, il sistema di intelligence e di sicurezza italiano deve compiere un ulteriore grande sforzo nell’azione di contrasto e di repressione di questo fenomeno criminale. Ben vengano, dunque, iniziative come questa, che stimolano una riflessione approfondita su questioni così delicate e così cruciali per la crescita e lo sviluppo della Calabria e dell’intero Paese». Bova ha poi rinnovato una richiesta già avanzata al presidente della Repubblica: « I picciotti di 'ndrangheta – ha detto – non hanno bisogno di emigrare. I ragazzi di Calabria spesso e assai numerosi si arruolano nell’Esercito per difendere questo Paese. Ma il sistema di difesa nazionale, sul piano logistico, è rimasto ancorato al modello dell’era della guerra fredda, mentre oggi il pericolo arriva dal terrorismo internazionale, anche di matrice islamica. Perchè allora – ha continuato – non stanziare stabilmente in questa regione, che ha posizione baricentrica nel Mediterraneo, una seconda brigata di cinquemila uomini? Sarebbe un modo per rafforzare i presidi di legalità sul territorio e per consentire ai giovani meridionali che scelgono di difendere la Patria con una divisa indosso di sostanziare un’immagine forte e positiva e di rappresentare un significativo modello di riferimento. E' un’idea, come tale – ha concluso – noi ve la offriamo».

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