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Omicidio Galati, l'investigatore
«Fu lui a dirmi chi erano i colpevoli»

Basilicata

In aula la testimonianza dell maresciallo dei Carabinieri. Il giovane era stato picchiato e bruciato vivo a Curinga. Morì dopo due mesi dal suo ricovero

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E' iniziato stamani a Catanzaro il processo per l’omicidio di Cristian Galati, il giovane di 24 anni picchiato e poi bruciato vivo a Curinga nel gennaio dell’anno scorso. Nel processo, in corso dinanzi ai giudici della corte d’assise, è imputato Santino Accetta, di 32 anni. Hanno invece chiesto il processo con rito abbreviato gli altri due presunti responsabili, Pietro Mazzotta ed Emanuele Caruso, entrambi ventenni di Filadelfia (Vibo Valentia).
Nel corso dell’udienza in corte d’assise è stato sentito il maresciallo dei carabinieri Angelo Sepe, il quale ha raccontato quanto avvenne dopo il ritrovamento di Galati. «Mentre eravamo nell’ambulanza – ha detto il sottufficiale – chiesi a Galati chi lo aveva ridotto in quelle condizioni e lui mi rispose che erano stati Emanuele Caruso ed un certo Santino. Poi arrivammo nell’ospedale di Lamezia Terme da dove Galati fu trasferito e portato nel centro grandi ustionati di Bari». Galati, dopo il trasferimento nell’ospedale di Bari, morì dopo circa due mesi dal suo ricovero.
Dopo il ritrovamento della vittima i carabinieri arrestarono Pietro Mazzotta, Emanuele Caruso e Santino Accetta. Quest’ultimo ha sempre negato di aver partecipato all’aggressione di Galati. Cristian Galati era il fratello di Valentino, scomparso dal dicembre 2006 e, secondo gli investigatori, vittima di 'lupara biancà.

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