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Il DISCORSO
Il presidente Napolitano ai ragazzi calabresi

Basilicata

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di GIORGIO NAPOLITANO*
Vorrei innanzitutto dire a voi, ragazzi delle Consulte Studentesche della Calabria, che sono qui perché me lo avete chiesto voi e perché me l'ha chiesto, con grande sensibilità e premura, il ministro Gelmini. Sono qui perché, vedete, io non potrei svolgere il mio ruolo - che, come dice la Costituzione, è di rappresentare l'unità nazionale e di esprimere fiducia nelle sorti della nostra nazione - se non sapessi di poter contare su energie come le vostre, se non sapessi di poter contare sulla vostra volontà di lotta e di riscatto. E, naturalmente, sono qui per abbracciare Rosanna Scopelliti, nel ricordo di suo padre, magistrato coraggioso, vittima di un agguato criminale come quelli di cui furono vittime, insieme con tanti altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - e rinnovo il mio abbraccio a Maria Falcone che è qui con noi, cosa che mi fa molto piacere. Sono insieme con voi tanti rappresentanti dello Stato e della società. È difficile persino ricordali tutti: ci sono il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente della Regione, l'Arcivescovo, il Prefetto. Ma io vorrei dire una parola in particolare ai rappresentanti delle forze dell'ordine e ai rappresentanti della magistratura. Io sono qui anche perché non potevo non essere qui dopo quel che è accaduto qualche settimana fa, dopo l'aggressione brutale alla sede della Procura generale presso la Corte d'Appello. Siamo solidali con il Procuratore Generale e diamo pieno sostegno a lui e ai Procuratori della Repubblica di Reggio Calabria e di Palmi, che si stanno battendo con straordinaria intelligenza, tenacia e professionalità per assestare colpi sempre più duri alla criminalità organizzata. Oggi davvero possiamo dire che stiamo vivendo una pagina nuova, anche da questo punto di vista, nella storia della Calabria. E bisogna saperlo, e bisogna sapere quanto ciò sia importante, quanto e come si tratti davvero di una svolta che promette molto bene per il futuro vostro, per il futuro di questa regione. Non voglio trattenervi a lungo, anche perché i ragazzi che si sono avvicendati a questo microfono ci hanno dato una lezione, ci hanno mostrato come si possa dire l'essenziale anche in un minuto soltanto (è una lezione per tutti noi, che magari abbiamo l'abitudine di parlare troppo a lungo). Desidero però dire una parola su quel che è accaduto a Rosarno. Mi ha fatto enormemente piacere sentire quella ragazza venuta dalla Polonia che oggi riconosce l'Italia come sua patria - è una ragazza di Rosarno - e quel che ci ha detto della gente di Rosarno. Sono accadute delle cose brutte, delle cose pesanti, che naturalmente hanno riempito le pagine dei giornali. Abbiamo avuto uno scoppio di insofferenze, una situazione insostenibile, che a un dato momento è esplosa e che avremmo - dico: avremmo tutti, ciascuno nella sua responsabilità - dovuto prevenire. Avremmo dovuto assolutamente trattenere questa esplosione che poi, in qualche modo, ha mostrato il peggio di una situazione, il peggio di quello che poteva via via accumularsi nell'animo sia degli immigrati sia dei cittadini di Rosarno. Ma guai a pensare che ciò significhi che gli immigrati sono portatori di violenza e che i cittadini di Rosarno sono portatori di razzismo. Stiamo molto attenti: respingiamo questi luoghi comuni, respingiamo tutti i pregiudizi che rischiano di accumularsi sulla Calabria. È una regione difficile, una regione per tanti aspetti sfortunata; è anche una regione che deve dare di più, che deve mobilitarsi di più, una società che deve esprimere le sue energie, la sua capacità di reazione e di risposta, più di quanto non abbia fatto finora; ma è una regione che non possiamo abbandonare, appunto, al pregiudizio e alla calunnia. Sappiamo di dover fare molto anche per quello che riguarda ordine e legalità nel mercato del lavoro, ordine e legalità nel governo del fenomeno dell'immigrazione, che è un fenomeno dei nostri tempi che va governato, che non può essere demonizzato, che non può essere rimosso. Abbiamo bisogno di ordine e legalità per avere più sviluppo in questa parte del Paese. Sappiamo tutti che è questa è la questione fondamentale: più sviluppo, più lavoro, più possibilità di occupazione, più futuro per i giovani. Però, intanto, non possiamo rimanere in attesa di una trasformazione della regione tale da tagliare l'erba sotto i piedi alla criminalità. Dobbiamo lottare contro la criminalità, dobbiamo lottare contro l'intolleranza. Dobbiamo farci portatori di quei valori che il ministro Gelmini ha così bene sintetizzato nel suo intervento. E voi potete fare molto, voi giovani, le vostre associazioni, tutti le espressioni della società civile; può fare molto il mondo imprenditoriale; può fare molto il mondo sindacale. Vedete, prima di riunirci qui abbiamo discusso di problemi che riguardano le esigenze di rafforzamento sia della Magistratura, sia di tutto il dispositivo dei corpi dello Stato qui in Calabria. E abbiamo discusso, anche con rappresentanti delle organizzazioni della società civile, quanto sia essenziale il loro sforzo, il manifestarsi della loro volontà di ribellione al ricatto e alla minaccia della 'ndrangheta. Ci sono dei segni confortanti, in questo senso; e mi complimento con quanti continuano in quest'opera di rinnovata mobilitazione della coscienza civile. Quindi: governare il fenomeno dell'immigrazione, che è una cosa complessa, perché abbiamo una immigrazione legale e una immigrazione clandestina, e dobbiamo garantire flussi di ingresso legale nel nostro Paese secondo le esigenze della nostra economia e delle nostra società. Dobbiamo integrare coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare onestamente. Dobbiamo fare delle politiche in questo senso: ed è compito delle Regioni e degli Enti locali, perché la legge affida loro queste politiche di integrazione, e nello stesso tempo affida allo Stato la responsabilità di dotare di risorse sufficienti le Regioni e gli Enti locali perché possano svolgere questa funzione fondamentale. E dobbiamo dare una attenzione particolare al fenomeno dell'immigrazione per lavoro stagionale. Insomma, tutto questo non si è riusciti a padroneggiarlo: perciò abbiamo avuto quel che è successo, e che non deve ripetersi. Non deve più esserci nulla del genere di quello che è accaduto a Rosarno. Io sono convinto che per quel che riguarda i calabresi e le loro istituzioni siete perfettamente in grado di evitarlo, siete perfettamente in grado di far prevalere la legalità, di far prevalere le ragioni di una politica di integrazione, di far prevalere le ragioni delle sviluppo e della civiltà qui nella vostra regione. Vorrei dire ancora soltanto una cosa, molto rapidamente, per concludere. Pensiamo a quello che rappresenta oggi la 'ndrangheta: si dice - e non sono parole - che la 'ndrangheta oggi costituisce l'organizzazione criminale più insidiosa, più capace di penetrazione che ci sia nel nostro Paese, e forse non soltanto nel nostro Paese. È una organizzazione che dalla Calabria si dirama nel resto d'Italia, è una organizzazione legata a grandi traffici internazionali, innanzitutto il narcotraffico, è una organizzazione che riesce ad arrivare dovunque in Europa. Ebbene, se questo è vero, se la 'ndrangheta, la criminalità organizzata, qui in Calabria blocca lo sviluppo della Calabria, è il nemico principale del futuro e del lavoro per i giovani; se è vero che la 'ndrangheta addirittura cerca di rubare la coscienza dei calabresi e conculca le loro libertà, il loro diritto a vivere serenamente, a vivere civilmente, attraverso la pratica della intimidazione, della minaccia e del ricatto; se tutto questo è vero, ebbene, allora bisogna che sia chiaro a tutti gli italiani che la Calabria è in prima linea nella lotta contro la criminalità, è in prima linea nella lotta per la sicurezza e per la libertà del nostro Paese. E tutti - lo Stato nazionale, le sue istituzioni, le sue forze - dobbiamo tutti essere in prima linea con la Calabria. Credo che questo sia il messaggio da far scaturire da questo nostro incontro: Tutti in prima linea con la Calabria. Considero molto positivo l'impegno del governo in questi giorni. Sono stato e sono in continuo contatto con il ministro dell'Interno, con il ministro della Giustizia. Ci sarà una riunione del governo nella sua collegialità. Ebbene, tutto questo, compresi la mia visita e il mio intervento di oggi, non debbono essere soltanto delle fugaci apparizioni. Non debbono essere soltanto l'impegno di un momento di emergenza: debbono essere un impegno continuativo, un impegno sistematico, fino a quando non avremo portato più avanti verso il successo le nostre, le vostre battaglie

*Presidente della Repubblica Italiana

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