Salta al contenuto principale

Sulla coalizione, i paletti di Idv

Basilicata

Verso il congresso regionale, i dipietristi celebrano l'assemblea regionale. Trasformismo altrui? «E' facile parlarne, ma da una coalizione all'altra sembra troppo»

Tempo di lettura: 
3 minuti 27 secondi

di SARA LORUSSO
POTENZA - Quello in cui vogliono stare e con-correre «è un centrosinistra forte, con programmi forti e chiari». Lo ripetono più volte, con sfumature diverse, nel corso dell'assemblea regionale con cui l’Idv lucana si avvicina al congresso nazionale (a Roma, il 5 febbraio). E ieri, al Park Hotel di Potenza, la conferma che dalla Basilicata i delegati sosterranno una sola mozione, quella del leader Antonio Di Pietro (al tavolo della presidenza, presenti anche i due coordinatori provinciali, Laguardia per Potenza e Faraone per Matera, e la consigliera regionale Rosa Mastrosimone. Era presente il deputato Antonio Palagiano che ha presentato nel dettaglio la mozione). Con attenzione al Mezzogiorno, soprattutto per una regione che paga troppo «l’assenza di infrastrutture» e in cui «bisogna applicare lo stesso principio di solidarietà che si applica al Sud - dice Michele Radice, segretario regionale del partito - Ci sono zone della Basilicata che crescono, altre che rischiano di sparire. E perdiamo così la nostra identità».
Ma visti i tempi, l’argomento “elezioni regionali” resta protagonista adesso è «anche giusto che il confine di coalizione si allarghi all’Udc. A patto che i centristi facciano una scelta chiara». Entro una settimana. Va bene le scelte diverse indicate dal territorio, ma proprio non possono accettare una “radicalizzata” politica die “due forni”.
Ben venga, così, l’Udc «liberata da Cuffaro». La sentenza d’Appello che aggrava la pena per l’ex governatore siciliano (per cui è stata riconosciuta anche l’aggravante del favoreggiamento alla mafia) è lo spunto con cui il capogruppo dei senatori Idv richiama la questione morale. Che non è precisa Felice Belisario, «questione personale». E a proposito del “veto” di cui si è discusso nella coalizione sugli ex democratici che come Dec hanno aderito all’Alleanza per l’Italia di Rutelli, sarà Radice a dire che è chiaro, «è facile gridare al trasformismo». Ma forse il “passaggio” da una coalizione all’altra nel giro di poco tempo (i Dec e altri forze moderate hanno corso con il centrodestra alle recenti amministrative) «sembrerebbe eccessivo». E’ una questione «complessa, ancora aperta». Ci vanno cauti. Anche perché - sarà più esplicito Belisario - se «De Filippo (riconfermato nella corsa a governatore per il centrosinistra, ndr) pensa di poter fare, con i membri dell’Api, surrettiziamente una lista “del presidente”, non ci trova d’accordo». E poi, ora che listino è stato abolito, «che ognuno corra con le sue forze. Nè quelli che si aggiungono all’ultimo momento alla coalizione devono entrare subito nel governo. Un po’ di anticamera fa bene».
I dipietristi ci provano «con liste credibili», memori dei dati che alle recenti competizioni di giugno hanno consegnato un discreto divario tra i voti del partito alle europee e alle comunali.
La possibile candidatura di Magdi Allam come guida del centrodestra? Belisario non è abituato «a mettere il naso nei problemi di casa altrui. Evidentemente la direzione del Pdl ha pensato di avere uomini più rappresentativi all’esterno». Ma sullo stesso tema altri frenano l’entusiasmo. «Non sottovaluterei alcune questioni - farà eco Radice - a partire dall’attenzione che questa personalità potrebbe catalizzare nell’elettorato cattolico, nè vale la pena puntare sulla sua estraneità: non è forse vero che ci sono lucani, amministratori per anni, che nei propri paesi di montagna e periferia non sono mai tornati?». Di sicuro, però, con questa eventualità, «si alzerebbe il livello del confronto».
Tanto vale ripartire dall’interno. E sapere che ci sono grandi temi per cui Idv, «con lealtà agli alleati, ma in un momento di crisi del centrodestra lucano, che è crisi della democrazia, dovrà essere maggioranza e opposizione insieme». Enrico Mazzeo Cicchetti è tra i candidati del partito. Lui, medico, non ha dubbi nel citare il settore su cui lavorare. La sanità, «in cui non c’è programmazione, ma gestione del quotidiano», per cui si riformano gli assetti per semplificare, «ma si moltiplicano i distretti e i piccoli direttori». Solo riprendendo questi principi «potremmo tendere la mano a quanti si sono allontanati». Del circolo Giugni dimissionario a Matera, dell’addio della potentina Anna Rivelli, non si parla. Ma il richiamo è a quanti hanno espresso un dissenso interno. «E’ tempo di dimostrare - dice - che a certi principi non abbiamo rinunciato».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?