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Chi punta sul nucleare

Basilicata

Le tre aziende lucane che hanno deciso di investire nel futuro dell'energia atomica in Italia

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di ROCCO PEZZANO
QUATTRO centrali da realizzare in Italia, trenta miliardi di euro d’investimento: dell’affare-nucleare, settore rilanciato dal governo, vogliono far parte anche alcune aziende lucane.
Tre di queste hanno partecipato, la settimana scorsa, al Supply Chain Meeting di Roma, incontro organizzato da Enel e da Confindustria e dedicato alla filiera italiana dell’industria dell’atomo.
“Filiera” è un termine che indica l’insieme dei passaggi di un ciclo produttivo. La filiera dell’abbigliamento parte dalla realizzazione e colorazione dei tessuti al confezionamento degli abiti fino alla vendita.
La filiera del nucleare riguarda questioni di ingegneria, opere civili, produzione di componenti meccanici ed elettrici, montaggio di impianti di vario genere eccetera.
L’incontro di Roma è stato il primo di una serie di appuntamenti ad hoc, nel corso dei quali Enel illustrerà alle aziende interessate il processo di coinvolgimento e di qualificazione dell’industria nel programma per la produzione di energia nucleare in Italia, che sarà realizzato da Enel in “joint venture” con la francese Edf.
Le tre aziende che hanno preso parte all’iniziativa sono state la Impes Service Srl, la Someco e la Sudelettra. Sono tutte del Materano.
Lorenzo Marsilio è l’amministratore della Sudelettra di Matera. Si occupa di progettazione, installazione e manutenzione di impianti elettrostrumentali, telefonici, quadri elettrici di potenza e comando, sistemi di automazione e controllo, trasmissione di energia, climatizzazione. Un’azienda - dichiara Marsilio - da 300 dipendenti a tempo indeterminato, che lavora in tutta Italia e si sta aprendo all’estero. Ha realizzato anche impianti semisperimentali. Esiste da 36 anni.
«E da 36 anni abbiamo lo stesso numero di partita Iva», aggiunge per spiegare quanto sia solida la sua azienda.
«L’Enel - dice - si sta prodigando perché le aziende italiane siano qualificate per il montaggio e le forniture alle centrali nucleari. Io ero lì in rappresentanza dell’Umi, un’associazione nazionale di aziende che si occupano di montaggio impianti».
Marsilio non nasconde l’interesse per il settore e per i nuovi scenari che si aprono. E considera i timori diffusi dei pregiudizi. Ma se aprissero una centrale nucleare accanto a casa sua? «Accoglierei la novità molto tranquillamente - assicura - In fondo, quando c’è l’incidente, accanto o a mille chilometri i danni li fa comunque. Ma le paure diffuse mi sembrano strumentali. Vedo invece una buona possibilità di sviluppo, per le aziende di montaggio e manutenzione, per quindici o venti anni. Noi andiamo avanti su questa strada».
Per la Impes c’era Claudia Calciano, responsabile del marketing. La società in cui lavora, della Valbasento, è attiva nel campo degli impianti elettrici.
Racconta Calciano: «Abbiamo letto su internet di questo incontro. Noi eravamo sicuramente qualificati per parteciparvi: siamo tra i fornitori di Enel, che è fra i nostri principali clienti».
Calciano sottolinea più volte che si è trattato di un incontro di formazione: «Ci hanno fatto vedere - spiega - come gli altri Paesi europei gestiscono il nucleare. Sono state proiettate slide su come venga messa su una centrale, argomento su cui abbiamo ascoltato tecnici e progettisti».
Secondo Calciano, sul nucleare girano alcuni pregiudizi. «E la formazione - aggiunge - serve proprio a eliminarli».
La Someco fa parte di Assomineraria, la sezione di Confindustria che si occupa di estrazioni dal sottosuolo. Emanuele Soldo è l’amministratore. «Noi siamo già qualificato con Enel - ricorda - per lavori in centrali termoelettriche». Quando nacque, nel 1974, si inserì nell’indotto industriale venuto fuori dalle aziende petrolchimiche della Valle del Basento. Ma il petrolchimico cominciò a dare segni di crisi e la Someco prese a espandere il proprio raggio d’azione.
Oggi si occupa di molte attività: tra le altre, costruzione impianti di testa pozzo, rete di raccolta per centri olio e gas, realizzazione di oleodotti e gasdotti.
«L’Enel - dice Soldo - vuole investire del rilancio del nucleare tutte le aziende italiane. C’è bisogno di qualificarle. Ed ecco perché è stato introdotto il percorso di prequalificazione».
La Someco, come altre aziende italiane, è già pronta per lavorare alle “isole convenzionali” degli impianti nucleari, ossia alle costruzioni non legate alla produzione di energia. Ma per la parte più legata all’atomo ci vuole una formazione ad hoc.
E sulle paure che accompagnano il nucleare cosa ha da dire Soldo? «Per me - afferma - l’energia atomica è l’unica alternativa al combustibile fossile. Peraltro, ci hanno spiegato che le centrali nucleari che l’Enel vuole realizzare (la prima nel 2020, ndr) sono di terza generazione, cioè sicure. E producono anche pochi rifiuti. Dopo dieci anni di attività, una centrale media generebbe scorie per l’equivalente di un container da sei piedi».
E se la centrale sorgesse accanto a casa di Soldo? «A prescindere che in Basilicata - risponde - dato il Piano energetico appena approvato, una centrale nucleare non potrebbe sorgere, ma non ne sarei preoccupato. Se parlassimo di un deposito di scorie invece sì, che lo sarei. Comunque, per costruire una centrale ci vogliono mediamente sette anni. Poi, la vita media degli impianti è di sessant’anni. Penso che un ciclo del genere potrebbe portare sviluppo».
r.pezzano@luedi.it

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