Salta al contenuto principale

Ferramonti: la storia di Dina Friedman Semadar,
nata nel campo d’internamento calabrese

Basilicata

Sessantasei anni dopo torna nel campo di internamento dove è nata. Dina Friedman è commossa e ripercorre una parte dolorosa e importante della sua vita

Tempo di lettura: 
2 minuti 12 secondi

Ha varcato i cancelli del campo di Ferramonti di Tarsia ed è tornata indietro quasi come in un un vecchio film in bianco e nero. Dina Friedman Semadar, nata 66 anni fa nel campo d’internamento calabrese, è tornata questa mattina per la prima volta nella struttura. Quando è entrata nel campo di Ferramonti ha iniziato a girare tra le baracche cercando di trovare qualche foto dei suoi genitori. Quello di Ferramonti di Tarsia, a una ventina di chilometri da Cosenza, è stato il più grande campo di internamento fascista in Italia: «Entrare a Ferramonti – ha dichiarato Dina – è stato come ritornare indietro nel tempo. È così forte l’emozione che sento come un nodo alla gola. Ho vissuto in questo campo da neonata e quindi non ho ricordi di quanto avveniva in questa struttura ma i colori che vedo e gli odori che sento ora mi ricordano i miei genitori ed i loro racconti dei momenti vissuti durante la guerra».
Dina Friedman Semadar è figlia di Ditta Friedman, originaria di Berlino, e di Free Noeman. Il padre fu internato nel campo di Ferramonti dopo il naufragio al largo delle coste italiane della nave sulla quale era imbarcato.
Era il 1942 quando Ditta Friedman e Free Noeman si conobbero nel campo d’internamento di Tarsia e dopo due anni diedero alla luce Dina. Alla fine della guerra la famiglia lasciò l’Italia per tornare in Israele. Ora Dina, che è una pittrice, vive in una città a venti chilometri da Tel Aviv.
«I miei genitori sono morti – ha aggiunto – ma custodisco ancora gelosamente i ricordi di mia madre che mi raccontava del periodo vissuto qui nel campo di Ferramonti. Mi raccontava delle atrocità della guerra ma allo stesso tempo aveva anche parole positive per tanti italiani che avevano aiutato lei e mio padre. Qui nel campo sto cercando trovare qualche traccia che mi possa aiutare a ricordarli durante la loro permanenza a Ferramonti».
Nel campo di Ferramonti nel periodo tra il 1940 ed il 1943 vi passarono circa 3.000 ebrei di nazionalità straniera. Da due anni una parte del campo è diventato un luogo del ricordo. Nella struttura, infatti, è stato realizzato un Museo Internazionale della Memoria dove sono raccolte oltre 100 fotografie che ricordano la vita di tutti i giorni e le attività del campo, pagine di giornali, testi e romanzi scritti da internati e una pagella scolastica di una bambina ebrea espulsa da una scuola italiana dell’epoca.
Stamani nel campo di Ferramonti sono state inaugurate tre baracche recentemente ristrutturate dal Comune di Tarsia che entreranno a far parte del Museo Internazionale della Memoria. Alla manifestazione ha partecipato il presidente della Fondazione Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia, Francesco Panebianco, accompagnato da una delegazione della comunità ebraica.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?