Salta al contenuto principale

Minacce al pm Lombardo, Alfano: «non ci faremo intimidire»

Basilicata

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano in una lunga telefonata con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e con il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha confermatola linea

Tempo di lettura: 
1 minuto 35 secondi

«Esprimo tutta la mia solidarietà al pm Giuseppe Lombardo nella consapevolezza che non si farà e non ci faremo intimidire dalla 'ndrangheta, che continua ad attaccare lo Stato perchè ha capito la serietà e la forza con cui il Governo sta intervenendo». Lo ha detto. «Il nuovo episodio di intimidazione nei confronti del pm Lombardo -ha aggiunto il Guardasigilli – è il sintomo più evidente della grande preoccupazione delle cosche per l’azione dello Stato. Riteniamo che i molti colpi inferti negli ultimi tempi alle organizzazioni malavitose stiano pervenendo ad un grado di efficienza e di repressione mai raggiunti prima. Con il sequestro dei beni, sempre molto consistenti, stiamo mettendo le cosche in difficoltà e provocando degli scollamenti sul controllo criminale del territorio». «I cittadini onesti devono sapere – ha concluso Alfano – che lo Stato c'è e che è forte, più forte di chi compie azioni criminose. I risultati eccellenti che stiamo raccogliendo sono frutto di una collaborazione fra tutti i tutori della legalità a riprova che, quando si fa gioco di squadra nell’interesse comune, si vince. Lo Stato è sempre più presente e lo sottolinea la riunione del Consiglio dei Ministri che si terrà giovedì prossimo a Reggio Calabria».
LOIERO - «La lettera con proiettile inviata al pm Giuseppe Lombardo mi sembra il frutto di un attacco isterico dei clan che si vedono decisamente sotto tiro da parte dalla magistratura e delle forze dell’ordine» ha detto invece il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. «Al magistrato minacciato dai clan – ha aggiunto Loiero – va tutta la solidarietà mia e dei calabresi che sempre più si stringono a difesa della legalità. È ovvio che il lavoro della Procura antimafia di Reggio Calabria (ma il discorso vale anche per Catanzaro) non piaccia alla 'ndrangheta che reagisce a suo modo. Le minacce, ritengo, sono conseguenza di un nervosismo che scuote le cosche sotto processo alle quali viene tolta la 'robà accumulata con la violenza criminale».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?