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Paradossi della sanità pubblica
nove mesi per una colonscopia

Basilicata

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di ANTONIO CORRADOSI smantellano gli ospedali di provincia per ottimizzare il servizio sanitario di prossimità, nonostante ingenti fondi pubblici già spesi; si fondono le aziende sanitarie per “sublimare” la spesa, concentrandola sulle reali necessità di servizi alla gente; ci si fregia, infine, nei vari incontri pubblici, di aver ridotto la migrazione sanitaria, mentre per una risonanza magnetica nei tempi compatibili con l'accertamento di disturbi gravi, e potenzialmente mortali, si deve “fuggire” nella vicina Puglia.
Non è il solito sensazionalismo giornalistico, così ben dipinto dai direttori generali delle Aziende sanitarie, che si vantano di non rispondere a “certa stampa”, ma la dura realtà di tutti i giorni, quella con cui si scontrano i cittadini di tutta la provincia di Matera, così lontani dalle stanze dei bottoni.
Come Antonio Bonamassa, dirigente scolastico dell'Itis di Matera, rimasto vittima di un imbarazzante, quanto paradossale caso di ritardo nella prestazione di un servizio essenziale.
Questi i fatti raccontati da Bonamassa: il 9 gennaio scorso si è recato presso l'ufficio Centro unico di prenotazione della Asm per un accertamento sanitario (colonscopia), una visita di controllo a seguito di delicato intervento chirurgico.
Bene (si fa per dire), la visita è stata fissata per il 29 settembre 2010, ovvero tra ben 260 giorni.
Uno scandalo! Ma, nonostante tutto, Bonamassa ci ha riprovato e il 26 gennaio ha cercato di prenotare una visita urologica di controllo, «questa volta -racconta il preside- mi è stato riferito dall'operatore Cup, che le date sono bloccate e che non è possibile prenotare alcuna visita».
Al danno la beffa. Allora lo sfortunato paziente si è recato presso il Tribunale per i Diritti del Malato, dove ha fatto presente l'assurdità di quanto capitato, chiedendo un intervento per la tutela degli assistiti della Asm, ritenendo pura follia che un paziente che necessiti di accertamenti per la salvaguardia e la cura della propria salute, su richiesta di altra struttura sanitaria e/o della stessa e del medico curante, si senta dire: “Non è possibile prenotare e, ancora peggio, venga fra otto mesi”.
«Il direttore sanitario dell'Asm -racconta ancora Bonamassa- interpellato dalla responsabile della sezione del Tribunale per i Diritti del Malato, che faceva rilevare le mie giuste e sacrosante proteste, ha cercato di giustificare, secondo il suo punto di vista, le cause del ritardo e del mancato avvio delle prenotazioni, con riferimento a motivi di organizzazione interna e di pianta organica. Ha anche avviato un maldestro tentativo di “venire incontro” alle mie esigenze, a titolo di favore, non tenendo presente che la denuncia presentata tendeva ad evidenziare i tempi “biblici” proposti per una visita di controllo e la mancanza di cure sanitarie per l'impossibilità di prenotare».
Secondo il dirigente scolastico, come dargli torto, è una situazione «degna “forse”, del Terzo o Quarto mondo, nell'Africa, ma non di uno Stato civile e di diritto, nell'Italia del XXI secolo, a meno di non considerare la Basilicata e Matera candidata città mondiale della cultura, facente parte dell'Africa sia pure mediterranea».

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