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Porto Gioia Tauro, lavoratori sulla gru.
La protesta continua

Basilicata

Da ieri sera si trovano a 50 metri d'altezza gli 8 lavoratori del porto di Gioia Tauro che rischiano il licenziamento

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Prosegue nel Porto di Gioia Tauro la protesta degli otto lavoratori che ieri sono saliti su una gru, a 50 metri di altezza dopo la sospensione del confronto tra azienda e sindacati sulle procedure per l’attivazione della cassa integrazione ordinaria per 400 dipendenti.
In nottata i lavoratori dello scalo hanno deciso di attuare un’assemblea permanente e di sospendere tutte le attività del porto per solidarietà con quanti protestano sulla gru. Stamattina è previsto un incontro nella sede dell’azienda tra Mct e i rappresentanti dei lavoratori.
«La situazione – afferma Antonio Pronestì, del Sul – è incandescente e i lavoratori sono intenzionati a portare avanti la lotta sino a quando non si chiariranno gli aspetti relativi al loro futuro. Resta in piedi l’impegno ad agire per sollecitare l’intervento del Governo nazionale».
Intanto i sindacati di categoria Fit-Cgil, FiT-Cisl, Uiltrasporti ed Uglmare «nel rilevare una inadeguata attenzione da parte del governo nazionale alle problematiche riguardanti il Porto di Gioia Tauro, e considerate «l'ulteriore aggravarsi del calo di attività del Porto di Gioia Tauro e la conseguente crisi che si sta ripercuotendo sul mondo del lavoro» ritengono non più procrastinabile l’attivazione di un tavolo di confronto con il governo nazionale». I sindacati hanno proclamato lo sciopero dei portuali «che sarà articolato con astensione dalle attività lavorative e con manifestazioni le cui modalità saranno tempestivamente comunicate». REAZIONIAngela Napoli:
«Da anni vado denunciando la cecità dimostrata dai Governi nazionali e regionali calabresi sul Porto di Gioia Tauro. Ci si è soffermati solo su nomine di commissari, sottosegretari regionali e autorità portuali, nel mentre prevaleva l’esclusiva attività di transhipment a favore della MCT, oggi Contship, e quella della 'ndrangheta, tutto a discapito della polifunzionalità di quel porto che avrebbe potuto e dovuto rappresentare il volano dello sviluppo per l'intera Calabria. Tutti gli atti ispettivi da me presentati nelle varie legislature su questa problematicità sono stati puntualmente disattesi dai Governi che si sono succeduti, compreso quello in carica».
La parlamentare del Pdl Angela Napoli aggiunge: «Oggi la Contship, che negli anni ha utilizzato ingenti finanziamenti pubblici e che è diventata concessionaria di buona parte della banchina del Porto di Gioia Tauro, osa mandare in cassa integrazione ben 400 lavoratori su 1.300 e addirittura minaccia di abbandonare lo stesso porto. Penso che non sia ormai sufficiente esprimere la solidarietà agli otto lavoratori «barricati» su una gru all’interno del Porto, oggi appare indispensabile un immediato intervento del Governo e della Regione, chiamati non ad interessarsi di ulteriori nomine di Commissari e Sottosegretari regionali e Autorità portuali, bensì a trovare le iniziative adeguate a vincere la sfida che oggi viene lanciata dalla Contship. Penso che la Piana di Gioia Tauro, – continua – sufficientemente piegata dalla pesante disoccupazione e dalla pervasività della 'ndrangheta, non debba continuare a subire ulteriori colpi negativi». Michelangelo Tripodi:
«Pieno sostegno alla vertenza dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che hanno annunciato scioperi, lotte e proteste dopo la rottura delle relazioni con l’azienda terminalista del Porto di Gioia Tauro che ha annunciato le procedure per la messa in cassa integrazione ordinaria di 400 maestranze tra operai ed impiegati».
Il segretario regionale e responsabile Mezzogiorno del Pdci-Federazione della sinistra, Michelangelo Tripodi ha aggiunto: «Lavoratori disperati come dimostra la protesta degli otto operai che da ieri sera sono saliti su una gru, a 50 metri di altezza, e la decisione degli altri portuali dello scalo che hanno deciso in nottata di attuare un’assemblea permanente e di sospendere tutte le attività del porto per solidarietà con quanti protestano sulla gru». «Un muro contro muro inaccettabile - spiega Tripodi – quello dell’azienda terminalista, la Medcenter Container Terminal, che dopo aver sfruttato per 15 anni le maestranze del porto più importante del Mediterraneo, facendo la fortuna economica del gruppo Contship, gira le spalle ai lavoratori e alla realtà produttiva più importante della Calabria. Con il pretesto del persistente andamento negativo dei traffici si profila una soluzione inaccettabile che metterebbe sul lastrico centinaia di famiglie di lavoratori la stragrande maggioranza delle quali sono monoreddito e vivono una situazione di assoluta incertezza». Michelangelo Tripodi, che da sempre è attento alle problematiche legate al porto di Gioia Tauro, afferma «che l’azienda terminalista ha deciso già da tempo di ridisegnare la mappa del traffico commerciale di navi container in altri lidi penalizzando pesantemente lo scalo calabrese senza preoccuparsi minimamente di promuovere un piano industriale capace di traghettare l’azienda fuori dalla crisi».
«A tutto questo si aggiunge come sostengono compatte le organizzazioni sindacali – afferma ancora Tripodi – il totale menefreghismo del governo Berlusconi che invece di preoccuparsi di garantire proprio in questo periodo di crisi, lavoro e sviluppo nelle regioni economicamente più deboli penalizza il sud a vantaggio del centro-nord e che non solo non attiva il tavolo di confronto su Gioia Tauro ma è assolutamente incapace di affrontare con una mirata riforma la crisi della portualità italiana in generale. Il ministro Matteoli, infatti, nonostante sia stato più volte sollecitato dalla Regione e dai sindacati ad aprire un tavolo nazionale sul porto di Gioia Tauro ha disatteso clamorosamente questa richiesta, continuando a sbandierare proclami sulla realizzazione del ponte sullo Stretto, opera costosissima, inutile e dannosa».

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