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Navi dei Veleni, europarlamentari chiedono
l'intervento dell'Unione Europea

Basilicata

La richiesta arriva dagli europarlamentari del gruppo S&D-Pd Gianni Pittella, vice biente, formulano a Josè Manuel Durao Barroso, Presidente della Commissione Europea

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Chiedono un’articolata indagine su tutti i relitti sospetti affondati nei mari calabresi ed una più approfondita ricognizione sulla nave rinvenuta nei fondali a largo di Cetraro, gli europarlamentari del gruppo S&D-Pd Gianni Pittella, vice Presidente vicario del Parlamento Europeo, e Mario Pirillo, membro della Commissione Ambiente, formulano a Josè Manuel Durao Barroso, Presidente della Commissione Europea.
In particolare in una lettera i due eurodeputati chiedono un intervento diretto di Barroso per fugare qualsiasi dubbio sulla vicenda del relitto rinvenuto a largo di Cetraro (Cs). Un relitto indicato, in un primo momento, da un pentito della 'ndrangheta come una delle cosidette «navi dei veleni» ma che, a seguito delle verifiche effettuate dal Ministero dell’ambiente, sarebbe stato identificato come la nave passeggeri «Catania» affondata nel corso della prima guerra mondiale.
Proprio su quest’ultimo aspetto Pittella e Pirillo sottolinenano che «ci sono però numerosi dubbi sollevati da alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e da parte di subaquei professionisti che precedentemente, per conto della regione Calabria, avevano esplorato il medesimo sito arrivando a conclusioni differenti e più preoccupanti».
Da qui la richiesta dei due europarlamentari «di ritornare sulla zona oggetto di indagine con la stessa strumentazione utilizzata, alla presenza questa volta delle parti interessate alla vicenda, dei mass media, della Regione e dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste, e procedere alla video ricognizione della fiancata della nave nella zona del presunto siluramento». Pittella e Pirillo ricordano che «esistono altri casi sospetti di affondamenti di cosiddette «navi dei veleni».
E, a questo proposito, citano la vicenda della nave Rigel affondata nel 1987 a capo Spartivento al largo di Reggio Calabria. «Per quest’ultima vicenda – sottolineano – esiste già una condanna per naufragio doloso, in base all’art. 428 del codice penale, emessa dal tribunale di La Spezia il 20 marzo 1995, confermata in appello dal tribunale di Genova il 10 novembre 1999 e resa definitiva in Cassazione il 10 maggio 2001».
«Riteniamo – concludono Pittella e Pirillo – che rispetto ad un tema tanto delicato per la salute delle popolazioni e la salvaguardia dei nostri mari sia urgente una nuova e più approfondita ricognizione sul relitto rinvenuto a largo di Cetraro e l’avvio di un’indagine più articolata su tutti i relitti sospetti affondati nei mari calabresi».

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