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Lamezia, violenze sessuali in ospedale.
5 condanne e 2 assoluzioni

Basilicata

Il processo di secondo grado per i sette imputati coinvolti nell’operazione nome in codice «Elettroshock» si è concluso con cinque condanne e due assoluzioni

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Due assoluzioni e la conferma di cinque condanne nel processo di secondo grado per i sette imputati coinvolti nell’operazione nome in codice «Elettroshock», che avrebbe consentito di far luce su violenze sessuali e non solo, consumate fra le mura del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Lamezia Terme ai danni di diverse donne ricoverate.
La Corte d’appello di Catanzaro, oggi, ha scagionato dalle accuse Maria Massimo chiamata, nella sua qualità di primario di Psichiatria, a rispondere della violazione dell’obbligo di impedire gli eventi nonostante, secondo l’accusa, avesse anche ricevuto precise denunce in tal senso.
La donna, che è stata difesa dall’avvocato Francesco Gambardella, in primo grado aveva subito una condanna a quattro anni di reclusione, l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela, l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, il risarcimento dei danni alle parti civili. Assolta anche l’infermiera Mirella Trunzo (già condannata a quattro mesi), per la quale anche il sostituto procuratore generale Eugenio Facciolla ha riconosciuto l'esistenza di una causa di non punibilità.
Confermata nel resto la sentenza di primo grado, emessa il 23 febbraio scorso dal giudice dell’udienza preliminare di Lamezia Barbara Borelli al termine dei giudizi abbreviati, con la quale sono stati condannati a otto anni di reclusione Domenico Casalinuovo, 55 anni, ed a sei anni Giuseppe Francesco Maria Masi, 46 anni, rispettivamente infermiere e medico in servizio nel reparto «incriminato», accusati di violenze e abusi gravissimi.
I due hanno subito anche l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la condanna a risarcire il danno alle parti civili (solo alcune vittime degli abusi si sono costituite, con gli avvocati Leopoldo Marchese, Bernardo Marasco, Francesco Pagliuso, Gianfranco Barbieri), cui, in attesa della liquidazione in altra sede, è stata riconosciuta una provvisionale di 5.000 euro ciascuna.
Condanne per reati minori, quali il favoreggiamento o le minacce, sono toccate invece agli altri infermieri imputati: Antonio Torcasio, che ha avuto una pena di due anni e quattro mesi; Pasquale De Vito, che ha avuto 8 mesi; Vincenzo Roperto, cui è stato inflitto un anno, agli ultimi due comunque sono stati concessi i benefici della sospensione condizionale della pena e non menzione nel casellario giudiziale (fra gli avvocati impegnati Giuseppe Spinelli, Francesco Fodaro, Fabrizio Falvo, Antonio Larussa). Nove in tutto gli imputati coinvolti nell’inchiesta (per due di loro si sta celebrando il dibattimento), partita alla fine del 2006, a seguito di un’informativa cui diede input la stessa direzione sanitaria dell’ospedale, e condotta dai poliziotti del Commissariato di Lamezia Terme con la direzione del sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Ruberto. Gli inquirenti misero assieme diversi elementi probatori, comprese le dichiarazioni accusatorie rese dalle persone offese, la cui attendibilità venne accertata con un’apposita consulenza psichiatrica, ma anche acquisizione di tabulati, intercettazioni ambientali, documenti relativi agli orari di servizio degli indagati, e dichiarazioni incrociate di persone informate sui fatti. Elementi tali da chiedere e ottenere dal giudice per le indagini preliminari, Chiara Ermini, un’ordinanza di custodia cautelare che, il 13 agosto del 2007, portò in carcere Casalinuovo, e agli arresti domiciliari Masi ed un altro infermiere, Pino Franco.
Gravissime le imputazioni complessivamente contestate, che vanno dalla violenza sessuale pluriaggravata, alla somministrazione alle vittime (quattro delle quali di età compresa tra i 20 e i 30 anni) di sostanze psicotrope non prescritte, alla violenza psicologica, minacce e favoreggiamento. Un quadro accusatorio che descrisse un reparto degli orrori in cui le pazienti sarebbero state sedate per evitare ribellioni e poi violentate, per un lungo periodo, partito dal 2004, caratterizzato dalla serialità degli abusi ai danni della medesima vittima, e di singoli comportamenti analoghi con diverse vittime .

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