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Prostituzione, la tratta delle schiave nella Sibaritide.
Donne incinte picchiate e costrette ad abortire

Basilicata

Donne provenienti dall'Est europeo costrette a prostituirsi con la violenza. Tre i gruppi criminali sgominati

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Portate a forza sulla strada anche quando erano incinte, obbligate ad abortire e picchiate ogni volta che non rendevano agli sfruttatori il denaro previsto. Era un inferno la vita per decine di ragazze provenienti dai Paesi dell’Est, costrette a prostituirsi a suon di botte lungo la statale 106, nella zona della Sibaritide, nel cosentino.
L'inferno che si è concluso all’alba, quando gli agenti del Commissariato di Castrovillari, al termine di anni di indagini, hanno arrestato 14 persone, tra le quali due donne, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
Gli arrestati facevano parte di tre gruppi, uno composto da romeni, uno da italiani ed uno da albanesi, che si sono contesi il controllo della prostituzione nella zona. Dapprima sono stati i romeni a gestire le ragazze, poi, grazie anche a precedenti operazioni della polizia che hanno decapitato il gruppo, sono subentrati gli italiani ed infine gli albanesi che a colpi di attentati incendiari e di aggressioni, sono riusciti ad avere la meglio.
Un predominio, è il sospetto degli investigatori, dovuto anche alla benevolenza delle cosche della 'ndrangheta locali che con la mafia albanese avrebbero dato vita ad una sorta di laboratorio criminale: armi e droga in cambio della possibilità di gestire la prostituzione. La banda gestiva una ventina di ragazze, ognuna delle quali doveva portare quotidianamente 7-800 euro.
Quando la cifra era inferiore, per le giovani erano botte. Le ragazze erano così traumatizzate e impaurite che quando gli agenti, nel corso delle indagini, hanno chiesto la loro collaborazione, hanno negato tutto, anche di fronte all’evidenza delle foto che le ritraevano in attesa di clienti lungo la strada.
Le ragazze, ogni 15-20 giorni venivano sostituite da altre fatte arrivare in Italia con il miraggio di un lavoro. Lo scambio avveniva a Bologna.
Gli investigatori stanno cercando adesso di risalire all’identità degli intermediari. Alcune di loro sono state portate in Italia direttamente da due donne romene, arrestate stamani, che dopo avere fatto le prostitute erano passate al ruolo di sfruttatrici, imponendo una percentuale sugli incassi delle ragazze, oltre a quello che doveva andare agli uomini.
Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare incarcere emesse dal gip di Castrovillari ci sono Damiano Pipieri e Francesco Senise, 32enni di Corigliano considerati, rispettivamente, il capo e il suo braccio destro della “testa” italiana di Cerbero. In carcere anche gli albanesi AurelSerku, 30anni; Dripero Pipero, 34 anni; la 40enne romena Mariana Bodea e suoi due connazionali Ion Ursaru e Daniel Munteanu. Agli arresti domiciliari: Giuseppe Perrella, 21 anni; Giuseppe Sammarro, 25 anni; Claudio Sacchi, 49 anni, tutti di Corigliano; Cesare Madeo, 60 anni di Rossano; Albert Serku, 26enne; Elton Kapllani, 28 anni, albanesi; T. D., 21 enne romena. Alcune ordinanze sono ancora da eseguire.

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