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Why not, due nuove richieste di rito abbreviato,
tra cui quella dell'assessore regionale

Basilicata

Gli indagati che hanno fatto richiesta dell'abbreviato sono: Luigi Incarnato, nella sua qualità di assessore regionale, e Francesco Maria Simonetti. L'inchiesta è quella aperta dall'ex magistrato Luig

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Due nuove richieste di abbreviato sono state avanzate, questo pomeriggio, nell’ambito dell’udienza preliminare a carico di 58 persone coinvolte nell’inchiesta «Why not», su presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria. Saranno dunque giudicati con il rito alternativo anche Luigi Incarnato, coinvolto nelle indagini nella sua qualità di assessore regionale, e Francesco Maria Simonetti. Le posizioni dei due indagati vanno ad aggiungersi a quelle delle altre 40 persone per le quali sono in corso gli abbreviati, e rispetto a cui i sostituti procuratori generali Massimo Lia ed Eugenio Facciolla hanno già concluso la propria requisitoria, chiedendo alla fine 21 condanne e 19 assoluzioni. L’udienza preliminare è proseguita poi con le arringhe di altri difensori degli indagati, tra i quali l’avvocato Francesco Gigliotti, che ha discusso nell’interesse di Aldo Curto; l’avvocato Campanella, che ha discusso per Giuseppe Ennio Morrone; e l’avvocato Franco Sammarco, che ha discusso per lo stesso Morrone, ed anche per Francesco Morelli e Rosario Caccuri Baffa. Tutti hanno concluso chiedendo il proscioglimento dei propri assistiti, che la Procura ha invece chiesto di mandare sotto processo al tremine della lunga requisitoria che si è tenuta nel mese di dicembre. L'udienza preliminare davanti al giudice Abigail Mellace proseguirà venerdì 19 febbraio, giorno in cui riprenderanno anche i 40 giudizi abbreviati ai quali si aggiungeranno quelli per Incarnato e Simonetti. L’inchiesta «Why not» fu avviata nel 2006 dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris e poi avocata dalla Procura generale di Catanzaro, e conquistò la ribalta delle cronache soprattutto per il coinvolgimento dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata archiviata nell’aprile del 2008, e dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, per il quale l’Ufficio gip ha disposto l'archiviazione a fine novembre.
Nella richiesta di rinvio a giudizio, complessivamente, si ipotizzano l’associazione a delinquere, l’abuso d’ufficio, la turbata libertà degli incanti, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la frode nelle pubbliche forniture, il peculato, la corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, l'istigazione alla corruzione, l’estorsione, la falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, e violazioni della normativa in materia di lavoro.

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