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Reggio: pedopornografia, due persone
arrestate dalla polizia postale

Basilicata

Altri 5 indagati sono stati individuati grazie alla collaborazione internazionale tra le forze di polizia in tema di pedofilia on line

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Vasta operazione della Polizia postale di Reggio Calabria contro il fenomeno della pedofilia online, culminata nell’arresto in flagranza di reato di due «insospettabili», un maestro di 50 anni che insegna in una scuola elementare del Veneto ed uno studente, ventenne, residente in Trentino Alto Adige. Uno degli indagati, che risiede in Veneto, era stato già arrestato per fatti analoghi nel mese di ottobre 2009.
Sessanta perquisizioni sono state condotte in 37 città italiane, che hanno portato al sequestro di 92 computer, 83 hard disk esterni, 28 pendrive e 3120 supporti ottici. L'operazione prende il nome dal nickname (lo pseudonimo di rete) di un indagato, «Simon40», che aveva diffuso delle immagini pedo-pornografiche via web. È stato un agente della postale che, fingendosi minorenne, ha preso contatti con il cyber-pedofilo il quale, dopo un breve periodo di conversazioni, gli ha ceduto delle immagini hard.
Proprio seguendo le tracce delle immagini gli investigatori sono riusciti a risalire ad altri 55 utenti del web intenti a scaricare e condividere le foto vietate. Altre 5 persone sono indagate, individuate grazie alla collaborazione internazionale tra le forze di polizia in tema di pedofilia on line.

L'OSSERVATORIO SUI DIRITTI DEI MINORI
«L'inchiesta della Polizia Postale di Reggio Calabria, che ha portato alla luce un vasto giro di pedopornografia, costituisce l’ennesima riprova di come Internet sia ormai da considerarsi luogo di costante violazione dei diritti fondamentali dell’infanzia e terreno privilegiato per l’arricchimento di una new economy criminale, che non risparmia nemmeno bimbi in tenerissima età».
Ad affermarlo è il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, consulente della Commissione Parlamentare per l'Infanzia: «Il proficuo operato degli uomini del dott. Sergio Iannello - prosegue Marziale – non può e non deve soltanto arricchire le colonne della cronaca, ma costituire un monito affinchè ogni genitore e la scuola si sentano protagonisti fondamentali in questa difficile e irta battaglia, anche perchè molti bambini vengono adescati via chat in ogni angolo della terra, Calabria inclusa. Il coinvolgimento di un maestro elementare nell’inchiesta certamente genera sbigottimento. Il pensiero che un uomo al quale si affidano i propri bambini ogni giorno possa vestire i panni dell’orco è sconvolgente, ma la pedofilia è una patologia che colpisce indipendentemente da categorie sociali o professionali di appartenenza». «Per tali ragioni – sostiene ancora Marziale – è fondamentale non abbassare la guardia nemmeno per un secondo e costruire, intorno agli inquirenti, una rete di collaborazione e solidarietà. Il corpo più specializzato esistente su scala mondiale».

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