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Chiesa e Mezzogiorno, Monsignor Superbo commenta il documento Cei

Basilicata

"In Basilicata il peso della criminalità condiziona meno che in altre regioni ma si avverte la mentalità mafiosa"

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POTENZA - Coraggio e Speranza. Un binomio dal quale il Mezzogiorno e quindi anche la Basilicata, non può prescindere e dal quale deve ripartire per uno sviluppo nel segno della solidarietà. Monsignor Agostino Superbo, presidente della Conferenza episcopale lucana, dà una lettura della Basilicata alla luce del documento pastorale "Per un paese solidale. Chiesa e Mezzogiorno".
«Coraggio perché - dice - partendo da un'analisi concreta delle fragilità del nostro territorio, dobbiamo avere la consapevolezza che si possono superare. Speranza perché, come regione, abbiamo le risorse e le ricchezze perché ci sia un reale sviluppo».
Sviluppo che, per Superbo risulta essere «bloccato» a causa della disoccupazione: «il problema più grave in Basilicata» che «mina la speranza soprattutto nelle giovani generazioni».
«La mancanza di lavoro - continua - sta portando la nostra regione su livelli di povertà che non si vedevano da decenni. L'effetto sulla popolazione oltre a ricadere sui giovani e sulle famiglie, crea la cosiddetta emigrazione intellettuale che di fatto depaupera il tessuto sociale della Basilicata. Non si può pensare a un futuro del nostro territorio senza queste risorse che tanto potrebbero dare nella sanità, nella scuola e nelle imprese».
Il documento della Cei «che è pastorale e non politico» precisa Superbo, dà molto spazio al tema della criminalità «che in Basilicata non risulta essere radicata come in altre regioni del Sud, ma che certamente fa sentire i suoi effetti. Questo "peso" lo avvertiamo anche noi. Del resto, quella che i vescovi in un precedente documento sul Sud definivano "mentalità mafiosa", da noi è molto avvertita».
«Concedere "per favore ciò che spetta per diritto" è diventata una prassi che bisogna debellare e che è la causa della fuga dei cervelli».
La criminalità, «così come l'abbiamo intesa nel documento - sostiene Superbo - è un pericolo per la democrazia che ha le sue radici nella giustizia, nella legalità, nella moralità e nella dignità della persona».
Una democrazia che dovrebbe avere nella politica un alleato, ma che molto spesso, sostengono i vescovi, «è solo un collettore di voti».
«Il rischio esiste anche in Basilicata - riprende l'arcivescovo di Potenza - La politica deve ritornare alla sua missione originaria: essere al servizio del bene comune».
«Consapevoli che abbiamo tante fragilità - continua Superbo - possiamo costruire una regione che può dire la sua non soltanto al Sud, ma all'Italia intera. Siamo consapevoli da una parte che abbiamo tanto da offrire: basti pensare alla ricchezza dei nostri giovani, alla tradizione, alle risorse naturali ma anche a quella "fede" che dalle nostre parti è ancora molto radicata; senza tralasciare però il fatto che abbiamo anche bisogno di ricevere. Questo scambio, questa cultura della solidarietà, può rilanciare non solo la Basilicata e con esso l'intero Mezzogiorno, ma può essere anche da traino per l'intero paese».

gio.ros.

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