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Ferrovie. Treni soppressi al Sud
interviene la Laganà (Pd)

Basilicata

La parlamentare del Pd scrive al Ministro dei Trasporti Matteoli per fermare i tagli di Trenitalia

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A nulla sono valsi gli appelli delle settimane precedenti della deputata Maria Grazia Laganà Fortugno , che più volte aveva sottolineato la gravità della decisione presa da Trenitalia di sopprimere alcuni treni al Sud su tratte essenziali di collegamento con il Nord Italia. Ma l'intervento preventivo del Governo o del Ministro competente non c'è stato.
Il nuovo orario ferroviario ha confermato la soppressione di numerosi collegamenti ferroviari tra le principali città del nord e quelle calabresi e siciliane penalizzando ulteriormente il meridione e aggiungendo quello dei trasporti su rotaie ad un già lungo elenco di disservizi o servizi insufficienti, non solo in fatto di mobilità, come la stessa Laganà non manca di sottolineare nella nota inviata al Ministro.
A riprova della gravità dei tagli, a Matteoli la parlamentare del PD ha allegato anche una elencazione delle soppressioni. Il nuovo orario prevede la soppressione di sei coppie di treni considerati "Servizi di basè" sulle tratte Torino e Milano, e Reggio Calabria-Palermo e viceversa; mantiene un solo collegamento notturno Milano-Palermo e viceversa, sul quale sono attivi, però, soltanto i servizi posti letto e cuccette e non quello posti a sedere, penalizzando così le fasce di popolazione economicamente più deboli che per viaggiare su tali percorsi sono costrette a sostenere costi superiori per utilizzare treni ad alta velocità; soppressi anche tutti i treni delle linee 'Antennè per lo Ionio della Divisione Passeggeri nazionale e internazionale, con gravi disagi per la mobilità di coloro che devono effettuare viaggi quotidiani, oppure anche saltuari, da e per le località calabresi situate su tale versante.
Ai disagi per i passeggeri si sommano quelli dei lavoratori. Questi tagli comporterebbero infatti la messa in mobilità di circa 80-100 operatori ferroviari e presumibilmente la perdita del lavoro anche per un numero non trascurabile di lavoratori dell’indotto.
Alla luce dei fatti la Laganà osserva– "non si può non considerare amaramente che soprattutto la Calabria rimane per l’ennesima volta castigata".

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