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«Occhi aperti sui poteri forti»

Basilicata

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di ANTONIO CORRADO
MATERA - Ha fatto un certo effetto rivedere di nuovo insieme sul palco di piazza Vittorio Veneto l’ex sindaco, Emilio Nicola Buccico, e il suo ex vice sindaco, Saverio Acito, oggi candidato alla poltrona di primo cittadino per il Pdl.
I due volti noti della politica materana si sono ritrovati dopo la brutta parentesi dell’alleanza fallimentare con le civiche, unendo le forze per punire il tradimento politico, che ha fatto tornare la città dei Sassi alle urne con due anni e mezzo di anticipo.
Eppure Acito non ha mai nascosto il suo rapporto dialettico con Buccico, tanto che era tra le prime file del cinema Comunale, quando alcuni mesi fa, in occasione dell’inizio della campagna elettorale, l’ex assessore alle Attività produttive della Giunta Buccico, il defenestrato Tito Di Maggio, campeggiava seduto a un tavolo con sei sagome di cartone, un gesto ironico e simbolico per denunciare la scarsa considerazione in cui Buccico avrebbe tenuto il lavoro dei suoi assessori.
Tutta acqua passata, almeno considerando le parole incisive con cui Buccico ha presentato Acito in piazza Vittorio Veneto. Continuità e coraggio di competere con una sola lista.
Questi i capisaldi della lista di Acito, illustrati prima dal coordinatore cittadino, Nicola Rocco, poi dal senatore Cosimo Latronico, che ha ringraziato Acito per la sua generosità e Buccico per il sostegno in questa fase delicata.
L’ex sindaco è stato un fiume in piena, quasi fosse lui il candidato, non esitando a togliersi ogni spina dal fianco. «Sono qui per riaffermare il valore della continuità -ha esordito Buccico, che in mattinata ha assistito anche al comizio della candidata civica antagonista Cinzia Scarciolla- interrotta dalle beghe di potere di quattro lanzichenecchi, che oggi farebbero bene a starsene a casa (il riferimento è a Tosto, anima della precedente alleanza civica fallita ndr).
Questa competizione elettorale sembra simile a quella passata, c’è la pseudo corazzata del centrosinistra e le liste civiche, pronte a riproporre la decisione omicida della tornata precedente. Non è facile vincere con una lista sola -ha proseguito Buccico- ma competeremo in un’ottica di trasparenza, contro un centrosinistra impegnato nella conservazione asfittica del potere, diviso in tante liste con una contrattualità meschina. Ad Adduce voglio dare un consiglio e voglio fare una promessa. -ha detto provocatoriamente Buccico- Vivi a Matera con un rapporto epidermico e ti sei fatto fotografare vicino al carro della Bruna: allora lascia stare i santi per favore. La promessa è questa: ci hai invitato, con un corso accellerato di dialetto, ad aprire gli occhi, noi lo faremo vedendo cosa accade alla presidenza dell’Alsia e all’ospedale, dove si celebra il vostro potere. Noi siamo per il rispetto delle regole, al Comune abbiamo stabilizzato tanti precari, al contrario di chi (ancora Tosto ndr) nella sua attività privata non esita a rafforzare il precariato.
Fra me e Acito c’è stato un rapporto dialettico, ma la città ha fatto passi avanti; in questo è il senso del testimone, che io oggi gli lascio, anche se la civiltà curtense di questa città ci ha dipinti come divisi». Infine il passaggio più caustico: «Noi siamo caduti per i veri poteri forti della città -ha rincalzato Buccico- al cui servizio si sono messi gli uomini deboli, perchè le palle di legno amano stare con quelle di metallo.
Siamo stati abbandonati dai tassinari dell’Udc, che ora è bene vadano a infettare il centrosinistra. Siamo caduti per gli assenteisti delle liste civiche (ancora Tosto ndr), persi tra curucucù e gite fuori porta.
Sembravano amici, ma si sono rivelati serpi in seno. Allora oggi meglio soli che male accompagnati. Attenti alle mani aperte -ha concluso riferendosi al simbolo delle liste di Tosto- fate in modo che non si mettano sulla città».
Acito ha concluso evidenziando che Buccico gli passa un testimone «con amore e simpatia. Abbiamo avuto momenti di verifica forte, ma sempre costruttivi». Poi si è scagliato contro i professionisti della politica a centrosinistra, «che non sanno fare altro. L’avvocato Buccico, finita l’esperienza amministrativa, è tornato a fare il professionista, io sono tornato a fare l’ingegnere, ma i politicanti del centrosinistra sono stati messi alla presidenza di qualche ente, perchè non sanno fare altro». Quindi ha elogiato in questo l’opera critica del compianto Raffaele Giura Longo, «che dall’interno della sinistra ha combattuto questa sinistra», lanciando strali ad Adduce, «che per farsi notare deve usare il nostro dialetto», ed a Nicola Trombetta, «che usa i corsi di formazione per farsi propaganda politica. Bene avrebbe fatto a dimettersi dall’Ageforma per fare il candidato, oppure a fare il presidente dell’Ageforma, rinunciando alla candidatura». Infine il riferimento a Di Lorenzo: «Abbiamo dovuto rinunciare agli amici, che ci hanno tenuto in canzone fino alle 11 del sabato di presentazione delle liste e poi volevano militare alla Regione in una lista del Pdl. Io ho trattato con questi signori -ha concluso Acito- li abbiamo attesi invano, tanto che rischiavamo di non poter presentare neppure la nostra lista». Quindi il passaggio finale ancora sugli avversari principali: «Il candidato di centrosinistra è stato scelto a Potenza, quello del Pdl, lo abbiamo deciso noi».

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