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Scanzano, la verità di Bubbico

Basilicata

Il verbale di Bubbico alla Dda sul sito unico delle scorie e la questione della relazione conoscitiva

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di Fabio Amendolara

POTENZA - Un accordo, forse, c'era. Tacito. Ma la giunta regionale di Basilicata non c'entra. Né il governo. Era un accordo tra un generale ex alpino, ex presidente del Centro alti studi per la difesa, ex consigliere militare del Quirinale, responsabile nazionale della gestione impianti nucleari, e un sindaco esperto di tante altre cose, tra cui lo smaltimento dei rifiuti. Quello per il sito unico a Scanzano era un accordo tra il generale Carlo Jean, piemontese di Mondovì, 74 anni, pensionato iperattivo che scrive, consiglia, insegna, e che solo due anni fa ha detto ai magistrati che a Scanzano avrebbe preferito Craco, e Mario Altieri, 58 anni, ex sindaco di Scanzano, undici mila preferenze - più del mitico Emilio Colombo - alle politiche del 2001 con Democrazia europea, indagato per i brogli elettorali, minacciato dalla criminalità organizzata, gola profonda dell'ex pm Luigi De Magistris e ora editore televisivo.
Tra i due «i rapporti sono accertati», scrive in un'informativa rimasta a lungo secretata il maggiore Antonio Massari, comandante dell'aliquota carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Potenza. Lui suggerisce di «contestualizzare la singolare scelta fatta a suo tempo dal generale Jean». Poi sottolinea le strane convergenze tra «interessi criminali e istituzionali» in quella zona. Questi sono i sospetti che nutrivano gli investigatori al tempo dell'inchiesta sul centro Enea di Rotondella. A dare valore a questa tesi c'è un verbale della procura antimafia che il Quotidiano ha potuto consultare in esclusiva. E' il verbale di un altro generale. Un generale politico: Filippo Bubbico. In quel periodo era il governatore della Regione Basilicata. Il 9 marzo del 2004 entra nel palazzo di giustizia di Potenza e chiede di parlare con il capo della procura Giuseppe Galante e con il sostituto antimafia Felicia Genovese.
La cancelliera Anna Rosa Mancino verbalizza. «Circa un mese prima del “decreto Scanzano” ho ricevuto una telefonata di Altieri che mi chiedeva un appuntamento urgentissimo». Un mese prima, dice Bubbico. Il racconto del governatore rosso comincia così. E di cosa vuole parlare Altieri con il presidente della Regione? «Ci siamo incontrati in un bar, sulla Basentana. Altieri in quella occasione mi ha detto che il generale Jean voleva incontrarmi in maniera assolutamente riservata». Ma per quale motivo il generale Jean avrebbe voluto incontrare il presidente della regione un mese prima del decreto? E cosa ha deciso Bubbico? «Ho rappresentato ad Altieri che non avevo problemi a incontrare il generale in modo ufficiale», dice l'ex governatore, oggi senatore. Ma Altieri insiste. «Voleva un incontro riservato e informale», racconta Bubbico. Poi aggiunge: «Disse che il generale Jean sapeva tutto di noi e per questa ragione era utile incontrarlo». E Bubbico cosa decide? Si rifiuta: «Ho ribadito ad Altieri la mia posizione, precisando che non comprendevo le ragioni per cui si facesse portavoce del generale Jean». L'ex governatore pensa anche all'eventualità di presentare un esposto alla procura. Poi, però, desiste. «Ho ritenuto che la questione non fosse rilevante, in quanto, comunque, il generale Jean avrebbe dovuto operare secondo le regole dettate nell'ordinanza Berlusconi e avrebbe dovuto sottoporre all'attenzione delle Regioni il programma di riconversione degli impianti Enea». Ma Altieri, lo ricordano in tanti, capeggiò la rivolta contro la decisione del governo Berlusconi, pur essendo, in quel periodo, iscritto ad Alleanza nazionale. Ecco cosa ricorda Bubbico: «Subito dopo l'annuncio del governo della volontà di sospendere l'immediato trasferimento dei rifiuti a Scanzano io ho dichiarato la mia contrarietà, rappresentando che si trattava soltanto del differimento di una condanna di Scanzano a divenire definitivamente il sito unico». Bubbico ci aveva visto giusto. O quasi. Perché Scanzano ora è tra i comuni candidati a ospitare una delle centrali che garantiranno la prima fase del ritorno al nucleare in Italia. «In quella stessa occasione - continua così il racconto di Bubbico - il sindaco Altieri prima ma operato un plauso pubblico all’attività del governo e dopo poche ore ha fatto marcia indietro, dichiarando di allinearsi alla mia posizione». Cosa è accaduto in quelle ore? Gli agricoltori hanno bloccato le strade. I cittadini hanno cominciato a manifestare. E associazioni e partiti stavano cominciando a progettare quella che sarà ricordata come la più grande manifestazione mai organizzata in Basilicata.
«Devo precisare - continua Bubbico - che un ruolo fondamentale è stato quello del ministero dell’Ambiente e, in particolare, del capo di gabinetto Paolo Togni che ha assunto le vesti di controllore e controllato nella triplice posizione di capo di gabinetto del ministro, commissario vicario del generale Jean e vicepresidente della Sogin». E ancora: «Sono rimasto sorpreso - dice Bubbico - del fatto che il ministro Altero Matteoli abbia dichiarato che della questione erano stati informati amministratori locali, i quali si erano dichiarati d’accordo con l’individuazione di Scanzano come sito unico. Il ministro avrebbe dovuto chiarire in quale contesto del procedimento ciò era avvenuto, posto che sarebbe stata necessaria una discussione nella conferenza tra Stato e Regioni. Cosa che non è avvenuta». E’ un punto su cui è nato un contenzioso con Carlo Giovanardi, che accusava Bubbico di essere a conoscenza del decreto.
Ma Bubbico è stato sempre accusato anche di aver lasciato nel cassetto uno studio, commissionato molto tempo prima del decreto.
Spiega: «Con riferimento alla delibera ritirata in giunta regionale, di cui si è diffusamente parlato sulla stampa locale specifico quanto segue. Si discuteva da tempo della questione dei rifiuti radioattivi e si sospettava che la Basilicata potesse essere in qualche modo interessata, anche perché è una piccola regione. Per questa ragione abbiamo ritenuto di costituire un gruppo di lavoro composto da funzionari regionali e da docenti dell’Università della Basilicata per la valutazione tecnica del territorio e per acquisire elementi che potessero metterci al riparo da rischi futuri». Una specie di difesa preventiva? Spiega ancora l’ex governatore: «In quest’ottica, la relazione redatta dalla commissione è stata portata all’esame della giunta regionale dall’assessore Carlo Chiurazzi per la discussione e l’eventuale approvazione. In realtà occorreva soltanto prendere atto di una relazione tecnica, sulla quale, come è nostro costume, si è discusso in giunta. Nel corso della discussione ci siamo resi conto che nella relazione venivano indicati degli elementi tecnici che, ove riconosciuti ufficialmente prima, avrebbero potuto essere utilizzati in senso sfavorevole. Si è pertanto valutata e concordata l’inutilità di una presa d’atto di una relazione tecnica che, in tal modo, sarebbe diventata pubblica con possibili effetti negativi. Al contrario, poteva esserci utile come fonte di conoscenza tecnica nella sede e nel momento opportuno».
Il generale Jean, sentito nel 2008 dal pm antimafia Francesco Basentini, continua a negare. «Non ho mai parlato con Altieri prima del del decreto». In un verbale molto freddo e scritto con linguaggio da caserma si legge: «Non sono andato con Altieri a vedere l’area dove doveva nascere il sito, ma per vedere il territorio e basta. Craco è un’altra zona che ho visitato. Potrebbe esser ottimale per la conformazione del terreno e dovrebbe rientrare nei siti». Poi aggiunge: «Sono venuti degli studenti iracheni a studiare la tecnologia nucleare e sono andati nel centro di Trisaia, perché a Saluggia c’erano macchinari troppo delicati. Penso che comunque la presenza di questi iracheni era tenuta sotto controlla dai servizi segreti di un po’ tutti i paesi, perché quello era un periodo piuttosto delicato». E alla fine parla della bomba sporca. «Sì, effettivamente la bomba sporca può essere fatta con il materiale a rischio medio, Il più idoneo è il materiale contaminato dai rifiuti ospedalieri». Ma questa è un’altra storia.

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