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Ambiente, due arresti e tre denunce nel Vibonese

Basilicata

E’ il bilancio di un’operazione antinquinamento dei militari della Compagnia Carabinieri di Vibo

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Due arresti e tre denunce dei Carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia e della Stazione Carabinieri di S. Gregorio D’Ippona. I militari hanno effettuato un controllo all’interno di una officina del piccolo centro alle porte della città, ed hanno scoperto due persone, Antonio Farfaglia, 55 anni, ed il figlio Giuseppe, di 29, entrambi noti agli investigatori, che avevano ammassato illegalmente oltre 20 quintali di rifiuti speciali altamente inquinanti all’interno e nelle immediate vicinanze dei locali della propria attività.
I Carabinieri, al momento del loro arrivo, hanno visto carcasse di veicoli, cumuli di parti meccaniche e di carrozzerie delle più disparate auto, cataste di pneumatici usurati e numerose batterie di auto ormai esauste lasciate ovunque, sia all’interno dell’officina che intorno al palazzo, tanto che anche i campi circostanti erano disseminati dei residui delle operazioni di manutenzione che giornalmente venivano svolte dai due congiunti. Le batterie, oramai inutilizzabili, erano lasciate in stato di abbandono ed i propri liquidi si stavano spargendo in tutta la zona circostante con evidenti rischi, non solo per l’ambiente, ma anche per la salubrità dell’aria e la salute dei residenti.
Mentre erano in corso le operazioni di sopralluogo, inoltre, gli uomini della Benemerita si sono accorti di alcune parti di un veicolo che riportavano l’effige della nota azienda di conserve alimentari Callipo. Alle domande degli inquirenti sulla provenienza delle parti meccaniche i due non hanno saputo cosa rispondere ed il loro mutismo è cresciuto mano a mano che la carcassa di una Lancia Y emergeva dalla massa dei rottami sparpagliati un pò ovunque.
Ai Carabinieri non c'è voluto molto per scoprire che le fiancate e gli altri pezzi ritrovati erano tutto ciò che restava di un veicolo rubato nel mese di gennaio a Vibo Valentia ed intestato proprio alla nota impresa alimentare. Così, al termine di tutti gli accertamenti, a finire in carcere con l’accusa di realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali inquinanti sono stati Antonio e Giuseppe Farfaglia che, insieme a una terza persona, si sono visti denunciare anche per la ricettazione del veicolo rubato rinvenuto nell’officina.

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