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Vibo, delitto Brogna. Chiesto
il carcere a vita per Valenti

Basilicata

La richiesta del sostituto Michele Sirgiovanni nella requisitoria «sull’atroce delitto Brogna». Il difensore dell’imputato invoca invece l’assoluzione

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La richiesta avanzata ieri alla Corte di assise di Catanzaro, presidente Pino Neri, dal pm Michele Sirgiovanni a conclusione della sua requisitoria nel processo per l’omicidio di Michele Brogna (nella foto) è del carcere a vita per il Emanuele Rocco Valenti, di appena 24 anni, ritenuto l’assassino di un ragazzo che quando fu ucciso aveva la sua stessa età. Un giovane che però non ha avuto esitazione a premere il grilletto quando la vittima, piangente e in ginocchio, gli ha implorato pietà. Ma quel 18 febbraio 2009, in località “Favazzina” di Zammarò, frazione di San Gregorio, Emanuele Rocco Valenti giustiziò con due colpi alla nuca sparati da un micidiale fucile a pompa il falegname di Piscopio. Per questo, aggiunge Michele Sirgiovanni, l’imputato non merita attenuanti e deve rimanere in una cella per il resto dei suoi giorni. Egli, aggiunge, ha ucciso con «atroce crudeltà, animato da un’indole malvagia, incapace di sentire nel proprio animo il benché minimo sentimento di pietà». Il magistrato ricostruisce nel suo intervento le varie fasi del delitto e contesta quanto è stato attribuito a Michele Brogna, come movente dell’omicidio, di aver mai sostenuto che quello che sarebbe diventato il suo carnefice era un “confidente della polizia”. «Era invece - sottolinea Sirgiovanni – un ragazzo perbene, che non aveva fatto alcun male, che quelle banali parole che gli avevano messo in bocca non le aveva mai pronunciate. Non aveva nulla da farsi perdonare».
La richiesta dell’ergastolo trova il supporto dei difensori di parte civile, gli avvocati Maria Grazia Manco e Giuseppe Di Renzo. La prima fa commuovere ancora di più ricordando che «Michele era un bravo ragazzo. Che si alzava alle sei del mattino per andare a lavorare, che era l’orgoglio dei suoi genitori. Che sperava in un vita felice con la ragazza che amava». Il tutto mettendo in risalto le prove che a suo avviso inchiodano l’imputato. Più tecnico ma con le medesime finalità il discorso del secondo che chiede un adeguato risarcimento.
Bisogna poi attendere il difensore, avvocato Francesco Stilo, per un ritardo di carattere familiare. Il penalista afferma che a sparare non fu Valenti, mai sottoposto alla stub, esame risultato positivo per Carrà. Parla di inattendibilità dei testimoni. Critica le indagini e conclude con la richiesta di assoluzione perché la prova non è stata raggiunta. Il processo viene quindi rinviato per il 21 luglio quando ci sarà la sentenza.

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