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Scanzano marcia per la legalità

Basilicata

Dopo le intimidazioni degli ultimi giorni tutta la città si mobilita con in testa i parroci. Tra le oltre mille fiaccole lo slogan simbolo: «Non ci stiamo, ma ci siamo»

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SCANZANO JONICO - Oltre mille persone hanno riempito le strade di Scanzano Jonico ieri sera nella fiaccolata silenziosa organizzata dai parroci del centro del Metapontino Don Antonio Polidoro e don Mark Antony Stanislaus.
Una manifestazione che si è resa necessaria dopo i tanti attentati incendiari e delittuosi che hanno colpito diverse attività produttive e commerciali di Scanzano negli ultimi mesi.
La fiaccolata è partita dal piazzale antistante la chiesa della Madonna Santissima Annunziata ed è proseguita lungo via Nenni per poi arrivare nella zona 167 in via Morlino per un percorso di circa due chilometri e mezzo. Oltre ai parroci locali erano presenti anche Don Carlo Ferrarotti e Don Antonio Mauri di Policoro, Don Basilio Gavazzeni di Matera (presidente della Fondazione antiusura Monsignor Cavalla) e ancora Don Filippo Lombardi di Matera.
Presente nel corteo anche il segretario generale della Adiconsum di Basilicata, Angelo Festa e il direttore generale del Dipartimento Sanità della Regione, Piero Quinto.
Tutto l’associazionismo scanzanese ha portato la fiaccola che purtroppo non ha resistito al vento, ma dal punto di vista simbolico la manifestazione può dirsi ben riuscita.
In rappresentanza dell’associazione cattolica nazionale è arrivato a Scanzano anche il dottor Santangelo.
Il mondo politico inoltre, non ha fatto mancare la propria presenza con i senatori Filippo Bubbico e Carlo Chiurazzi del Pd e Cosimo Latronico del Pdl.
Presenti anche Il consigliere regionale Paolo Castelluccio e quello provinciale Antonio Stigliano, entrambi del Pdl, oltre ai due sindaci di Scanzano e Montalbano, Salvatore Jacobellis ed Enzo De Vincenzis.
Ha aperto il corteo lo striscione sorretto dai ragazzi della parrocchia su cui si leggeva lo slogan: “Non ci stiamo... ma ci siamo”.
Scanzano, ieri ha dimostrato di avere un tessuto sociale sano. La gente non ci sta a vedere una comunità minacciata nella sua tranquillità e non ci sta a vedere rovinata l’immagine di un paese laborioso, produttivo e fortemente caratterizzato da persone che hanno nel dna il gene della sofferenza e del riscatto.

Pierantonio Lutrelli

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