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Operazione contro la 'ndrangheta a Torino
19 ordinanze di custodia cautelare

Basilicata

Ancora un colpo alla 'ndranghta attiva nel nord Italia. I carabinieri del Ros stanno eseguendo 19 ordinanze di custodia cautelare

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Diciannove ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Torino, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, vengono eseguite in queste ore dai Carabinieri del Ros nei confronti di altrettante persone ritenute esponenti di vertice delle cosche della 'ndrangheta nel basso Piemonte.
In particolare, i militari stanno effettuando arresti nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo, dove le indagini condotte finora hanno consentito di documentare le dinamiche associative di alcune 'ndrine che riproducevano il modello dell’area calabrese di origine e che erano funzionali al coordinamento delle loro iniziative criminali con gli interessi dell’organizzazione madre.
Le indagini inoltre hanno confermato l'adozione delle tradizionali cariche e formule della 'ndrangheta e hanno consentito di documentare incontri, rituali e affiliazioni. Lo scorso 8 giugno un’analoga operazione, denominata 'Minotaurò, aveva portato all’esecuzione di 151 ordinanze di custodia cautelare in tutta Italia per la presenza della 'ndrangheta nella sola provincia di Torino. Gli arresti effettuati furono 146; cinque persone sono tuttora latitanti.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta dei Carabinieri, vi sono tracce dell’esistenza della 'locale' del basso Piemonte da circa un anno. I primi riscontri derivano dalle intercettazioni ambientali effettuate nell’ambito nell’operazione «Il crimine» del luglio scorso dalla Procura di Reggio Calabria, in cui erano rimaste coinvolte 300 persone.
In particolare, era stato documentato un incontro avvenuto il 30 agosto 2009 all’interno di un agrumeto di Rosarno (Rc) tra il capo della locale 'criminè, la 'ndrina incaricata di eseguire le azioni violente sul territorio, Domenico Oppedisano, e due delle persone arrestate oggi, Rocco Zangrà e Michele Gariuolo. In quell'incontro era stata ipotizzata la costituzione di una nuova 'localè di 'ndrangheta, da insediare ad Alba (Cuneo).
Proprio in quel frangente era emerso il ruolo di vertice della struttura piemontese di Pronestì, il quale – da quanto riferiscono gli investigatori – comminava sanzioni agli altri associati a lui subordinati, dirimeva i contrasti interni ed esterni al sodalizio e curava i rapporti con le altre articolazioni dell’organizzazione». La 'locale' fu però poi insediata con centro a Novi Ligure (Alessandria).

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