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Reggio. Cisterna indagato dopo le accuse
del pentito: «Non ho nulla da temere»

Basilicata

L’inchiesta vede indagato il numero due della Direzione Nazionale Antimafia, Alberto Cisterna, accusato dal pentito Nino Lo Giudice

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Alberto Cisterna, il numero due della Direzione nazionale antimafia, è intervenuto a seguito delle dichiarazioni del pentito Antonino Lo Giudice, sui presunti favori e regali ricevuti da parte di Luciano, il fratello del collaboratore di giustizia: «Non ho sollevato e non solleverò alcuna questione di competenza. Chiunque procede nei miei confronti va bene. Non ho nulla da temere, ho agito sempre nel rispetto della legge e sono sereno». «E’ solo fango - ha dichiarato - mai avuto viaggi in regalo, mai viaggiato con Luciano Lo Giudice. Sono avvilito e disgustato da tutta questa vicenda».
Poi aggiunge: «Da magistrato considero quello della Procura di Reggio Calabria un atto dovuto dopo le dichiarazioni di un pentito - spiega - credo che prima di prendere una simile decisione, abbiano ponderato e valutato tutto i miei colleghi. Anche io in passato ho dovuto prendere decisioni nei confronti di alcuni magistrati. Ma ripeto dal mio canto sono trasparente e tranquillo su tutto».
Per Cisterna, indagato per corruzione in atti giudiziari per una presunta somma di danaro intascata per la scarcerazione di Maurizio Lo Giudice, l’altro fratello di Nino “il Nano”, già in precendenza passato a collaborare con la giustizia nel 1999e, non ci sarebbe alcun problema nell'essere giudicato dalla Procura di Reggio.
Intanto ieri ad alimentare ombre e sospetti sull’operato e sui contatti di cisterna era stato il consulente informatico Gioacchino Genchi che aveva parlato di tabulati telefonici riguardanti Cisterna e su cui aveva lavorato in due indagini dell’ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, “Why Not” e “Poseidone” che sono stati acquisiti dalla Procura di Reggio Calabria. «Tutta la questione Genchi - ha detto infine Cistenra - è e resta nelle mani dei avvocati».

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