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Palazzo S.Gervasio, stampa lucana
sottoscriva appello per entrare nei Cie

Basilicata

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Giovanni Maria Bellu, Raffaella Cosentino, Gabriele Del Grande, Stefano Galieni, Cinzia Gubbini, Alessandro Leogrande, Stefano Liberti, Antonello Mangano, Marco Rovelli…I nomi sopracitati sono dei cronisti primi-firmatari dell’ appello rivolto al governo affinché - in nome del rispetto del diritto di cronaca e dell’articolo 21 della Costituzione (che sancisce la libertà di cronaca) - venga cassato quella vergognosa circolare del Ministero dell’Interno (prot.n 1305 del 1/04/2011) vietante alla stampa l’ingresso nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo politico (Cara). Un appello che, a parte qualche solitaria eccezione, è stato completamente snobbato dalla stampa italiana e che ora vorrei invitare i cronisti lucani a sottoscriverlo, visto le inquietanti notizie denunciate nei giorni scorsi sul Cie-lager di Palazzo San Gervaso ospitante (si fa per dire) settantotto tunisini giunti in Italia sull’onda della rivolta di popolo nel Paese magrebino. La censura non può essere istituita con una circolare del Viminale, i cittadini hanno il diritto ad essere informati e la stampa di monitorare tutto quello che succede nei centri dove sono detenuti i cittadini tunisini, dunque, sottoscrivere l’appello da parte degli operatori dell’informazione locale appare doveroso, ma, allo stesso tempo, potrebbe anche significare una presa di posizione per respingere il recente decreto governativo che ripristina le procedure di espulsione coattiva dei clandestini, prolunga definitivamente da sei a diciotto mesi il trattamento nei Cei ed introduce l’espulsione dei cittadini comunitari (liberamente interpretando le direttive europee che la escludono), Una tale presa di posizione farebbe altresì da controcanto alla improbabile uscita del parlamentare del Pdl Vincenzo Taddei, riportata dal Quotidiano della Basilicata la scorsa settimana. Taddei in quell’occasione, tra l’altro, dichiarava: “Il divieto nei confronti dei mass media rimane quindi valido per ragioni di riservatezza e sicurezza”. Un commento da fare alle parole dell’onorevole Taddei? Meglio lasciar perdere. Si pestano da sole.

Mimmo Mastrangelo

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