Salta al contenuto principale

Il COMMENTO
Sanità, costruire prima di demolire

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 1 secondo

di GIOVANNI DONATO*
Il Governo ha annunciato una manovra economica di oltre 40 miliardi per il patto di stabilità europeo. La sanità, a quanto sembra, dovrebbe contribuire con cifre enormi, dai 5 ai 10 miliardi. Ma le Regioni ricordano – attraverso il loro portavoce Errani – che la sanità ha già dato il contributo più significativo sulla riduzione della spesa e vogliono siglare un nuovo patto per la salute per il 2011. La Cgil nazionale ha proposto al ministro Fazio l’attivazione e il finanziamento di centri sanitari territoriali aperti 24 ore, per offrire un’assistenza qualificata e continuata, soprattutto nelle regioni impegnate con piani di rientro, in alternativa alla riconversione della rete ospedaliera. Una recente sentenza del Tar Abruzzo annulla alcune delibere attuative il piano di rientro di quella regione, in particolare contro la chiusura di un ospedale locale, disposta dal Commissario ad acta nell’ambito del piano di riordino della rete ospedaliera. In attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sulla sentenza, è utile rilevare quello che da essa emerge. In primo luogo si mette in dubbio che un potere di nomina governativa possa disporre modifiche di leggi regionali preesistenti, anche nell’esercizio dei poteri sostituivi. Si legge nella sentenza: «Non si vede come, pur data per condivisa la caduta di efficienza del nosocomio . possa legittimamente procedersi ad una sua riconversione-soppressione, con conseguenze che potrebbero peraltro apparire addirittura beffarde per la comunità di riferimento, la quale, già penalizzata da standard scadenti, poteva legittimamente confidare in ben diverse iniziative di effettivo risanamento e non di mero razionamento». Riportando queste considerazioni a quello che sta accadendo nei vari territori calabresi ne deriva che qualsiasi opera di risanamento in sanità non può prescindere da una riorganizzazione e riqualificazione dei servizi. E poiché, come abbiamo visto, i semplici tagli si sono tradotti in ulteriore impoverimento qualitativo e quantitativo delle prestazioni, diventa imperativo da parte della Regione offrire contestualmente servizi alternativi. Una politica fatta di soli tagli non fa che aumentare le resistenze dei cittadini ai cambiamenti, anche quando questi sono necessari, e finisce con il rendere sempre più concreto il rischio di non garantire i livelli essenziali di assistenza alla popolazione. Nello specifico, non si può imporre la chiusura o la riconversione di ospedali ormai radicati nelle varie realtà locali, senza avere creato prima una vera e propria filiera territoriale della sanità. Ed invece dobbiamo constatare che nulla è stato ancora realizzato del decreto 18 dell’ottobre 2010, riguardo al potenziamento dei servizi di distretto, di assistenza domiciliare e della rete di emergenza-urgenza. Quest’ultima, in particolare, prevedeva lo svolgimento di 11 azioni tematiche, tra cui: il coordinamento ed il collegamento della rete esistente, l’organizzazione delle centrali operative, gli standard di personale, l’attivazione di radiofrequenze dedicate. Dei distretti e dei dipartimenti territoriali aspettiamo ancora il potenziamento e la nuova definizione attraverso gli atti aziendali, che insieme alle linee guida regionali segnano ormai un anno di ritardo. Le politiche fin qui adottate sanno di improvvisazione e nonostante tutti i proclami manca un progetto di sanità su scala regionale. Mentre il dipartimento emergenza-urgenza è ancora un enunciato, gli ospedali (soprattutto quelli cosiddetti Hub), sebbene privi delle risorse umane necessarie, arrancano per fare fronte alle emergenze incontrollate che provengono quotidianamente da tutta la provincia. Il sindacato, pur volendosi impegnare nella tutela della salute pubblica e dei lavoratori del settore, non potrà dare il suo contributo se prima non è chiaro da dove e verso dove avverrà la mobilità del personale. La Fp Cgil sollecita una presa d’atto da parte del presidente Scopelliti sulla necessità, non più rinviabile, di garantire a tutti i cittadini calabresi i livelli essenziali di assistenza e ai numerosi precari della sanità la stabilizzazione.

*segretario Cgil Cosenza

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?