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Claps. Le sviste degli investigatori:
le prime quarantotto ore

Basilicata

"La ferita di Restivo non ha attinenza con la scomparsa della ragazza"

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«In data odierna alle ore 23 circa si presentava in questi uffici Claps
Luciano». Inizia così la relazione di servizio del 12 settembre del 1993.
L’ispettore Raffaele Maulella deve averla scritta un po’ più tardi, ma la
data è ancora quella del giorno in cui si sono perse le tracce della
ragazza. Erano passate non più di dodici ore da quando Elisa aveva lasciato
la sua amica Eliana De Cillis, all’altezza di Piazza di Mario Pagano, per
raggiungere la Trinità, dove aveva un appuntamento con Danilo Restivo (in foto). Nel pomeriggio era stato il padre a denunciare la scomparsa della figlia.
Luciano, il minore dei due fratelli, non aveva preso pace e non ne avrebbe
presa nemmeno dopo. Avrà fatto venti volte il giro di tutta la città. Era
stato a casa di Danilo verso ora di pranzo. Gli aveva visto quel cerotto
sulla mano. Gli aveva chiesto cosa si era fatto, ma quella storia del
capitombolo nel cantiere delle scale mobili puzzava lontano un miglio. Era
tornato da lui più tardi. Ma non l’aveva trovato. Lo avevano «accolto» i
genitori e gli avevano riferito che era a Napoli perchè il giorno dopo
doveva sostenere l’esame per la scuola di odotecnici. Luciano aveva chiesto
un recapito per rintracciarlo, ma loro «infastiditi» si erano rifiutati di
collaborare. Allora era andato in Questura ed era ritornato con un paio di
poliziotti. Davanti alle uniformi babbo e mamma Restivo si erano
giustificati dicendo che il figlio era «teso» per l’esame e non volevano
che venisse disturbato, e comunque Danilo non era l’ultimo ad aver visto
Elisa quella mattina. «Un coinquilino» l’aveva notata verso l’una e mezza,
due ore dopo l’incontro alla Trinità. Sapevano tutto i coniugi Restivo.
Sapevano persino che il «coinquilino», in realtà un vicino di casa
(Giuseppe Carlone, ndr), lo aveva già riferito a Luciano, che agli agenti
non avrebbe potuto fare nient’altro che confermare. Sarà stato lui ad
averglielo detto cercando di tranquillizzarli? O qualcun altro? La
relazione non chiarisce quest’aspetto, ma si conclude l’iscrizione di una
notizia di reato per «omicidio volontario in danno di Elisa Claps» a carico
di ignoti, perchè «non costa» che Danilo, con quella sua ferita alla mano
sinistra, abbia «attinenza con la scomparsa della ragazza, se si considera
che proprio alle 13.30 (quando si è fatto medicare al pronto soccorso, ndr)
era stata notata nei pressi della propria abitazione».
Quella notte sarebbe andata via così, e con lei le prime ventiquattr’ore
dalla “scomparsa”. I manuali spiegano che in un caso di omicidio le prime
quarantotto ore sono fondamentali per le indagini. Le possibilità di
incastrare il responsabile si dimezzano subito dopo, e via così col passare
del tempo. Qualcuno ha abbozzato persino una tabella statistica a riguardo.

Danilo sarebbe stato di ritorno a Potenza verso le 17 di lunedì 13
settembre. In Questura sarebbe arrivato verso le 19, quando comincia la
verbalizzazione dei genitori sentiti dall’ispettore Vito Eufemia come
persone informate sui fatti, mentre lui accompagnava l’ispettore Donato
Pace nel cantiere delle scale mobili.
Eufemia si sarebbe accordato con il padre per acquisire gli abiti del
ragazzo, ma arrivato sull’uscio di casa papà Restivo avrebbe fatto
dietrofront, «pretendendo» che gli agenti gli esibissero un decreto firmato
da un pm della procura della Repubblica altrimenti “picche”. Secondo Pace,
Eufemia «avrebbe dovuto procedere comunque». Invece dal telefono di casa
Restivo sarebbe partita una chiamata al capo della Squadra mobile del
tempo, Luigi Grimaldi, che soltanto ieri era in Tribunale dove ha
incontrato e dialogato a lungo con la madre di Elisa, Filomena Iemma. Il
capo gli avrebbe detto di aspettare, poi l’avrebbe richiamato in ufficio
ordinandogli di preparare «immediatamente» una comunicazione per iscritto
alla procura. Già che c’era doveva chiedere un decreto per il sequestro di
indumenti, uno per effettuare una perquisizione a casa e nei locali della
biblioteca nazionale (all’epoca diretta dal padre Maurizio Restivo) e
un’altro per partire con le intercettazioni. Ma che significa
«immediatamente»?
I militari dicono «tempo zero», che non significa granchè. Il problema è
che il verbale d’interrogatorio di Danilo porta come orario le 21, non si
sa di preciso a che ora siano tornati gli agenti che volevano sequestrare
gli indumenti, ma la data sull’informativa per la procura della Repubblica
di Potenza è stata modificata a penna. Il timbro della cancelleria registra
14 settembre ore 11. Quasi mezzogiorno, che dal momento della “scomparsa”
fanno le famose quarantotto ore. Ma non è finita.
«Prendo atto - avrebbe raccontato tempo dopo Vito Eufemia agli
investigatori di Salerno - che il giorno di redazione dell’informativa in
questione risulta modificato a penna, ma non so chi possa aver fatto ciò.
L’informativa è stata redatta da me tra la sera del 13 settembre e la notte
del 14. Dopo è stata controllata dal collega Donato Pace (oggi comanda i
vigili urbani di Potenza) e sottoscritta dal dirigente Luigi Grimaldi».
«Prendo atto anche delle frasi aggiunte a pagina quattro della stessa
informativa. Sono state fatte dal collega Donato Pace in sede di controllo.
Io, infatti, avevo scritto che la giovane poteva essere stata oggetto di
sequestro a fine di libidine da parte di Danilo Restivo, mentre l’aggiunta
delineava un’ipotesi meno specifica assumendo che la giovane poteva essere
oggetto di un’azione violenta a opere di persone in corso di
identificazione (...) pensavo possibile l’ipotesi di sequestro a fine di
libidine perchè in archivio avevo rinvenuto il fascicolo personale di
Danilo che conteneva un precedente di quando aveva 14 anni e aveva portato
con una scusa due ragazzini in un container nel vecchio seminario di
Potenza. Aveva legato uno dei due e lo aveva ferito alla gola».
Più che un’aggiunta, una «modifica» spiegò più tardi l’ispettore Pace. Al
posto di «oggetto di sequestro a fine di libidine da parte di Danilo
Restivo», «oggetto di un’azione violenta a opere di persone in corso di
identificazione». L’informativa sarebbe arrivata sulla scrivania del pm
Felicia Genovese nella seconda versione senza l’indicazione di Danilo
Restivo. Le intercettazioni sarebbero partite subito dopo. In una delle
prime (senza orario) del 14 settembre, gli investigatori avrebbero sentito
la sorella di Danilo avvisare la madre dell’imminenza di una perquisizione,
che alla fine non ci sarebbe stata, come nemmeno il sequestro degli abiti
del ragazzo. Gli investigatori sarebbero tornati a casa Restivo soltanto 15
febbraio del 1994, dopo l’arresto e la scarcerazione dell’albanese Eris
Gega, che nel frattempo era finito in cima alla lista dei sospettati per
essersi confuso in alcune dichiarazioni. Erano agenti della Procura
circondariale che dovevano eseguire un decreto di perquisizione della
dottoressa Rosalba Capalco nell’ambito di un’indagine per le molestie di
Restivo ad alcune studentesse che abitavano sull’altro lato della strada,
come Heather Barnett. «Dagli atti redatti e dal materiale sequestrato -
annotano i detective di Salerno - non si rilevano elementi di interesse
alle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps». Erano passati cinque mesi,
altro che quarantotto ore.

lama

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