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Il fratello di Heather Barnett: "Se avessero trovato Elisa
mia sorella sarebbe ancora viva"

Basilicata

Fuoco di fila dal Regno Unito sugli inquirenti italiani, il fratello di
Heather Barnett sulla mancata perquisizione della Trinità: "Non capisco
come sia stato possibile, qualcuno deve dare molte ris

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POTENZA - «Ha già goduto di otto anni di libertà che mia sorella non ha
mai avuto. Ho pensato alla pena di morte, ma credo che sia troppo poco per
lui. Può sembrare una via facile per uscirne. Preferisco che passi il resto
della sua vita miserabile in prigione». Si è sfogato con un’intervista al
“Guardian” il fratello di Heather Barnett, Ben, consulente informatico. Al
“Daily Echo” è stato ancora più schietto su quello che pensa di Restivo («È
un senza palle»), ma ha parlato anche del caso di Elisa Claps lanciando
strali contro gli inquirenti italiani, che non hanno neutralizzato
l’assassino di sua sorella.
«La cosa che più mi confonde è che avrebbero dovuto trovare il corpo di
Elisa nel posto dove si sospettava che fosse stata uccisa. Tutte le prove
indicano che lei è rimasta lì dal primo giorno e non capisco come abbia
fatto la polizia a non trovarlo. Qualcuno dovrà rispondere a molte domande.
Se le indagini fossero state condotte in maniera adeguata e avessero
provato che Restivo aveva ucciso Elisa, mia sorella oggi sarebbe ancora
viva».
Gli fa da controcanto il detective Mark Cooper, che ha seguito il caso
dall’inizio, ma soltanto dal 2007 ha preso il posto di Phil James, che se
n’era andato in pensione. «Se avessero cercato a fondo nell’edificio
-inteso come la chiesa della Trinità, ndr - Heather sarebbe ancora viva».
Scrive Paula Robert per il Daily Echo: «È stato ampiamente riportato che ci
furono una serie di fallimenti nelle indagini italiane sulla scomparsa di
Elisa. I vestiti che Restivo indossava quel giorno non vennero sequestrati.
E la chiesa non è stata ispezionata completamente, se così fosse stato
avrebbero immediatamente scoperto il suo cadavere».
Pierangelo Maurizio, giornalista del Tg5, rincara la dose in un’intervista
al collega Andy Martin, sempre per il Daily Echo, che con la sua testata
locale, il Bournemouth Echo, ha assicurato la copertura in diretta di tutte
le udienze del processo. Ritornano a galla i dubbi sugli errori nelle
indagini durante i primissimi giorni: «Incompetenza della polizia, dei
magistrati o cospirazione?». Maurizio spiega che qualcuno aveva già messo a
fuoco che Restivo avesse dei grossi problemi. «È stato visitato dai medici
dell’esercito per la leva militare. Dichiararono che aveva strane
attitudini sessuali ed è stato riformato».
Il “Mirror” ci va giù duro titolando: «I poliziotti italiani persero la
chance di assicurare le prove contro Danilo Restivo per una svista».
L’articolo contiene anche un’intervista all’avvocato della famiglia Claps,
Giuliana Scarpetta.
«Avevano puntato gli abiti sporchi di sangue vicino alla lavatrice -
scrivono Euan Strech e Nick Pisa, corrispondenti da Roma - ma il padre
Maurizio si rifiutò di consegnarli agli investigatori o di lasciare che
perquissero casa sua perchè sul decreto mancava una firma. Incredibilmente
i detective non tornarono mai perchè un magistrato si rifiutò di firmare e
la possibilità di effettuare una prova col Dna è andata persa per sempre.
Tornando al Daily Echo, Ben Barnett ha svelato anche un episodio che non
era mai venuto fuori prima. Restivo fu presente sia alla veglia che ai
funerali di Heather, quattro mesi dopo la sua morte quando il corpo venne
riconsegnato alla famiglia. Il giorno dell’omicidio aveva coccolato i
bambini che avevano scoperto lo scempio del corpo della madre, e quattro
mesi dopo non si era fatto mancare nemmeno le esequie. «La polizia ci aveva
avvisato che l’assassino avrebbe potuto farsi vivo. Pensavano che non
avrebbe resistito al brivido di tornare sulla scena del delitto».

Leo Amato

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