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Centro Lanzino: «Accogliamo con soddisfazione la condanna di Padre Fedele»

Basilicata

Esprime «piena soddisfazione per la sentenza» e i responsabili precisano che «non ci esimiamo dal riflettere che la ricerca di legalità sia emersa all'interno di un Tribunale»

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«E' con l’immagine di Francesco Bisceglia con la bianca veste, sulle scale del tribunale di Cosenza che urla rivolgendosi minacciosamente alle suore, esortandole a vergognarsi e a pentirsi, che oggi 6 Luglio 2011 alle ore 14 vogliamo commentare la sentenza». È quanto sostiene, in una nota, il centro antiviolenza Roberta Lanzino. «Con la soddisfazione – prosegue – di chi ha creduto nelle verità denunciate dalla suora affermiamo che è stata resa giustizia e la sentenza di condanna a 9 anni e 3 mesi a Francesco Bisceglia e 6 anni e tre mesi ad Antonio Gaudio deve necessariamente contribuire a restituire equilibrio e misura ad una città tutta che durante questi lunghi cinque anni troppe volte ha abusato della dignità della religiosa e di quanti a lei si sono affiancati per sostenerla». «In primo luogo – è scritto nella nota – noi donne del Centro antiviolenza Roberta Lanzino che abbiamo vissuto il difficile percorso giudiziario al suo fianco subendo l’onta dei media e di una comunità ancorata alla figura istrionica e narcisistica di un uomo che ancora oggi, a sentenza emessa, ha continuato ad offendere. Su questo continueremo a vigilare attente a che ad altre donne non accada quello che è già accaduto, pronte a prevenire e a denunciare qualsiasi altro atto lesivo della nostra dignità. Oggi si scrive una pagina importante per la giustizia italiana: il Tribunale di Cosenza ha aperto una fase nuova che impone ad una città arroccata, durante questi anni, a facili giudizi assolutori in nome della virtuosità e dell’opera meritoria a sostegno dei più deboli, che di certo non riducono nè scalfiscono la gravità dei fatti per i quali Bisceglia è stato condannato». «Accogliendo con soddisfazione la sentenza – conclude la nota – non ci esimiamo dal riflettere sul fatto che la ricerca di legalità sia emersa all’interno di un’aula di Tribunale più di quanto non abbia saputo esprimere la società civile cosentina e la stampa».

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