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San Carlo, Des Dorides è il nuovo direttore.
Le tre opinioni sulla scelta

Basilicata

Il giorno dopo la nomina del San Carlo i politici si dividono sul super manager. Cicchetti (Idv) amareggiato per la logica esterna, Petrone (Sel) plaude, Pagliuca (Pdl) critica.

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POTENZA - C’è il primo. Poi il secondo e infine il terzo. Tre commenti sulla scelta di Des Dorides (in foto). Tre pensieri diversi che diventano lo specchio di quello che nelle ora va delineandosi nell’opinione pubblica lucana: c’è chi plaude senza se e senza ma, c’è chi avanza rimostranze per la scelta del “Papa straniero” che penalizzerebbe “i bravi professionisti autoctoni”, e c’è infine chi senza mezze misure giudica, la nomina dell’ex direttore generale della Croce rossa italiana al San Carlo un atto di debolezza della politica lucana.
Nello specifico si esprime in termini positivi sulla scelta, il segretario regionale della Sel, Carlo Petrone. Avanza perplessità (non in termini di autorevolezza) sulla nomina il vicepresidente del consiglio regionale dell’Italia dei valori, Enrico Mazzeo Cicchetti che vede “penalizzate” le scelte interne. E attacca il centrosinistra invece, il capogruppo del Pdl alla Regione, Nicola Pagliuca.
Da un punto di vista degli equilibri politici presenti a via Anzio, le dichiarazioni che più fanno “rumore” sono quelle di Mazzeo Cicchetti che oltre a essere un consigliere regionale è anche il presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Potenza. Il dipietrista è netto: «Un nome esterno, per quanto blasonato, non può coprire il vuoto di progetto della politica regionale. Avevo espresso, a più esponenti, l’esigenza di definire insieme, almeno a grandi linee, una proposta per il San Carlo, rispetto alla quale fare scaturire la scelta più idonea del Direttore generale. Il confronto costruttivo sulle cose da fare resta impossibile».
E’ duro il vicepresidente del consiglio che “lamenta” una scarsa condivisione delle scelte all’interno del centrosinistra e spiega: «Anche questa occasione mi conferma che chi vuole rinnovare, nel centrosinistra di Basilicata e nei partiti che lo compongono, è una minoranza, a cui è lasciata la libertà di fare solo enunciazioni, possibilmente a voce bassa».
Mazzeo Cicchetti quindi parlando di centrosinistra lucano che «continua ad operare con il vecchio metodo delle oligarchie decisionali» non fa sconti e dichiara: «Il nome esterno è un vecchio trucco utilizzato dai falsi rinnovatori e decisionisti “in proprio”, incapaci di fare le giuste mediazioni che, invece, sono l’aspetto intelligente e nobile della politica».
Da qui l’attacco al Pd da parte di Mazzeo Cicchetti: «L’asticella di Roberto (Speranza ndr), purtroppo, non è riuscita, ancora una volta a elevarsi». E poi il ragionamento del dipietrista si sposta sulle prossime nomine, con l’avvertenza: «Seguendo questo principio dovremmo affidare, visti i problemi che vivono anche “Acquedotto spa”, “Sel”, “Acqua spa”, le Asl e tutti gli altri enti sub regionali a supermanager importati; questa è la condanna della “normalità” lucana che fuori regione è molto apprezzata». Insomma Mazzeo Cicchetti invita, per coerenza, a proseguire sulla via del nome blasonato anche per gli altri enti regionali in cui sono scaduti i consigli di amministrazione e non dar vita alle solite “lottizzazioni”.
Non poteva mancare l’affondo di Mazzeo Cicchetti a De Filippo e alla sua giunta (di cui tra l’altro come esterno fa parte anche il segretario regionale del partito dello stesso Mazzeo Cicchetti): «Considerato che abbiamo già una giunta fatta prevalentemente di “esterni”, completiamo l’esternalizzazione della Basilicata, accogliendo magari altre esperienze esterne, lasciandone la guida a Vito De Filippo, che si dimostra sempre più innovativo, super partes e distaccato dai condizionamenti locali e dai vincoli soliti della politica!». Tecnicamente gli unici assessori non esterni alla Regione sono Erminio Restaino (Pd) e Agatino Mancusi (Udc), di cui evidentemente Mazzeo chiede di fare a meno per mettere altri due esterni. Una provocazione.
Chi invece esprime piena soddisfazione per la scelta di Des Dorides è il segretario Sel, Carlo Petrone: «Un buon segnale quello offerto. Si esce sicuramente dalle vecchie logiche e si apre la strada ad una diversa valutazione delle necessità manageriali e di gestione di un punto centrale del sistema sanitario regionale. Il San Carlo aveva bisogno di discontinuità e ci auguriamo che il professor Dorides sappia utilizzare al meglio le tante professionalità in esso operanti, per offrire alla comunità lucana servizi sanitari di eccellenza».
Critico senza messe misure invece è il tenore delle dichiarazioni di Nicola Pagliuca del Pdl: «La tanto attesa nomina del direttore generale del San Carlo di Potenza ha reso coscienti i manager lucani della loro incapacità a governare una siffatta Istituzione. Nulla da eccepire sul curriculum professionale del nuovo dg, ma è chiaro che questa nomina boccia pesantemente ed amaramente i tanti altri concorrenti “lucani” che pure vantavano esperienze illustri in campo manageriali. Non è una posizione campanilistica, ma è davvero difficile credere alla favoletta della nomina per meriti curriculari. In una Regione, nella quale ogni nomina risponde in maniera chiara al manuale Cencelli, è necessario capire quale parte della maggioranza ha dovuto sostenere tale indicazione». «Questa scelta - conclude Pagliuca - è stridente con quanto sempre affermato dal governo regionale di voler attivare ogni percorso utile per riportare in Basilicata le eccellenze lucane sparse nel mondo».

sal.san.

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