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Claps; Don Ambrogio:
«Non sono ricattabile da nessuno»

Basilicata

Il parroco della Trinità smentisce la versione delle donne delle pulizie e, usando le parole di Don Cozzi, dice: «Niente macigni, mai mandate lassù»

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POTENZA - «Non ho nessun macigno sulla coscienza». Lo ha detto per smentire la versione di una delle donne che facevano le pulizie nella chiesa della Trinità, e lo ha fatto riprendendo la metafora del “macigno” e del “sepolcro” che aveva usato Don Marcello Cozzi nella sua omelia per i funerali di sabato scorso. Lui non c’era in piazza Don Bosco, come il vescovo e il suo vice Don Vagno de Oliveira e Silva, ma l’invocazione «agli uomini e le donne senza nome» perchè «facciano uscire la verità» e non condannino «una famiglia e una comunità a restarci per sempre in quel sepolcro» deve averlo raggiunto dovunque si trovava.
Anche per questo don Ambrogio Atakpa (in foto), parroco del tempio di via Pretoria, ha deciso di rompere il silenzio. «Mai dato ordine alle donne delle pulizie di ripulire il sottotetto». Ha chiarito il sacerdote. «Sfido chi sostiene tali cose a provarle nelle sedi appropriate».
È stato un servizio dell’ultima puntata della trasmissione “Chi l’ha visto?” a rilanciare su scala nazionale il sospetto di una messinscena orchestrata negli ambienti della curia potentina per far scoprire a un bel momento il corpo di Elisa Claps, occultato per diciassette anni nell’angolo più buio del sottotetto della Trinità.
«Un uomo ricattabile», per i suoi rapporti con le alte sfere della Potenza “bene”, scriveva la scorsa settimana la stampa inglese attratta dai legami con il caso Barnett, a proposito di Don Mimì Sabia che amministrava la chiesa ai tempi della scomparsa della Elisa, ed è morto soltanto nel 2008. «Ricattabile» anche il suo successore, Don Noel Okamba, stando agli autori della Rai, a causa della relazione sentimentale con una donna che avrebbe dato alla luce una bambina. Sullo sfondo c’è sempre il mistero che dal 12 settembre del 1993 ha afflitto la famiglia Claps e gli innocenti marchiati per anni di colpe inesistenti. L’assunto di partenza però è che qualcuno oltre all’assassino sapesse di quel corpo lassù, e abbia taciuto per paura di ritorsioni. «Non sono ricattabile - ha quindi sottolineato Don Ambrogio - perchè non ho nessun macigno sulla coscienza. Smentisco categoricamente quanto detto ieri dalla trasmissione di Rai3 “Chi l'ha visto”».
In realtà la televisione aveva solo mostrato le versioni del suo vice Don Vagno de Oliveira e Silva e delle donne delle pulizie messe a confronto negli uffici della Squadra mobile di Potenza. Il contrasto irrisolto tra le dichiarazioni agli investigatori sulla scoperta dei resti di Elisa era emerso già un anno fa. Forse non dev’essere piaciuta la loro costruzione, ma la sostanza non cambia. Qualcuno ha mentito sul momento in cui quel corpo è stato ritrovato, e le ipotesi al vaglio degli inquirenti sul perchè sono diverse. Il timore per sè di conseguenze a livello penale per non aver compreso dal primo momento la portata della situazione? Comportamenti privati che non hanno nulla a che vedere col giallo di Elisa, ma non possono lo stesso diventare pubblici, costi quel che costi? Oppure davvero complicità nella morte e l’occultamento del corpo della ragazza magari ereditate dai successori di Don Mimì?
L’ultima è l’ipotesi peggiore e la più difficile da dimostrare. Ciò non toglie che alla fine potrebbe anche non essere quella giusta.

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