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Verso il referendum
Casa per casa. Si ricomincia

Basilicata

Dopo il successo dei “sì” sull’acqua, di nuovo in moto per eliminare i nominati della politica nelle liste. Il Comitato lucano Anti-Porcellum si presenta. Due mesi per trovare le firme

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PERSINO dove si balla. Il periodo è ingrato per una raccolta firme. La gente ha voglia di leggerezza sotto all’ombrellone. Però Vincenzo Santochirico e gli altri membri del Comitato referendario Anti-Porcellum non si danno per vinti.
C’è tempo fino a settembre per presidiare piazze e strade di mete vacanziere, locali notturni, luoghi d’aggregazione, mercati, ospedali, edifici, discoteche. Si tratta di inseguire un elettorato che ha già dato buona prova di sè con lo scorso referendum su acqua e nucleare e di replicarne - almeno la speranza è questa - il risultato. Ieri in Regione, a presentare la macchina organizzativa che già s’è messa in moto, c’erano quasi tutti i partiti, escluso il Pdl, e una bella fetta di società civile.
Singetta, Navazio, Vita, Autilio, Romaniello, Scaglione insieme a presidi, agricoltori, imprenditori, persino operai. Un movimento «trasversale» ha detto Santochirico, che mira al superamento delle liste bloccate, perché per come vuole l’attuale legge elettorale «l’eletto deve sempre dare conto a chi lo ha nominato».
Il secondo quesito riguarda il premio di maggioranza che, alla prova dei fatti, «consente oggi ad una minoranza del paese di governare indisturbata». Terzo quesito è la clausola di sbarramento: «La norma in vigore - prosegue Santochirico - aumenta a dismisura le liste» generando l’instabilità delle alleanze meramente elettorali che tutti conosciamo. Infine l’indicazione del candidato premier, che lede le prerogative del Capo dello Stato. Ci sono due mesi, due mesi a partire da oggi. Il due giugno scorso, prosegue Santochirico «abbiamo colto la voglia di cambiare».
Ebbene è a quel popolo che si rivolge il Comitato referendario, a quel coro di sì che fecero svettare il quorum e abrogare le leggi in vigore in materia di energia, risorse natirali e legittimo impedimento. «Uno strumento imperfetto» il referendum, si legge sul sito di “Io firmo, riprendiamoci il voto”, slogan identificativo della raccolta firme in corso. Ne servono 500mila. Il Comitato, che a livello nazionale ha già visto l’adesione di nomi importanti del mondo della politica, ma anche della cultura e delle scienze, parte dal presupposto che «l’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35%-40%».
La via parlamentare per il cambiamento dovrebbe essere quella «maestra».
Ma dal momento che una vera riforma, sebbene più volte annunciata, non è mai partita, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario.
Ieri mattina, comunque, in Regione, non sono mancati i toni polemici.
L’ex parlamentare Nicola Savino ha contestato al Comitato, cui pure ha aderito, di essersi costituito «senza assumere decisioni organizzative». Si è duramente scontrato con Santochirico per il timore che «lo si usasse per propaganda personale».
Savino ha inoltre lamentato che «mancavano i moduli e non si è proceduto alla mappa dei nostri conoscenti da impegnare Comune per Comune» e ha molto insistito sul concetto di non territorializzare troppo la raccolta firme (chi è di Lauria a Lauria punto e basta, chi è di Matera solo a Matera). Inoltre ha rivelato che nemmeno a Roma sanno rispondere se, per come sono formulati i quesiti, è previsto il ritorno in automatico alla preferenza unica oppure no. Circostanza che potrebbe essere anche causa di nullità dei quesiti stessi. La riunione s’è sciolta con Santochirico che abbandona il tavolo, seguito a ruota dagli altri consiglieri che hanno tentato fino all’ultimo di rimettere pace, ma i toni si erano fatti troppo accesi. Poi tutto è rientrato nella pausa caffè. E’la democrazia dal basso, bellezza.

Rosamaria Aquino

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