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Usura: operazione nel potentino,
nove arresti

Basilicata

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POTENZA - Ci sono titolari di ristoranti e pizzerie. Si sa che sono attività esposte al rischio continuo di un fallimento. Ma al centro dell’ultima inchiesta dei carabinieri della compagnia di Lagonegro c’è un’insospettabile signora, una commercialista, originaria di un’ottima famiglia di Praia a Mare e vedova di un noto avvocato del foro di Lagonegro. Si era indebitata per qualcosa come 300mila euro e rotti. Maria Francesca Lomonaco era stretta nel giro degli strozzini ed è stata la prima a denunciare. Di lì il lavoro dei militari ha preso il volo e in meno di quattro mesi è arrivato il blitz.
Con l’accusa di usura aggravata ieri mattina sono state accompagnate nel carcere di Sala Consilina 6 persone, mentre altre 3 resteranno agli arresti domiciliari fino a nuove disposizioni. La procura della Repubblica di Lagonegro aveva chiesto l’applicazione di una misura cautelare anche per una decima, Franco Di Lascio da Tortora, ma il gip è stato di diverso avviso, come per il primo e il più grave dei capi d’accusa. Per il pm Francesco Greco, i laurioti Vincenzo Esposito e Renato Limongi, col napoletano Gennaro Esposito e il marateota Francesco Impieri, avevano messo in piedi «un sodalizio criminale dedito all’usura ai danni di commercianti e professionisti lucani e calabresi».
Vincenzo Esposito avrebbe mascherato la sua attività dietro non meglio precisate mansioni che svolgeva per la ditta della moglie, una nota fabbrica di biscotti. Renato Limongi, invece, era il subagente di una grossa compagnia di assicurazioni, mentre Francesco Impieri il titolare di un’azienda agrituristica di Castrocucco nonchè centro riconosciuto per l’equitazione, il “Mararanch”. Durante le perquisizioni a casa di Vincenzo Esposito i militari hanno scovato in un nascondiglio 93mila euro in contanti e stanno già cercando di accertare se si tratti di proventi di usura o di un gruzzoletto di pronto impiego per finanziarie ulteriori “operazioni”.
Nella conferenza stampa convocata ieri pomeriggio, quando il grosso del lavoro era già stato assicurato, il procuratore capo di Lagonegro, Vittorio Russo, ha parlato di una quindicina di vittime accertate durante le indagini, e ha elogiato il lavoro dei militari, ai comandi del capitano Luigi Salvati Tanagro, che hanno preso di mira un fenomeno di cui troppo spesso sul territorio si erano visti comparire i segni rivelatori, senza che si riuscisse a intervenire nella maniera più adeguata.
Questa volta gli investigatori hanno adottato un metodo diverso, individuando dei soggetti considerati a rischio e chiamandoli uno a uno per cercare di cogliere elementi più precisi. Così è arrivato il giorno in cui Maria Lomonaco ha fatto i primi nomi, e poi degli altri dietro di lei. In contemporanea sono partite le intercettazioni sui cellulari degli indagati e delle loro presunte vittime, perchè il rapporto tra usuraio e usurato non è mai semplice come si potrebbe pensare. Di solito si inizia con un prestito in amicizia, perchè è così che viene spacciato, da un benefattore a una persona in difficoltà, perchè la banca gli ha chiuso i rubinetti e non vuole rinnovargli il fido. La prima elargizione viene vista quasi sempre come una manna piovuta dal cielo. L’usuraio non si preoccupa se l’azienda della sua vittima sta andando a rotoli e quei tassi d’interesse potrebbero finire di rovinarla, ma si sforza di rastrellare quanto può. Poi quando arriva il momento di riscuotere le rate stabilite si trasforma e si fa minaccioso.
Per pagare, la dottoressa Lomonaco avrebbe ceduto a Vincenzo Esposito buona parte dei suoi gioielli, oro e pietre preziose per più di 100mila euro che Esposito avrebbe portato al monte dei pegni di Napoli. Qualche settimana fa mentre era di ritorno a Lauria da uno di questi viaggi sarebbe stato fermato dai carabinieri che lo stavano già monitorando e gli hanno sequestrato il bottino. In effetti i due, la vittima e il presunto usuraio, si sarebbero continuati a vedere anche dopo la denuncia di lei. Agli atti ci sarebbe la trascrizione di alcune intercettazioni in ambientale captate utilizzando il telefonino della dottoressa come microfono mentre componeva un numero da chiamare. La registrazione parte un po’ prima ed è così che gli investigatori sono stati in grado di cogliere gli elementi più importanti della loro inchiesta.

lama

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