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Il DIBATTITO
La torsione mutante che ha colpito l’italiano

Basilicata

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3 minuti 56 secondi

di MASSIMO VELTRI
Da una parte l'aspra Calabria di Bocca e Scalfari indigna, dall'altra Napolitano richiama tutti alla coesione nazionale... e poi c'è Luigi Lombardi Satriani che si chiede com' è che questo Paese s'è ridotto così. Già, chi sa perché... Lombardi Satriani parte da Anna Maria Ortese, passa per Sciascia, Pasolini, Lukacs... e sapidamente, icasticamente, mai in maniera assolutoria o compiaciuta, da antropologo qual è, chiude il cerchio ancora con Sciascia. Letteratura e verità', capacita' di trasfigurare il reale per colpire nel profondo il motore emozionale che controlla il nostro agire. Cita Lukacs, Lombardi Satriani, e coglie così il nervo fin troppo scoperto di una politica, di un comune agire, che è andata via via smarrendo il potere di sedurre, di motivare e di entusiasmare, riducendosi così a mero, arido, esercizio contabile sempre più circoscritto a scale locali. E com'è che l'Italia s'è ridotta così? Per un'irrisolta questione meridionale, per l'esplosione della questione settentrionale? Certo, ma non solo. Per l'affievolimento di un ethos collettivo, già precario e ancora in fieri, per un gap di elaborazione dopo il crollo del muro, per la progressiva delegittimazione di valori fondanti e di temi quali la cultura, i saperi... L'antropologia, se pure da una scuola di pensiero etichettata come ancella giustificatrice del colonialismo, per i più soppianta e comprende la filosofia, così che con Ernesto De Martino, ma pure con Augusto Placanica e con Umberto Zanotti Bianco, e Manlio Rossi Doria, e Pasquale Saraceno... può aiutare a comprendere cornici entro le quali ci muoviamo, contesti, storie, storia. E dar conto della vera e propria torsione antropologica, appunto, che ha colpito l'homo italicus da vent'anni a questa parte, ormai, e da cui stenta ancora a uscire. Una torsione mutante, mutante di orizzonti, di identità, di strumenti. Che ci porta a rinchiuderci a riccio, non appena da fuori della Calabria qualcuno ci commenta, a ergere barriere, a negare. Senza, invece, indurre a interrogarci su com'è e perché siamo oggettivamente il fanalino di coda, e oscilliamo ossessivamente e esclusivamente tra rassegnazione e lamento. Torsione che dopo anni e anni di concezione e pratica quotidiana del paese in termini proprietari da parte di chi intende, appunto, la cosa pubblica come orpello o al più funzionale ai propri interessi personali, siamo ancora lì, con codazzo di questuanti, acclamanti, servi di scena e di backstage. Così che per far rientrare i conti entro ambiti decenti, senza misure strutturali, contenimento dei costi della politica, nulla per la lotta all'evasione... per spirito di responsabilità (... ) l'opposizione dice che va tutto bene, senza aver mai provato a mettere in piedi un'ipotesi di proposta se non proprio alternativa, almeno diversa. Cioè: a quale Italia pensa il centrosinistra, qual è il suo disegno di società? E viene in mento il continuo richiamo a una sinistra riformista, che non vuol dire sinistra di governo a tutti i costi; ai ritardi grandi con cui questo processo procede; all'arrabbattarsi della politica fra il balbettio inconcludente e il tatticismo infinito, alla distanza fra cittadini e palazzi, al bruciare incessante di generazioni e generazioni. RenèThom, in Teoria delle Catastrofi, ci parla degli elementi di discontinuità che occorrono nelle dinamiche fisiche e umane, delle cuspidi lungo curva regolari e continue: noi siamo in prossimità del vertice di questa cuspide, dopo di che ci sarà altro, altra cosa rispetto a quello che abbiamo vissuto finora. Forse può aiutarci Barabasi, il fisico che, di recente, ha avanzato l'inquietante e affascinante ipotesi dell'esistenza di un modello probabilistico con cui “prefigurare” il futuro. Di certo c'è la freschezza, l'entusiasmo, la serietà di questo giovane, di cui queste colonne giorno per giorno riferiscono, che sta percorrendo, ripercorrendo, la nostra regione, a piedi. Un Grand Tour dei giorni nostri, in pratica, non esogeno però. E con occhi non sprovveduti, non ripetitivi, non cinici, ma vigili, ce la racconta la nostra storia, la nostra geografia. Il nostro oggi, rispetto al quale non possiamo restare indifferenti.

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