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Viti lancia il Pd fuori dal silenzio

Basilicata

Il capogruppo alla regione prova a smorzare la polemica con Belisario: «Facciamoci una pizza»

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POTENZA - Finora non aveva parlato. Aveva tenuto a freno evidentemente la propria indole. Ma il capogruppo del Partito democratico alla Regione, Vincenzo Viti (in foto) 279633l’intervista di Belisario rilasciata al Quotidiano l’ha letta. E anche attentamente. Viti al cronista, infatti, senza alcuna sollecitazione, elenca a memoria i vari passaggi delle dichiarazioni del senatore dipietrista. Una dietro l’altra. E così senza quasi la domanda di partenza, Viti già risponde a ruota libera avendo ben chiaro il quadro:
«Intanto io conosco e stimo Belisario. Devo dirlo. E considero molto impegnativo il ruolo a cui assolve anche perchè è costretto a coprire le molte vocazioni dell’Idv. A partire da quello di governo che esercita in Basilicata. A quello dell’area di protesta che in qualche modo il suo partito cerca di interpretare di volta in volta attestandosi nei punti critici della vita regionale; vedi l’area del petrolio, della Fenice. Ovunque si proponga una condizione di particolare criticità. Insomma una vocazione alla interpretazione del malessere che praticamente crea anche uno stress perchè comporta per il senatore Belisario una recitazione abilissima e multipla di tutte queste cose. Poi deve conciliare anche l’azione politica a livello nazionale. Tanto che a volte può apparire che svolga il ruolo di governo a livello nazionale e quello di opposizione a livello regionale. Questo nasce probabilmente da un difetto di prospettiva che alle volte nella fatica del lavoro politico quotidiano può capitare a ognuno di noi».
“Povero” Belisario oberato di lavoro e di incarichi tanto da perdere lucidita?«Io scherzo e ironizzo e allo stesso tempo comprendo che la fatica del senatore Belisario a tenere tutto insieme è improba a volte».
Rimane che il senatore Belisario ha tuonato duramente senza ironia...
«La cosa che mi stupisce maggiormente dell’intervista di Belisario è il tono usato più che gli argomenti. La cosa che mi colpisce è il rifiuto di volersi fare una pizza con noi del Pd. Forse per via del fatto che la pizza è un prodotto nazional popolare e non un cibo da palati raffinati. Non vorrei che lui ci disdegnasse per questa ragione (sorride ndr)».
Continua a ironizzare. Ma davvero chiede a Belisario un incontro?«Io in realtà una pizza con lui vorrei mangiarla davvero per potergli fare un paio di domande che ritengo fondamentali. Vorrei chiedere a Belisario come si fa a governare una regione di cui si conoscono problemi, urgenze ed emergenze non tutte risolvibili nel quadro di finanze pubbliche del quale soffriamo. Con un centrosinistra che vive una sua incerta delimitazione concepito con porte girevoli. In un situazione di questo genere è evidente che al Pd si chiede di rispondere a questi problemi essendo l’asse centrale della coalizione. Ma reputo primario che anche i sodali si assumano le proprie responsabilità. Io quindi, la pizza con Belisario me la farei solo per chiedergli queste cose e per bere con lui un boccale di birra fresca e far in modo che lui recuperi la corretta comprensione delle difficoltà che viviamo in modo da rilanciare il senso della missione di questa regione».
Ma lei insieme al Pd tutto si sente ingordo?«L’ingordigia, a volte, è proporzionale alla dimensione dei partiti che vengono pressati e sollecitati a dare risposte e quindi dilatati nell’area di rappresentanza negli organismi dove ci sono responsabilità di gestione. Ma l’ingordigia del Partito democratico credo sia in qualche modo raffrontabile a quella, che non oserei chiamare ingordigia, ma l’aspirazione dell’Idv di tenere presenti i vari fermenti che si muovono nell’area del consenso e della rappresentanza che ha eletto sia alla Regione che negli enti locali».
Ma dall’Idv dicono che rispetto alle percentuali elettorali non c’è equiparazione tra le postazioni guidate dal Pd e tra quelle degli altri. Idv in testa che vale la metà o poco meno del Pd...«Non so come vengono fatti questi conti. Noi in consiglio regionale abbiamo 10 rappresentanti e loro tre. Si parla di meno di un terzo. E d’altra parte io non amo le statistiche di questo tipo di rapporti e non credo sia giusto farli. I partiti devono vedere al di là della loro effettiva rappresentanza, altrimenti non si spiegherebbe come mai si tiene conto di partiti che hanno una rappresentanza minore. Ma bisogna dar voce a tutti. E il Pd ha il dovere di sforzarsi e dare voce a tutte le sensibilità rappresentative di questa società. Sul piano della presenza non mi pare pare che il Pd possa essere considerato un partito non rappresentativo della realtà regionale tanto è vero che quando si parla del Partito democratico oggi si parla di partito regione senza il quale non si potrebbe fare nessuna maggioranza e con il quale bisogna fare i conti. Ma ragionare con il Pd non significa utilizzare lo strumento delle invettive o delle agressioni ma bisogna utilizzare il ragionamento politico di cui certamente l’amico Belisario è capace. Perciò crediamo che egli in qualche modo ha interpretato giustamente il silenzio del Pd come un silenzio rispettoso e cauto perchè il nostro partito con il ruolo che riveste non può compromettere con un a risposta improvvisata e rancorosa un rapporto di collaborazione che deve continuare a essere fruttuoso in prospettiva».
Si, ma ora come si passa avanti?«Bisogna trovare la forza di sedersi intorno a un tavolo e ragionare mangiando una pizza purchè non sia una 4 stagione in modo da uscire fuori da questa situazione e rilanciare una relazione che non può essere rissosa ma deve tornare a essere rispettoso l’uno degli altri».
Crede oggettivamente sia possibile a breve termine?«Noi crediamo debba prevalere ora il senso della ragione tenendo conto che non è un rapporto a due nel centrosinistra. Ritengo fondamentale infatti anche il contributo a partire dalla Sel, con i Popolari uniti, con il Psi».
Al di là delle questioni strettamente politiche, il senatore Belisario ha sollevato questioni anche più delicate. In particolare ha parlato di rapporti troppo stretti tra affari e politica dichiarando che lui non ha scheletri nell’armadio. La precisazione non può non indurre a pensare che scheletri negli armadi siano presenti. Sono parole gravissime tanto più che Belisario è nel Copasir. Lei cosa aggiunge?«Deve avere il coraggio di dire di quali scheletri parla. Non si possono rilasciare generiche affermazioni. E’ obbligato a dire nomi, cognomi, in quali cassetti ci siano le carte che proverebbero la presenza di scheletri e in quali armadi. Che genere di collusioni tra politica e affari intende. Insomma io sono consapevole che nella politica si possano anche creare qualche vertigine, lo capisco. Ma diffido sempre dei Savanorala occasionali che prima lanciano la pietra e poi tirano la mano indietro. E siccome sono convinto che Belisario sia una persona in buona fede ho l’auspicio che egli ora possa aggiungere qualche dettaglio».
Per chiudere. Ma secondo lei questa intervista mette in crisi equilibri nella giunta regionale con l’assessore Mastrosimone che ne esce indebolita?«Oggi il Quotidiano ha compiuto un’operazione giornalistica che illustra bene la situazione dell’Idv in consiglio. Ci sono tre consiglieri che io stimo profondamente che hanno tre posizioni e sensibilità diverse tra loro. Ma è indiscutibile che nell’Idv c’è un tale fervore con la Mastrosimone che è politico capace e navigato. Non trovo giusto però che fibrillazioni interne a quel partito vengano portate all’esterno caricando sul Pd responsabilità che non gli toccano. Francamente mi sembra una operazione tattica che non credo possa portare risultati utili a nessuno».

Salvatore Santoro

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