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Matera, tre piaghe ambientali
della città

Basilicata

Il vice presidente di Legambiente, Pio Acito, punta il dito su cementiera, torrente Gravina e discarica

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MATERA è assediata negli ultimi mesi da un olezzo, a tratti particolarmente fastidioso, che interessa diverse aree urbane da Serra Rifusa ad Agna. Una situazione piuttosto preoccupante, denunciata anche dai cittadini su Facebook, tanto da sollevare il caso sanitario con bruciori agli occhi e problemi alle prime vie aeree. Negli ultimi giorni, via Dante è stata investita da un fetore di gomma bruciata sulla cui provenienza non si ha nessuna certezza.
Il vice presidente di Legambiente Matera, Pio Acito, sembra avere pochi dubbi, anzi evidenzia una situazione piuttosto preoccupante.
«Intanto -spiega a proposito della puzza di gomma bruciata- non si può trattare di una piccola fonte, di uno sprovveduto che brucia quattro pneumatici; c’è una causa grossa, di natura industriale. Diversamente non si spiegherebbe la diffusione massiccia dell’olezzo in lungo e in largo per la città, con maggiore fastidio nelle periferie. Eppure il territorio è piuttosto vasto. Ma il dramma è che tutta la città oggi si trova in mezzo a una sinergia di emergenze ambientali. A ovest c’è la discarica di La Martella, con i suoi effluvi non proprio benefici; da nord a sud c’è il torrente Gravina, dove scaricano le acque non depurate della fogna; a est, infine, c’è la cementeria che, lo ricordiamo, per la sua attività può bruciare fino al 20 per cento di rifiuti particolari, dai medicinali, agli scarti della lavorazione di pneumatici, ovvero il “pet coche”». Vista l’area urbana interessata dal fetore di gomma bruciata, soprattutto in determinate condizioni di vento, la provenienza potrebbe essere facilmente accertata. «Sì, ma non da chi lo ha fatto finora -incalza Acito- che ci ha fatto vedere solo il “fumo pulito degli occhi” a proposito della cementeria. Il Comune di Matera da sempre si fida di certi controlli, che a mio avviso andrebbero affidati ad altri controllori». Poi c’è la questione del convicinio di Sant’Antonio, dove da un enorme buco nella murgia, fuoriesce fin da 1 marzo acqua di fogna pura, «pensare che i turisti la fotografano come se si trattasse di una cascata naturale. -racconta ironico Acito- Questa è l’immagine di Matera che sta circolando nel mondo. Io mi chiedo e chiedo alle autorità competenti: quando verrà chiuso quel buco che da oltre quattro mesi scarica la fogna nel Gravina? Queste sono le emergenze ambientali della città, tre fattori di rischio che concorrono ad appestare l’aria».

Antonio Corrado

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