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Mare sporco, prime inchieste
Scopelliti sul Tirreno cosentino

Basilicata

Da Reggio Calabria al Tirreno cosentino, si registrano situazioni anomale. Nei comuni i depuratori funzionano ma il mare continua ad essere sporco

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Una fogna a cielo aperto quella adiacente al lido comunale “Genoese Zerbi”, al centro della città, molto frequentato dai bagnanti e da sempre considerato, nonostante il degrado sempre più evidente, la struttura balneare pubblica cittadina più importante e prestigiosa. Ma nessun cartello che indichi ai bagnanti il divieto di balneazione. Una storia che si ripete ogni anno e ieri puntualmente denunciata, nel corso della conferenza stampa svoltasi all'ingresso del Lido, dal capogruppo consiliare del movimento “Energia Pulita” Antonino Liotta, affiancato da Eleonora Uccellini, referente Territorio e paesaggio dello stesso movimento, e dal coordinatore e portavoce del centrosinistra in Consiglio comunale Massimo Canale.
Per verificare la denuncia di Energia Pulita basta collegarsi al sito di portaleacque.it del Ministero della Salute per accorgersi subito che non solo il lido comunale ma anche le acque antistanti il Circolo velico, più di un chilometro di costa e sempre al centro della città, sono praticamente out per la balneazione a causa della presenza eccessiva di batteri fecali.
«Se le acque non sono balneabili - esordisce Eleonora Uccellini - i cittadini devono essere informati e il Comune ha l’obbligo di individuare le zone e segnalarle con appositi cartelli». Oltre alle due zone descritte bisogna aggiungere, secondo i dati che tutti possono rilevare attraverso la consultazione del portale internet dedicato alle acque, i 500 metri di costa adiacenti al torrente Annunziata, i 1100 metri di costa del circolo nautico, oltre a diverse zone periferiche, ma sempre affollate di bagnanti, di Pellaro Lume, Catona (bar Reitano), tutte zone ben identificate dai tecnici dell'Arpacal e valutate secondo il nuovo schema di valutazione e classificazione delle acque di balneazione. Tutte zone classificate con una x che indica l’acqua “di qualità scarsa” e quindi con valori molto alti per quanto riguarda la presenza di escherichiacoli e enterococchi e malgrado tutto sono considerati balneabili

A CROTONE APERTA UN'INCHIESTA
E' stato un articolo del Quotidiano a fa scattare la delega alla Capitaneria di porto e a portare alla decisione, da parte del procuratore di Crotone, di aprire un fascicolo su un fenomeno che ha fatto inorridire i bagnanti. Il fenomeno si è verificato lo scorso mercoledì pomeriggio sulla costa cittadina, nel tratto che va da viale Gramsci fino a viale Magna Grecia. L'acqua, fino a qualche metro dalla riva, era torbida e limacciosa. Alghe e rifiuti d'ogni genere galleggiavano su un sottile strato oleoso. Dalle buste ai pezzi di pane sbriciolato, dai cerotti ai pezzi di legno, c'era di tutto in riva al mare. I bagnanti, inorriditi, hanno rinunciato a immergersi in quella discarica. Sul caso il Quotidiano ha realizzato un servizio, dal titolo “Mare sporco, bagnanti inorriditi”, che il procuratore Mazzotta ha allegato alla delega d'indagine affidata alla Capitaneria di porto. Incaricato degli accertamenti sull'origine del fenomeno è il capitano di corvetta Domenico Morello.
Secondo il procuratore Mazzotta, sembrava che cassonetti della spazzatura fossero stati riversati direttamente in mare.
Sulla vicenda è intervenuta la società Soakro, gestore del servizio idrico integrato, per sottolineare, con una nota, che gli impianti di depurazione ubicati lungo la fascia costiera crotonese sono efficienti e che sono dotati di un sistema di telecontrollo per cui i propri tecnici vengono allertati per controlli mirati in caso di segnalazioni di anomalie. Ventiquattro ore su 24. C’è anche un numero verde per il pronto intervento.
Prendiamo atto della precisazione ma intanto l'organo competente a effettuare i controlli in mare, ovvero la Guardia costiera, è stato incaricato di compiere un'indagine conoscitiva.

SCOPELLITI IN VOLO SUL TIRRENO
Le larghe chiazze marroni che sono venute a galla sabato e domenica sul Tirreno cosentino hanno portato il presidente della regione, Giuseppe Scopelliti, ad effettuare un sopralluogo sull'area del paolano. Secondo il Comune i depuratori funzionano e sono in regola e tutto questo può dipendere dagli scarichi abusivi.
Un week end da cancellare dunque, per bagnanti e turisti, non solo per il traffico intenso ma anche per la qualità dell'acqua.
Scopelliti, insieme all’assessore all’Ambiente Giovanni Pugliano e al dirigente generale del Dipartimento Bruno Gualtieri, ha effettuato un sopralluogo in elicottero nelle zone di Amantea, Paola e Fuscaldo per verificare la situazione del mare. «Nel corso della verifica - si legge in una nota stampa - non sono emerse situazioni anomale, a conferma dei rilievi effettuati periodicamente dall’Arpacal che quotidianamente aggiorna il proprio sito internet per informare i cittadini e le amministrazioni sullo stato di salute del mare calabrese. Allo stato attuale vengono confermati i dati Arpacal che certificano oltre il 90% di balneabilità delle coste regionali». Nonostante le rassicurazioni, restano le macchie in mare e le proteste dei turisti. Successivamente Scopelliti ha incontrato i rappresentanti istituzionali del Comune di Paola per chiarire alcuni aspetti della vicenda.
Intanto la Procura della Repubblica di Paola, coordinata dal procuratore capo Bruno Giordano, prosegue nel fitto monitoraggio dei depuratori della costa, avviato già dallo scorso mese di marzo.

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