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Processo Omnia, Franco La Rupa
condannato a 5 anni

Basilicata

Il pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, aveva chiesto la condanna dell’imputato alla pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione.

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Il tribunale di Castrovillari ieri pomeriggio ha condannato a cinque anni di reclusione per voto di scambio l’ex consigliere regionale Udeur ed ex sindaco di Amantea Franco La Rupa, che secondo la direzione distrettuale antimafia per le elezioni del 2005 avrebbe fatto ricorso ai voti procurati dal clan comandato da Antonio Forastefano a fronte del pagamento di 30mila euro e della promessa di ulteriori benefici in caso di vittoria. Il pm della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, aveva chiesto 3 anni e 10 mesi di reclusione per La Rupa. Nel processo è stato anche condannato, alla pena di 2 anni e sei mesi, il boss Antonio Forastefano, ex capo della cosca di Doria di Cassano, oggi collaboratore di giustizia assistito dall’avvocato Sante Foresta, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto la condanna “premio” di 1 anno e 2 mesi.
Assolto, invece, per non aver commesso il fatto l'ex consigliere provinciale di Cosenza dell’Udeur, Luigi Garofalo (difeso dall’avvocato Michele Donadio), per il quale il pm aveva chiesto la medesima pena di La Rupa: a 3 anni e 10 mesi; ritenendo che l’accordo elettorale con la cosca si è realizzato grazie alla mediazione del giovane politico cassanese.
La Rupa e Garofalo sono rimasti coinvolti nell’operazione Omnia del 10 luglio 2007 condotta dai carabinieri del reparto operativo di Cosenza, contro una ottantina di presunti affiliati al clan della famiglia Forastefano a seguito delle rivelazioni dei collaboratori di giustizia come Domenico Falbo, Bruno Adamo, Francesco Elia che avrebbero parlato di uno scambio costato al consigliere regionale ben 30mila euro (anche se alcuni pentiti hanno parlato di quindici). Ma sono state poi le parole dei nuovi pentiti “eccellenti” come Lucia Bariova (compagna di Vincenzo Forastefano, fratello di Antonio), Salvatore Lione (reggente del clan dopo gli arresti dei capi nel 2007) e Samuele Lo Vato, il siciliano dalla mente diabolica che ha organizzato la finanza criminale del gruppo, ha dare la conferma. E, infine, il racconto dettagliato del boss in persona sulla vicenda, ascoltato in videoconferenza dal carcere di Rebibbia dove ancora è detenuto al regime del 41 bis.

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