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Corruzione all’Agenzia dell’entrate.
Il patrimonio dell’esattrice infedele

Basilicata

Un altro appartamento e due mansarde a Potenza per 270mila euro, sempre da intestare alla figlia. Gli affari dell'ultima ora della Muscaridola

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POTENZA - Nove, anzi tredici case sparse tra Potenza, Matera, Metaponto, Nova Siri e Roma. Il patrimonio immobiliare dell’ex dirigente della sezione “Accertamenti e controlli” dell’Agenzia delle entrate era destinato a crescere ancora. Pardon, il patrimonio immobiliare della figlia della dottoressa Lucia Muscaridola, perchè lei in prima persona, a parte appartamento e box in via Londra 99, nel capoluogo, non risulta titolare di un bel niente.
Sono ben tre gli affari dell’ultima ora intercettati dagli uomini della Guardia di finanza di Potenza. Si tratta di un «appartamentino mansardato» e un «appartamento uso ufficio» in via del Gallitello. «Gli immobili risultano acquistati dalla figlia - omissis - dal costruttore Pomarico, nel 2005 e nel 2008. La dottoressa Muscaridola e la figlia avevano già corrisposto a Pomarico fino a febbraio di quest’anno 143.800 euro su un totale pattuito complessivo di 214.800 euro, anche se gli atti non risultano mai essere stati formalizzati».
La Pomarico Costruzioni Generali srl di Potenza, di fatto ha realizzato qualche anno fa in via del Gallitello un grosso stabile a tre piani, più uno interrato e mansarda. Quelli acquistati dalla dottoressa Muscaridola sarebbero già stati ceduti in locazione, e gli investigatori hanno accertato che l’inquilino ha sempre versato il canone per l’affitto sul conto corrente del funzionario dell’Agenzia delle entrate, e non dev’essere un caso isolato (vedi articolo pagina a fianco). Difficile sapere se sia trattato davvero di un affare o meno, ma Pomarico è lo stesso costruttore che soltanto nel 2007 aveva già ceduto alla signora un appartamento con box per auto in via Lisbona 51. Costo? 88.314 euro. Uno degli inquilini di quel palazzo dice di averne pagati 300mila per un appartamento con box al secondo piano, e ci resta letteralemente di sasso. Sarebbero 200mila e rotti euro di differenza. Non c’è che dire. Comunque la si metta è imbarazzante ma magari si tratta di un sottoscala umido e maleodorante.
L’altro affare che la signora pensava di mettere a segno è una mansardina al 2 di via Atene, sopra il quartiere di Poggio Tre Galli, una zona di recente espansione dove i più noti costruttori del capoluogo stanno costruendo villette per la clientela più esigente. Uno degli inquilini dice di aver pagato 400mila euro per un pian terreno con un piccolo giardino davanti. Al confronto le 55mila per la dottoressa Lucia Muscaridola sembrano un regalo, ma il titolare della ditta che ha realizzato lo stabile, Francesco Tolla (vedi box), spiega che quella è la cifra del compromesso di vendita iniziale, quando non c’erano nemmeno le fondamenta di quella casa, e l’accordo prevedeva integrazioni mano a mano che i lavori venivano ultimati. Oggi che alla consegna delle chiavi mancano poche settimane il costo sarebbe già lievitato al doppio di quella cifra.
Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la dottoressa Lucia Muscaridola, con l’accusa di corruzione, abuso d’ufficio e accesso abusivo a sistema informatico, si è soffermato non poco su queste ultime operazioni. «Anche dopo il suo trasferimento a Bari e per tutto il corrispondente periodo, sono continuati i contatti, gli affari e gli accordi illeciti tra lei e il mondo dei suoi “assistiti”. Non a caso proprio a Potenza stava definendo e formalizzando fino alla fine del 2010 l’acquisto di altri due immobili. Basti pensare ancora - aggiunge - al solo fatto che proprio a Potenza, nel periodo di attenzione investigativa, oltre all’acquisto dei due immobili (che si aggiungono agli altri cinque già acquistati nel capoluogo lucano) e alla ristrutturazione di un’altra casa (quella dove sarebbe dovuta andare a vivere la figlia «da sposata», ndr), l’indagata aveva provveduto anche “all’acquisto” delle auto in suo uso presso i rivenditori Olita e Ranieri». Quello delle auto è un capitolo a parte dell’inchiesta, ma sono almeno tre i concessionari di Potenza finiti negli atti dell’inchiesta: Olita, Ranieri e Pessolano (solo il primo risulta indagato).
A questo punto la domanda è a che cosa servisse “immobilizzare” tanta ricchezza mettendo in piedi un mini-impero immobiliare. Non sembra che nel suo lungo interrogatorio davanti al gip la dottoressa Muscaridola abbia fornito grosse spiegazioni a riguardo. Quello che è certo è che si sentisse al sicuro dalle attenzioni dell’Agenzia delle entrate di Potenza, sia quando era in servizio per la direzione regionale di Basilicata che dopo. Comunque controllava ossessivamente dal sistema informativo comune se fossero state avviate delle verifiche a riguardo. Poteva farlo in remoto anche dal suo ufficio di Bari. In effetti la figlia era già finita una volta nella lista dei potenziali evasori ma nessuno dei funzionari aveva osato sottoporre alla madre la richiesta di un’autorizzazione per avviare dei controlli sulla figlia. Forse era fin troppo chiaro cosa stava succedendo. Qualcuno ha trovato il coraggio di denunciare, mentre altri no. Col risultato che chissà per quanto tempo a Potenza c’è stato chi ha avuto un canale preferenziale per risolvere le proprie annose pendenze con il fisco.

Leo Amato

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