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Treno soppresso da Cosenza a Reggio
disagi per i viaggiatori

Basilicata

A denunciare la situzione verificatasi oggi, che ha lasciato a terra centinaia di viaggiatori tra turisti e pendolari, è il consigliere regionale del Pd Bruno Censore

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«Non è tollerabile la disattenzione, in queste giornate di piena estate, sulle condizioni dei viaggi in treno nella nostra regione. Non si comprende perchè oggi, mercoledì 27 luglio, il treno locale che da Cosenza, via Lamezia, arrivo a Reggio, sia stato improvvisamente soppresso, lasciando a terra centinaia di pendolari ed anche viaggiatori e turisti». E' quanto dichiara in una nota, il consigliere regionale del Pd Bruno Censore, il quale aggiunge che «al disservizio generale provocato da Trenitalia in Calabria - prosegue Censore – si aggiunge, come in questo caso, l’assenza di qualsiasi sensibilità verso le esigenze di chi deve spostarsi per lavoro o, come capita in questi giorni, per i turisti, anche se la parola può sembrare strana per una regione attualmente del tutto sprovvista di qualsiasi politica per l'accoglienza turistica.
Il presidente della Regione onorevole Scopelliti o il suo delegato onorevole Orsomarso è auspicabile che intervengano risolutamente per impedire che Trenitalia continui a creare disservizi ai cittadini che in Calabria utilizzano i treni. Mandare in giro, come anche questa mattina è stato fatto, e come ormai purtroppo si fa abitualmente, treni antiquati e carrozze prive di aria condizionata meglio denominate 'carrozze per puffì, perchè per potersi sedere di fronte due passeggeri sono obbligati a piegare le ginocchia, è assolutamente incivile, segno inequivocabile dell’indifferenza del management di Trenitalia verso questa parte del Mezzogiorno».
«Chi ha responsabilità politiche di governo in Calabria, però – conclude Censore – non può stare a guardare. E forse sarebbe il caso che qualche volta, non come ha fatto il ministro Tremonti che s'è fatto ampiamente annunciare, provasse a salire sugli sgangherati treni che l’azienda manda in Calabria, per rendersi conto delle precarie condizioni di stazioni, mezzi e materiale che mettono in gravi difficoltà lo stesso personale dell’azienda».

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